UNA SERA DIFFICILE DA SPIEGARE

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Pubblicato su Alganews

Questa sera è una di quelle sere difficili da spiegare.

La luce è soffusa, il volume del televisore si sente appena, mi illumina a stento la tastiera del mio inseparabile tablet. La mia nipotina si è addormentata accanto a me, sento il suo respiro. Mia sorella riposa poco distante, e mentre dorme, le fisso di tanto in tanto il ventre, quasi a voler scorgere la creaturina che porta in grembo. Tutto intorno a me tace, il silenzio fa capolino in una stanza riscaldata da un tiepido fuocherello ed ogni cosa è al suo posto. Ma dentro, nella mia testa, è una guerra.

I pensieri si susseguono tra la stesura di un articolo e un altro, ho tanti fogli tra le mani. Su ognuno di essi c’è un’idea, un progetto, ma non riesco a decidere quale di questi ho la priorità. C’è tanta gente da aiutare, tante cose da fare, ma se penso a quanta organizzazione richieda ogni singolo evento, mi viene un attimo di sconforto. E allora mi distraggo cinque minuti, sperando che mi venga un’idea geniale. Vado sul mio profilo facebook ma mi annoio un po’. Scorro sulla lista delle notifiche, vado su e giù almeno dieci volte, come se cercassi qualcosa che non ho ancora visto, anche se non saprei dire cosa stessi cercando esattamente. Poi scorro nella home, nella speranza di qualcosa di nuovo, di piacevole. E invece mi imbatto nei soliti link, tutti uguali, di quelli che te li ritrovi in ogni bacheca. Niente di personale, di originale, a volte ho l’impressione che alcune persone siano incapaci di partorire idee dal proprio cervello.

Guardo l’orologio, è tardi, mi rendo conto che sarebbe ora di andare a letto, ma di dormire stanotte non ne ho proprio voglia. Continuo a sperare che da un momento all’altro mi verrà in mente l’idea che sto cercando da almeno tre ore. Cerco uno spunto, un’ispirazione. Ripenso alle persone che ho incontrato oggi, tante, come ogni giorno. Penso a un loro sorriso, una stretta di mano, uno sguardo particolare. Ripenso alle loro parole, ognuno ha una storia da raccontare, qualcosa da dire, anche quando i loro discorsi sembrano vuoti, in fondo, mi hanno regalato un pò della loro vita.

Do un’altra un’occhiata ai fogli, l’ennesima, ma niente, penso che è il momento di divorare una barretta di cioccolata. Poco lontano da me, su uno scaffale di legno bianco, c’è l’ultimo libro che ho comprato, la più moderna versione della Bibbia. La apro, la sfoglio, mi piace l’odore delle pagine nuove. La conosco a memoria,  ne ho fatto uno studio approfondito da anni, non tanto per una questione di religione, piuttosto la leggo per legittima difesa. I testi, risalenti anche a migliaia di anni fa, sono sempre attuali e al passo con i tempi. Nonostante ciò, ogni volta trovo informazioni che non avevo carpito, interpretazioni che in alcuni momenti sembrano assurde, che poi, capisco solo col tempo.

D’improvviso appare Marco Travaglio in televisione, colui che mi istiga furiosamente al mestiere di giornalista. Vorrei diventare come lui un giorno. E ricomincio con le mie solite illusioni megalomani, che mi vedono protagonista incontrastata del giornalismo italiano al massimo tra dieci anni. E sorrido tra me e me. Forse non succederà mai ma questo pensiero mi dà un entusiasmo indescrivibile.

Sono stanca, ho gli occhi che bruciano, ma questa sera è troppo bella e non voglio andar a dormire senza avervela raccontata. Così apro la pagina di word e butto giù queste righe tutte d’un fiato. Immaginando che tanti di voi domani la leggano e possano condividere con me questi attimi di straordinaria normalità.