FRANZONI, STASI E PAROLISI COLPEVOLI, O FORSE NO

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QUANDO LA GIURIA POPOLARE EMETTE SENTENZE ANCORA PRIMA DI UN TRIBUNALE

Pubblicato su Alganews

di Francesca Lagatta

L’enfasi mediatica che viene data ai processi di cronaca nera nel nostro Paese crea dei mostri, cerca spudoratamente di farti accanire al caso, alla storia. E a volte lo fa in modo scandaloso: ti mostrano verità fuori da ogni pudore e dettagli grotteschi che superano ogni soglia di tollerabilità. Vene in mente il sangue del piccolo Samuele, impresso ovunque sulle pareti e sul soffitto di quella stanza le cui immagini, per mesi, i tg nazionali ce le hanno date in pasto ad ogni ora del giorno. Oppure si pensi al caso di Chiara Poggi, alle scie di sangue sul pavimento, al video privato girato con il fidanzato, meschinamente rivelato al mondo. L’ultimo caso in ordine di tempo è quello di Melania Rea. Chi non ha provato disgusto davanti alla ricostruzione di scene raccapriccianti? Chi non si è sentito mancare il respiro quando ci hanno raccontato che qualcuno ha attaccato di spalle quella donna bellissima, dolce mamma della piccola Vittoria, e l’ha lasciata morire agonizzante senza che nessuno la potesse aiutare.

Sono quasi tutte storie, come tante altre che potremmo citare, che alla fine hanno inflitto una condanna al (presunto) colpevole. Hanno appassionato a tal punto che Sara, Yara, Samuele, Melania, Chiara, sono diventate per tutti come persone di famiglia e per tale motivo abbiamo avuto immediatamente bisogno di prendercela con qualcuno, un mostro da incolpare, un pazzo contro cui imprecare. E inesorabilmente, prima ancora di sapere e di indagare, avevamo già deciso che il piccolo Samuele era stato ucciso da sua madre, Chiara dal suo fidanzato e Melania da suo marito. Se così fosse ci sarebbe davvero tanto da pensare e da rabbrividire. Ma c’è una cosa che accomuna tutte e tre queste storie, che i pregiudizi fanno passare in secondo piano: a nessuno di loro si può attribuire la “prova regina”, la prova tangibile e inconfutabile, cioè, che abbiano compiuto gli efferati delitti. Siamo tutti convinti che siano stati loro, lo eravamo sin dal primo momento. Ma eravamo a Cogne quando Samuele è stato massacrato? Eravamo a Garlasco quando Chiara è stata uccisa? Eravamo al Pianoro quel giorno in cui Melania è stata barbaramente ridotta in fin di vita? No. Annamaria Franzoni è forse una donna ambigua, Alberto Stasi è  un uomo la cui personalità rimane un enigma, Parolisi è probabilmente un vile, traditore bugiardo. Ma da qui a condannarli come  pazzi omicidi, responsabili delle morti delle persone a loro più care, questa no, questa è un’altra storia.

D’altronde Franzoni, Stasi e Parolisi non sono poi tanto diversi da tanti e tanti uomini e donne che incontriamo nella vita di tutti i giorni. Poco importa. Il processo mediatico e la giuria popolare li avevano già condannati ancor prima dello Stato.