LA TELEFONATA IMPOSSIBILE TRA DIO E BERLUSCONI

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Pubblicata su Alganews

ECCO L’IMPROBABILE CONVERSAZIONE TRA DIO E BERLUSCONI IN VISTA DELLE ELEZIONI POLITICHE

di Francesca Lagatta

(La telefonata tra Dio e Berlusconi è una conversazione in chiave ironica che evidenzia le perplessità sulla ricandidatura del’ex Premier Silvio Berlusconi).

Squilla il telefono.

B. – Pronto
D. – Salve, vorrei parlare con il signor Silvio Berlusconi.
B. – Salve, sono io. Lei chi è?
D. – Io sono quello che tutto può.
B. – Marcello (Dell’Utri, ndr) carissimo! Non ti avevo riconosciuto. Come te la passi?
D. – Ma cosa ha capito? Io sono l’Onnipotente.
B. – Giulio (Andreotti, ndr)! Ma come parli oggi? Mi sembri Gasparri.
D. – Forse non mi sono spiegato. Io sono l’Altissimo.
B. – Peppino (Scopelliti, ndr) caro. Ho saputo dei nuovi dirigenti alla Regione Calabria, i miei complimenti. Non ti preoccupare, per i fondi ho pensato ad una riforma infallibile. Chiuderemo gli osped… ehmmm, già fatto. Dunque, bloccheremo gli stipendi ai forest… no, già fatto! Taglieremo i fondi ai malat… No,no, no, amico mio, ci sono. Se vinciamo le elezioni raddoppiamo i rimborsi ai partiti.
D. – Senta, ora basta! Sto perdendo la pazienza. Ha presente Mosè?
B. – Monsè, Maria Monsè, certo. Quella delle feste a casa mia. Le demmo la parte nel programma Rai e poi…
D. – Nooo! Senta, mi ascolti bene. Si ricorda quando fu costruita l’arca, in fretta e furia, fu costruita per salvare alcune specie e assicurarne la continuità?
B. – Perfettamente. Era il ’94 e la chiamammo Forza Italia.
D. – Ma quale ’94? Non era nato ancora mio figlio!
B. – Suo figlio chi è?
D. – Ha presente l’Anno zero?
B. – Anno Zero? È il papà di Santoro?
D. – San… come ha detto? Mai sentito questo santo.
B. – Ah… pensavo fosse un comunista anche lei.
D. – Mi ascolti, per favore. Mio figlio è nato in un posto squallido, al freddo e al gelo.
B. – In quale ospedale ha partorito sua moglie?
D. – Mio figlio è nato in una grotta.
B. – E allora di che si lamenta? Non ha pagato il ticket.
D. – Mio figlio è una persona molto importante.
B. – Non credo, noi persone importanti mandiamo a partorire le nostre donne nelle cliniche private dove, pagando tanti soldi, vengono assistite come si deve e i riscaldamenti sono accesi.
D. – Si sbaglia. Mio figlio alla sua nascita ha ricevuto la visita dei Re Magi, che gli hanno portato in dono oro, incenso e mirra.
B.-Io ricevo le visite da Obama, Putin e pure Gheddafi prima che fosse ingiustamente assassinato. Poi non so chi siano questi Re, ma me lo lasci dire, hanno proprio un cattivo gusto. Noi gente raffinata beviamo vino di altissima qualità, altro che birra.
D. – Ho capito, lei non può conoscere mio figlio. Appartenete a due mondi distanti, completamente opposti.
B. – Avevo immaginato che suo figlio fosse calabrese…
D. – Lei mi sembra un insolente. Ho delle cose molto importanti da dirle, deve ascoltarmi, è per il suo bene.
B. – Chiama dal tribunale?
D. – Non sono un magistrato. Ma punisco chi commette degli errori.
B. – Senta. Io non so chi lei sia ma se chiama per i documenti della mia fidanzata le garantisco che diciotto anni li ha compiuti già nove anni fa. Mi lasci lavorare.
D. – Cos’ha di tanto importante da fare?
B. – Come ogni anno a gennaio, il calcio mercato è in forte fermento. Ho un calciatore tra le mani che se concludo è fatta, lo scudetto è nostro.
D. – E gli Italiani?
B. – I milanisti faranno i salti di gioia. Tutti gli altri continueranno a gufare.
D. – No, no, no, ma che dice??? Senta, io sono colui che creò la luce.
B. – Erede del signor Mattei?
D. – Noooo! Sono colui che ha creato il cielo e la terra e il settimo giorno si riposò.
B. – Un mio collega dunque, imprenditore edile anche lei…
D. – Adesso basta! Io sono Dio.
B. – Anche io sono un dio.
D. – Io sono amato e venerato dai miei fedeli.
B. – Anche io.
D. – La gente impreca contro di me, bestemmia, ma alla fine mi chiede aiuto e sceglie sempre me.
B. – Anche a me succede la stessa cosa. Lo farà anche questa volta.
