CALABRIA, AMORE MIO

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Calabria, amore mio

NON SOLE ‘NDRINE E MALAFFARI LA CALABRIA, TERRA DIFFICILE MA SOTTOVALUTATA

Pubblicato su Alganews

di Francesca Lagatta

La Calabria, amore mio, esiste ma qualcuno ancora non l’ha capito. Esiste ancora qualche Italiano convinto che varcare i confini di questa meravigliosa terra significhi quasi entrare in un campo minato. Sono convinta, mio malgrado, che ci sia ancora qualcuno che quando pensa alla Calabria, gli vengono in mente soltanto cosche, ‘ndrine e malaffari.

Essere un calabrese non è stato mai facile, ma essere un giovane calabrese pieno di ambizioni è maledettamente invalidante. E’ come se nascessi già svantaggiato, e un po’ come succede per il Peccato Originale, devi liberarti di qualcosa di cui non hai assolutamente colpa. Nascere calabrese significa portarsi addosso il peso di avere un marchio indelebile, vile e disgustoso come quello della ‘ndrangheta cucito addosso. Perché se esci da questi confini, seppur fossi la persona più onesta del mondo ma dici di essere Calabrese, in fondo in fondo, tutti sospettano che tu sia un almeno po’ mafioso. Ma i Calabresi sono un’altra cosa. Forse qualcuno dimentica che la Calabria è anche la terra che ha dato i natali a Rino Gaetano, Mia Martini, Santo Versace, Mino Reitano, Renato Dulbecco, Umberto Boccioni, Nicola Gratteri, Corrado Alvaro, San Francesco di Paola. Solo per citarne alcuni.
La Calabria, vittima di pregiudizi e mala politica, è sempre l’ultima Regione per ogni classifica: ha meno occupati, meno fabbriche, meno ricchezza, meno assistenza sanitaria, meno istruzione che nel resto d’Italia. E nessuno se ne cura.

Te ne accorgi quando una scossa di 5.3 la fa tremare per qualche secondo. Mormanno diventa quasi tutta inagibile, crollano le strade, la gente ha paura. Da oltre due anni la terra trema continuamente. Da settembre a fine ottobre la terra trema per ben quattrocento volte. Ma nessuno dichiara lo Stato d’Emergenza.
Te ne accorgi quando chiudono gli ospedali. Un disegno disastroso della sanità che nemmeno un bambino con la matita in mano per la prima volta avrebbe saputo fare peggio. Le denunce alla Procura della Repubblica e gli appelli alle varie televisioni televisive, nonché ai più disparati e impensabili politici Italiani, sono state parole al vento.
Te ne accorgi quando la popolazione dell’alto Tirreno cosentino raccoglie in massa le schede elettorali e le spedisce al Prefetto, perché non ne può più, perché si sente tradita, usata, abbandonata dalla politica, ma Belen che lascia Corona fa più notizia.

La verità è che la Calabria non ha condottieri, e se li ha, l’indifferenza beffarda e l’ignoranza devastante sono dei nemici ancora troppo radicati. La verità è che  il resto d’Italia non ha capito ancora adesso che i Calabresi sono persone dignitose e perbene che non possono continuare a pagare un prezzo troppo alto per qualcosa che non hanno mai fatto. La verità è che è terreno fertile per depredazioni e angherie di ogni genere.
Sono giovane, o forse troppo ingenua, ma io spero ancora che la mia gente prima o poi abbia un sussulto d’orgoglio e decida di mettere questa terra nelle mani di gente perbene, che sappia dare il giusto lustro ad una Regione magnifica, dove splende il sole quasi tutto l’anno, dove la gente fa delle tradizioni ragione di vita, dove la famiglia è ancora la cosa più cara che c’è.

È quella terra straordinaria che deve essere ancora scoperta. E chissà quanti menti geniali sono costrette ancora a subire le conseguenze di un credo duro a morire.