SE I MAGISTRATI SBAGLIANO È GIUSTO CHE PAGHINO?

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I MAGISTRATI SONO ESENTI DA RESPONSABILITÀ ANCHE IN CASO DI ACCLARATO ERRORE GIUDIZIARIO

Pubblicato su Alganews

di Francesca Lagatta

Luisanna Figliolia. Molti di voi non la conoscono. Qualcuno l’ha sicuramente sentita nominare. È l’altra faccia della Giustizia Italiana, è l’esempio tangibile che in Italia le indagini, e magari  condanne e assoluzioni, vengono emanate con  unico criterio, che non sono certo le leggi, ma il peso del cognome che ci si porta addosso.

Luisanna Figliolia è un giudice, e nella sua famiglia non è certo l’unica a ricoprire questo prestigioso ruolo. È al centro di molte inchieste che scottano come, per esempio, le condanne ai brigatisti sul caso D’Antona. Nel luglio 2008, però, succede quello non ti aspetti. Viene sospesa per due mesi dall’esercizio della professione di magistrato come richiesto dalla procura di Perugia, che ha ipotizzato a suo carico i reati di concussione e abuso d’ufficio “nell’ambito di un’indagine che riguarda le vicende di Vittorio Cecchi Gori”. È accusata dal Pm perugino Sergio Sottani di aver indotto o costretto Cecchi Gori a farle diverse elargizioni, quali soggiorni in Italia e all’estero ma anche un contratto di consulenza per il marito commercialista. Secondo la ricostruzione accusatoria, il giudice romano avrebbe inoltre svolto una sorta di attività di consulenza in ambito giuridico in favore del produttore. Niente di strano direte voi, la solita storia italiana. E sarebbe proprio così se non fosse che per anni i destini e le coscienze di molti sono stati messi  in discussione dal volere di questa donna enigmatica, algida, apparentemente ineccepibile.

Quando scoppia lo scandalo si scava in ogni aspetto della vita privata del giudice romano e da quello che raccontano i testimoni che depongono nelle aule del tribunale, pare che questa donna, appartenente ad una buona famiglia e lei stessa stimata professionista, si accompagnasse quasi come un’ombra ad una maga, tale Maria Giulia Dominici, la quale affermava di possedere doti soprannaturali e di essere la migliore amica della Figliolia,  a cui forniva indicazioni sui più vari aspetti della vita, anche professionale, interpellando i morti e fornendo la loro versione (testimonianza tratta dall’interrogatorio a Mara Meis, ex compagna di Cecchi Gori). Immagino per un attimo le scene  a cui le due davano vita e mi domando se per formulare sentenze e dare un risvolto alle indagini che le venivano assegnate,  la Figliolia si affidasse anche in quel caso a strumenti a dir poco rudimentali quale può essere la palla di vetro di una sedicente maga.  E questo basterebbe già a  disgustare abbastanza se in questa storia non ci fosse altro. Il giudice romano, infatti, è stata semplicemente sospesa per un breve periodo di tempo dal suo incarico, e trasferita da Roma a Napoli. Quindi è stata nuovamente abilitata alla sua professione di magistrato. Perché? In base a quali criteri, allora, si entra e si esce dalle carceri italiane? A cosa serve la Legge Italiana se questa si applica a piacimento a seconda delle circostanze e delle persone?

Il Gip Luisanna Figliolia arriva al Tribunale di Perugia accompagnata (foto di Crocchioni)

Probabilmente con un’accusa di concussione chiunque altro sarebbe finito in qualche cella gelida e sporca a scontare la propria pena. Ma in Italia se sei una persona di potere le cose cambiano e si fa quel che si può. Si trova sempre il modo di aggirare la legge ed evitare ad ogni costo di infangare certi nomi con le bassezze del carcere. Quel carcere che, invece, hanno dovuto subire persone innocenti.

Immaginate infatti  una persona perbene, onesta e pulita che nel cuore della notte viene svegliato dall’irruenza di uomini in divisa, che gli violano l’intimità della propria casa, e lo strappano via come si fa con un delinquente. Immaginate, ancora, lo smarrimento di un uomo innocente che non sa neppure come ci è finito dietro le sbarre e si ritrova a dover spartire pochi metri quadrati con ladri professionisti o spacciatori di mestiere. Pensate a quanto sia doloroso ascoltare tutto il giorno il rumore di chiavi e catenacci che scandiscono ore e minuti nella speranza che il prima possibile una di quelle chiavi apra l’inferriata della propria cella e riporti alla libertà della quale si è stati ingiustamente depredati. Provate a mettervi nei panni di un uomo che deve subire l’umiliazione  di scendere dall’auto della polizia, scortato fino a casa con in mano soltanto un sacco nero, spogliato della propria dignità ad ogni sguardo della gente che ha già condannato a priori, senza neppure sapere. Immaginate, infine, cosa si provi a doversi giustificare a vita di un reato che non si è mai commesso. E poco importa se alla fine l’assoluzione arriva e magari pure il risarcimento. Il danno è fatto e i giorni passati in carcere da innocente non li restituisce più nessuno.

“Misure cautelative”, giustificano dagli ambienti, ma chissà perché queste misure si attuano con estrema leggerezza per le persone comuni, incappando addirittura nell’errore giudiziario. Del resto, non esiste neppure una legge che condanni i giudici in caso di errore giudiziario. Esistono solo, appunto, i risarcimenti in denaro. Che, di fatto, i danni morali non li pagheranno mai.

In buona sostanza, quando si esegue un arresto non sempre si è in presenza di un colpevole.