D. – Ho capito, con lei non si può ragionare. L’avevo chiamata per darle la possibilità di salvarsi ma ho l’impressione che la nostra conversazione finisca qui.
B. – No, aspetti. Chiama per conto della Boccassini?
D. – Lei continua ad infierire. Mio figlio è il Salvatore. Fu crocifisso da innocente perché così decise il Tribunale.
B. – Guardi, non lo dica a me… Cosa posso fare per suo figlio Salvatore?
D. – Dovrebbe solo prenderne esempio. Dovrebbe essere umile, fare la carità, fare una vita tranquilla, sopportare le umiliazioni, mettersi al servizio della gente, fare del bene, comportarsi da uomo di fede. Dovrebbe diventare un punto di riferimento per sé e per i giovani soprattutto. Solo così potrà salvarsi.
B. – Caro elettore, se dice questo forse lei non mi conosce affatto bene. Io sono così umile che nonostante i torti subiti mi ricandido ugualmente per il bene del popolo che mi acclama. Faccio una vita più che tranquilla, me ne sto rinchiuso per settimane nelle mie ville in compagnia di amici fidati a cui ho fatto la carità molte volte. Pensi a Fede, alla Santanchè. A Ruby ho fatto dei bonifici settimanali di quasi cinquanta mila euro, alle gemelle De Vivo le ho fatte entrare nel cast dell’Isola dei famosi, a Manuela Arcuri ho sistemato il fratello a Sanremo, alla Carfagna l’ho fatta diventare un ministro, le ballerine di Colorado le ho scelte tutte io, Belen addirittura fa la conduttrice. Ho regalato ville e appartamenti a quasi tutte le mie amanti, alla mia ex moglie, pensi, regalo 200mila euro al giorno. Chieda ai giovani se non sono loro da esempio. Ville, auto, vacanze, donne che hanno un terzo della mia età, quale giovane non vorrebbe essere come me? E non mi venga a dire che non sono un uomo di fede. Forse lei non sa che tutti i più grandi imprenditori hanno il conto allo Ior, i cardinali prendono 5mila euro al mese, in più paghiamo loro acqua, luce, spazzatura. E non pagano né Imu, né Iva e mai le pagheranno.
D. – Lei è peggio di quel che credevo.
B. – Anche io l’ho pensato del processo Ruby.
D. – Lei non deve ricandidarsi.
B. – Lo sapevo che sotto sotto c’era Di Pietro, d’altronde è sempre un ex magistrato.
D. – La smetta di farneticare. Per amor del Cielo, non lo faccia, la politica ha bisogno di persone altruiste.
B. – Senta signor Grillo, guardi che l’ho riconosciuta. Questa sceneggiata è tipica di un comico. La denuncerò per stalking, vilipendio alla Stato, diffamazione, blasfemia e interruzione di pubblico servizio. Se fosse stato Servizio Pubblico, magari ne avremmo riparlato… E comunque poi andrò da Vespa, racconterò tutto e il popolo imprecherà contro il Pd.
D. – Va bene, ho capito… la pazienza ha un limite. La spedirò dritto in un posto dove la calura è insopportabile, dove si sentono urla di uomini e donne che ansimano continuamente, in un posto lontano da qui.
B. – Guardi, i bordelli brasiliani mi piacciono poco.
D. – Lei non cambia mai, misericordia!
B. – Lo dice lei. Ho fatta talmente di quella plastica facciale che i miei figli per riconoscermi mi chiedono la carta d’identità… Ma insomma, cribbio, mi vuole dire o no chi è lei e perché mi ha telefonato?

Dall’altra parte della cornetta si sente un silenzio tombale.

B. – Pronto, pronto… Ma insomma le sembrano questi i modi, santo Dio, di rivolgersi a Silvio Berlusconi?
D. – Non nomini il nome di Dio invano!
B. – Io posso urlare il mio nome quanto mi pare e piace. Ma chi si crede di essere, la Merkel? La saluto.

E mette giù.

Dio, sconsolato, ancora con la cornetta in mano,  incredulo per le parole che aveva udito, pensa tra sé e sé…: “Avevo dato l’intelligenza a quest’uomo perché facesse della sua vita un capolavoro. E forse è cosi. Allora forse ho dimenticato di darla agli amici che lo attorniano in cambio di favori? Agli avvocati che lo difendono in cambio di milioni? Ai mafiosi che lo rispettano in cambio di leggi? Agli italiani che lo votano in cambio di…??? di… ehmm… dunque, lo votano perché… perché… ecco dove ho sbagliato. Ho dato l’intelligenza a Berlusconi e ho dimenticato di darla agli altri!”