PRAIA A MARE, VIAGGIO ALL’INFERNO DI SOLA ANDATA

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DOPO LA CHIUSURA DI FABBRICA E OSPEDALE CVILE, ORA RISCHIANO ANCHE GLI STABILIMENTI BALNEARI

Pubblicato su Alganews

di Francesca Lagatta 

Praia a Mare è la cittadina che mi ha dato i natali. Conta quasi settemila abitanti,  è il secondo paese del litorale tirrenico e confina con la Basilicata. La sua posizione centrale nel golfo di Policastro rende i suoi tramonti unici e inimmaginabili. Il lungomare si estende per svariati chilometri  e la spiaggia, fatta di sabbia e piccole pietre, larga alcune centinaia di metri, fa di questo luogo uno dei posti più belli d’Italia.

L’isola di Dino, imponente pezzo di roccia e vegetazione, poco distante si erge fiera dalle acque limpide e cristalline del mar Tirreno, i cui fondali sono un magnifico dipinto naturale. Il lungo vialone centrale, addobbato di piante, fiori, luci e panchine è il luogo di maggior ritrovo. Ricordo ancora, che Praia a Mare è la cittadina del Santuario della Madonna della Grotta. La statua della Vergine è situata dentro ad una grotta interamente scolpita da madre natura, alla fine di una scalinata ripida lungo la quale è possibile ammirare meravigliosi dipinti. Deve esserne rimasto incantato anche l’artista internazionale Enzo Cucchi venendoci in visita, tanto da volergli donare un arco creato da lui e posto all’inizio della scalinata. La gente qui, vive di pesca, di turismo e di commercio. Splende il sole per la maggior parte dell’anno, e quei pochi mesi d’ inverno, raramente la colonnina di mercurio scende sotto lo zero. Spesso associazioni, comitati e amministratori animano questo angolo di Paradiso con feste, iniziative, concorsi e tutto ciò che è possibile fare.

Una delle tre grotte naturali situate all’interno del Santuario Mariano

Peccato però che ai nostri politici non deve piacere molto, Praia a Mare. Fino a pochi anni fa la cittadina calabrese non era solo bella, era anche molto ricca. Per anni il nostro Comune ha detenuto l’ invidiabile primato del reddito pro-capite più alto della provincia di Cosenza. Poi d’ un tratto, è cominciato un lento declino socio-economico.

La lunga agonia comincia nel 2003. È l’anno in cui, la Marlane, storica fabbrica tessile situata nel nostro Comune, annuncia che chiuderà i battenti. Cominciano serrate mobilitazioni di operai e cittadini. Gli amministratori locali tentano il tutto per tutto, ma invano. È il momento in cui cominciano le ondate di trasferimenti degli imprenditori italiani nell’Est Europa o nei Paesi asiatici. Complici le tasse in aumento e il conseguente aggravio della mano d’opera, le ditte Italiane scelgono di emigrare oltralpe per tenersi in vita. Comincia il licenziamento di un primo e di un secondo scaglione. Il settore della filatura tiene in vita per altri tre anni una flebile speranza. Ma dura poco. Nel 2006 vanno a casa gli ultimi centonovanta operai. La Marlane a Praia a Mare chiude i battenti, per sempre. La cassintegrazione non basta per chi ha figli da sfamare, così molti degli ex operai, per lo più madri e padri di famiglia, sono costretti a fare le valigie e andar via di qui. La politica rimane immobile. Passa poco, e gli uffici dell’ex Saub, che contava numerosi dipendenti, non si sa il perchè, sono trasferiti nella vicina cittadina di Scalea. Anche qui la politica non può nulla.

L’ingresso dell’ex fabbrica tessile Marlane

Intanto succede che improvvisamente, sempre in virtù di uno sconosciuto disegno politico, si decide per la chiusura dei reparti di ostetricia e pediatria dell’allora nosocomio praiese. Gli amministratori si incatenano, minacciano lo sciopero della fame, interpellano i più svariati rappresentanti politici. Niente da fare, così è deciso. Anche in questo caso, medici e infermieri sono trasferiti. Passano i giorni e alcuni operai dell’ex Marlane intraprendono una causa accusando gli ex dirigenti di non aver rispettato le norme di sicurezza e che quindi alcuni prodotti utilizzati erano probabilmente tossici, in virtù della segnalazione di alcuni casi di tumore. “Il numero di malati rientra nella media nazionale”, replica la difesa.

Ma cominciano una serie di controlli serrati che ci farà balzare agli onori di cronaca, e quello che viene detto è tutt’altro che qualcosa di cui esserne fieri. Si dice che l’acqua è velenosa e anche il mare lo è. Si finisce con un’accusa di disastro ambientale. I controlli che si effettuano periodicamente all’interno dell’area designata dimostrano l’esatto contrario. Poco importa, il danno è fatto. Per una città che vive di balneazione quelle parole sono un suicidio. E anche in questo caso i politici regionali tacciono mestamente anziché provvedere al danno d’ immagine.

