BARBARA, C’È POSTA PER TE. DALLA CALABRIA.

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Pubblicato su Alganews

LA MISSIVA ALLA D’URSO DOPO LE ESTERNAZIONI DI FACCI E LIGUORI SULLA SANITÀ A DOMENICA LIVE

di Francesca Lagatta

“Gentilissima Barbara D’Urso,
ti seguo da sempre e apprezzo dei tuoi programmi le professionalità che presenziano in studio quando si affrontano discorsi di attualità e cronaca. Mi piacciono molto Paolo Liguori e Filippo Facci, dei quali riconosco l’originalità con la quale svolgono la loro difficile professione di giornalisti. Pungenti, impavidi, cinici e senza peli sulla lingua, apprezzo la naturale propensione di essere sempre voci fuori dal coro.

Come ogni domenica, nella puntata di Domenica Live di domenica 2 dicembre vi seguivo con attenzione, soprattutto perché si parlava di sanità, un argomento che mi sta particolarmente a cuore. E onestamente ad un certo punto ho avuto un sobbalzo dal divano sul quale stavo trascorrendo la mia tranquilla domenica pomeriggio.

Una signora tra il pubblico, si lamentava di aver pagato cinquanta euro per una visita medica. Al che Paolo Liguori, che dall’alto della sua illuminante carriera di giornalista potrebbe insegnarci cosa vuol dire campare con una pensione in Italia di questi tempi, con un gesto di disappunto e una mano agitata come per sminuire la somma, contraddiceva la signora che invece si affannava a spiegare che la sua pensione era di circa quattrocento euro. “Il sazio non crede al digiuno” recita un vecchio detto. E recita bene. Probabilmente l’illustre giornalista, guadagna cifre talmente alte da non poter comprendere cosa significhi dover razionare una cifra già irrisoria di per sé, di quanto sia difficile decidere se acquistare un kg di frutta o una fetta di carne, pagare l’affitto ed avere un tetto sulla testa o tentare la fortuna e sperare di rimanere vivi facendosi curare in una delle tante strutture italiane dove la buona sanità è una sconosciuta. Cara Barbara, riferisci pure al signor Liguori che non siamo tutti amici di Berlusconi, e che per alcuni, troppi, cinquanta euro hanno un inestimabile valore.

Mi avevano già turbato abbastanza quelle parole, ma a mano a  mano che il discorso verteva sugli ospedali in Calabria, non potevo fare a meno di constatare che in quei minuti i giornalisti Paolo Liguori e Filippo Facci in sol colpo stavano offendendo la loro categoria, i calabresi e l’intelligenza di tutti gli Italiani. Perché gli sprechi della sanità di cui parla Liguori, li ha fatti chi ha amministrato. Posti di lavoro in cambio di voti, assunzioni tra amici, promozioni cordiali, acquisti di materiali che forse neanche servivano. La storia della Calabria è sotto gli occhi di tutti. Noi calabresi la sanità l’abbiamo sempre pagata, a caro prezzo. “Per chiudere Praia a Mare chissà quanti ospedali vicino ci saranno”, ha affermato. Certo, il più vicino è 70 km circa e la strada da percorrere per arrivarci sarebbe più adatta come campo da golf.

Per chiudere un ospedale ci vorrebbe uno studio di fattibilità che per l’ospedale di Praia a Mare non è ancora stato fatto, della riconversione in casa della salute c’è soltanto un cartello all’entrata dell’ex nosocomio, e se proprio vogliamo essere precisi, l’ospedale di Praia a Mare con i risanamenti della sanità non doveva averci proprio niente a che fare considerando il fatto che nella provincia di Cosenza era l’unico con i conti in attivo. Una sola ambulanza per un bacino di utenza di quasi settantamila persone è obiettivamente poco per garantire un’adeguata assistenza sanitaria. “Si parla solo delle morti e mai delle vite che salva la buona sanità in Italia” ha affermato ancora Liguori. Anche questo è vero, ma io resto sempre del parere che finchè morirà anche un solo uomo per un errore o per un caso di mala sanità, avremo sempre il diritto e il dovere di lamentarci, perché la vita è sacra e va difesa con le unghie e con i denti. E in questo caso nessuno può permettersi degli errori, tanto meno se sono studiati a tavolino come fa la politica con la sanità in Calabria.

Cara Barbara, avrei soprasseduto volentieri, credimi, soprattutto quando, grazie al cielo, ho visto  che cercavi di dissuadere Liguori e Facci dal continuare quei discorsi fatti un po’ così, fatti per delizia di chi raccoglie i dati dell’audience. Ma d’un tratto non ho potuto più tacere. Una mia amica, facente parte del comitato civico in difesa dell’ospedale di Praia a Mare, Giovanna Pedullà, si accingeva qualche giorno dopo a mandare una mail privata al signor Liguori che, ad onor del vero, si è apprestato a rispondere in tutta fretta. Bene, si fa per dire. Il signor Liguori non solo ripeteva con fermezza quanto detto in puntata ma rincarava pesantemente la dose affermando le testuali parole: “Ah, dimenticavo. Se ogni servizio sanitario da ridimensionare desse vita ad un Comitato civico di difesa, sarebbe la guerra civile. Soprattutto al Sud.”

Con questa splendida affermazione ci ha, dunque, quasi rimproverato di difendere i nostri diritti. E no Barbara, il troppo è troppo e la pazienza ha un limite. Ci sono delle persone che di questa lotta ne hanno fatto una ragione di vita, che hanno inseguito il Presidente per ore e con i propri guadagni hanno tentato qualsiasi forma di difesa pur di tenere in vita qualcosa che gli apparteneva, che non doveva essere loro tolto, che hanno chiesto soltanto di riavere il sacrosanto diritto alla vita.

Cara Barbara, mi sarei aspettata delle scuse da Liguori e Facci nella puntata di ieri. Mi aspettavo che il buon senso dei due professionisti li avrebbe spinti ad accertarsi quanto avevano maldestramente affermato nella puntata precedente. Lo chiedo a te che sei un’ottima padrona di casa, che pur essendo una donna di spettacolo da sempre, non hai mai fatto affievolire il tuo lato materno, qualsiasi cosa tu stessi raccontando. Te lo chiedo per i miei conterranei e soprattutto per le famiglie di quelle persone che, per colpa della mala sanità, hanno trovato la morte, e che probabilmente non avranno mai giustizia finché ci sarà qualcuno che continuerà a pensare che questi tagli i calabresi se li sono meritati. Chiedi al signor Liguori, però, come mai in Calabria, mai uno stipendio di un politico è pagato in ritardo pur essendoci carenza di fondi.

Ah, dimenticavo. Digli pure che il comitato civico in difesa dell’ospedale di Praia a Mare è più agguerrito che mai, e che prima o poi riuscirà nel suo intento. Perché gli amici e legislature passano, ma gli ideali degli uomini onesti restano per sempre”.