Arriva il 2010. È l’anno in cui la politica si accorge che la sanità ha debiti insormontabili. Si inventano così, l’ intelligente piano di rientro sanitario nazionale, che costringe le regioni commissariate a fare tagli a destra e manca. Cominciamo a temere per il nostro ospedale. Tiriamo un sospiro di sollievo quando l’allora Presidente Loiero, poco prima delle elezioni regionali di marzo 2010  fa passare in sordina il problema e annuncia che Praia a Mare non chiuderà. Chiuderà l’ospedale di Paola, dicono le carte, dove al suo posto sorgerà uno dei quattro grandi policlinici calabresi. Stavolta l’abbiamo scampata, abbiamo ingenuamente pensato. E infatti basta che Scopelliti si siede dietro la scrivania, che  le cose cambino. In peggio. Scopelliti annuncia: «chiuderemo Praia». La promessa diventa decreto, il 18-10-10 precisamente. Quella data, per noi praiesi, segna l’inizio di un viaggio all’inferno di sola andata. Si costituiscono comitati e associazioni. Per due anni circa, è un continuo rincorrere su e giù per la Calabria il Commisario ad Acta e firmatario dell’ improbabile decreto. Le iniziative non si contano più. Scomodiamo qualsiasi persona che abbia un ruolo politico, di qualsiasi corrente, arriviamo anche al Parlamento Europeo. Si accorgono di noi numerose testate giornalistiche nazionali. La Rai ne fa un’intera puntata, mentre le lettere scritte e affidate alla stampa indirizzate a chicchessia sono tantissime. Il popolo è in rivolta, ma forse mai abbastanza. Finalmente arrivano gli incontri con il Presidente, ma la risposta è sempre la stessa: «Quando avrete la Casa della Salute il servizio sanitario sarà più efficiente di prima». «Presidente, si faranno solo un sacco di morti», profetizziamo noi.

Praia a Mare

Il comitato pro-ospedale durante la puntata di Presa Diretta

Intanto arriva il 31 marzo 2012. È il giorno in cui il piano di rientro viene messo in atto. Con l’amaro in bocca e un peso nel cuore, accettiamo nostro malgrado la chiusura e il conseguente evolversi della realizzazione della casa della salute. È lo sfascio. Quello che doveva essere un efficiente punto di primo intervento ci mette poco a rivelarsi un totale fallimento, politico e sanitario. Comincia il trasferimento di altri giovani medici e infermieri, la gente ha paura, teme per la propria salute. E non sbaglia. Rimane una sola ambulanza medicalizzata, così succede che mentre si trova a trenta km per soccorrere un signore che ha il piede rotto, un altro rimane agonizzante a terra con un infarto per trenta minuti. Succede anche che per percorrere venti km nel mese di agosto, impiega un’ ora e quaranta minuti. Troppi. Quando arriva sul posto trova già le onoranze funebri che sistemano la bara dell’ uomo colto da malore. Questi, sono solo alcuni esempi. La radiologia, che doveva essere potenziata, rimane spesso senza medico. Il mammografo non funziona, tac e risonanza pare che stiano arrivando, ma ancora non se ne vede neanche l’ombra. Il reparto di medicina che doveva diventare di lunga degenza non può essere messo in funzione perché mancano i medici, che prima avevamo ma che sono stati trasferiti. Da giorni si ha notizia di un continuo via vai di furgoni che portano via ogni tipo di strumento in altri ospedali, lasciando presagire la volontà di non riaprirlo mai più. E la politica? La politica fa orecchie da mercante con il suo completo abbandono e continua imperterrita il suo maligno e perverso disegno sulla sanità alto tirrenica. Ma non è tutto.

Scade nel mese di maggio un bando per la realizzazione del porto sull’area dove sorgeva l’ ex Marlane. Ci sono due potenziali imprese che vogliono realizzarlo. La sua costruzione darebbe lavoro a circa cinquecento persone. Si chiede il dissequestro dell’ area necessitata per le indagini del processo ancora in corso. È l’ ennesimo colpo. Richiesta respinta. La politica tace. Un insensato provvedimento del Governo annuncia durante l’estate che a partire dal 2015 i proprietari degli stabilimenti balneari,  Praia ne conta sessantaquattro, e che a loro volta danno lavoro a oltre duecento giovani, rischiano di perdere le loro licenze, le quali verranno messe all’asta e successivamente affidate al maggior offerente. È il caos.

Il Darsena Snoopy, uno dei 64 lidi distribuiti sui 7 km di spiaggia a Praia a Mare

Arriva settembre, e ancora il Governo, annuncia i tagli delle linee ferroviarie che collegano il tratto Napoli-Paola. Questa volta la politica si scomoda. Il nostro Presidente e alcuni delegati si recano spesso a Roma per risolvere la questione. È presto detto. Salvano ancora una volta la città di Paola, le tratte sono ripristinate, invece a Praia a Mare i treni passano ma non si fermano più. Probabilmente per via della lotta al mantenimento all’ospedale nella quale abbiamo tirato fuori scomode verità e complice la mancata rappresentanza politica, la Regione Calabria ha deciso di giocare ancora al massacro. La conferma arriva nel dicembre scorso.

Arrivano alla Regione i fondi per i Pisl da distribuire ai Comuni che avevano presentato un progetto, e cioè fondi che serviranno a restaurare e migliorare alcune strutture col fine di arricchirle di bellezza e prestigio. Piovono i milioni. Tra i tanti progetti approvati c’è anche il restauro di un convento di Orsoline, per un valore di duecentomila Euro,  manco a dirlo. Sull’alto Tirreno è una boccata di ossigeno. Ogni Comune ha la sua fetta di speranza. C’è solo un Comune che è stato sorprendemente escluso: Praia a Mare. Quei soldi sarebbero serviti al restauro dell’ imponente Santuario Mariano.

A questo punto taccio, e per il momento, ma solo per il momento, finisce qui il mio racconto sulla triste vicenda dell’assassinio della mala politica alla città di Praia a Mare.