SILVIO DAY, IO A PIAZZA DEL POPOLO C’ERO E VI DICO COS'È SUCCESSO

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Pubblicato su Alganews

Il 23 marzo 2013 è la data del Silvio day. In piazza del Popolo a Roma si tiene una manifestazione a supporto dell’emblematico leader politico, a suo dire, vittima della magistratura italiana. Gli organizzatori pidiellini prevedono la presenza di centocinquantamila persone. Storco il muso solo a sentirla quella cifra, penso che sia esagerata. Piazza del Popolo contiene (dati da enciclopedia) al massimo 60mila persone. Immagino che forse questa manifestazione sarà un flop.

Macché, Silvio è un vecchio volpone della politica e se nonostante tutto detta legge da venti anni, ci sarà un motivo. Mezz’ora prima dell’inizio del  raduno, via del Corso è già strapiena. Una sterminata folla di persone corre per accaparrarsi la prima fila e vedere meglio da vicino l’ex Premier, che per l’occasione ha già tolto gli occhiali post operazione. D’altronde Silvio è stato generoso, ben oltre le aspettative: ha fatto arrivare a sue spese, ce lo auguriamo,  3mila pullman. La metro ha gli sportelli d’ingresso spalancati per un’intera giornata e centinaia di migliaia di gadget, tipo bandiere e cappellini, vengono distribuiti, anch’essi, gratuitamente. Per uno sperpero totale, pare, di oltre sedici milioni di euro. Che secondo me, se li avesse destinati a pensionati ed esodati, qualche voto in più, lo avrebbe guadagnato per davvero.

Alle 15:00 in punto le bandiere cominciano a sventolare, la vista si colora di bianco e azzurro a tal punto che il palco non si vede neanche più. In ogni angolo della piazza le persone mi appaiono come puntini. Tante sedie a parte, che occupano di loro moltissimo spazio, non c’è un solo metro quadrato libero in qualunque punto io voglia rivolgere il mio sguardo. Ma ancor prima che Silvio Berlusconi si mostri alla piazza, si diffonde una notizia. «Qua in mezzo ce stanno i figuranti pagati ‘na miseria», urla un uomo accanto a me. Poi continua: «Ma nun te vergogni di comprarte ‘a gente!». Ed effettivamente il dubbio è venuto anche a me, quando in fondo alla piazza un gruppo distinto di persone di tanto in tanto si lancia in cori da stadio e balletti demenziali che fanno pensare a dei figuranti.

Ma le altre  persone? Pagate anche loro? Ne dubito. Quando alle 16:00 l’ex Premier si palesa davanti a noi, la piazza sembra lo stadio del Napoli che segna in casa. Urla, applausi, trombette e inneggiamenti deliranti di qualsiasi genere. Oltre ad un doveroso Inno d’Italia, eseguito con la mano al petto come si fa nelle grandi occasioni. Poi silenzio assoluto quando comincia il suo solito monologo, tra giaguari non smacchiati, stambecchi altoatesini e congiuntivite da comunismo diffuso. La magistratura non la nomina nemmeno, sulla Boccassini neanche il più lontano riferimento. Più che una manifestazione a sua difesa, pare una puntata di Zelig, la gente ride di gusto. E ad ogni promessa imbarazzante la folla esulta come se avesse vinto un terno a lotto. Guardo incredula la scena e convengo col fatto che tanta gente è lì anche solo per curiosità. Tanti ragazzi hanno percorso migliaia di chilometri, ma magari solo con la scusa di una gita pagata a Roma. In cuor mio lo spero.

Però, come si dice, carta canta. Il voto non mente e le ultime elezioni parlano chiaro: quasi il 30% degli Italiani lo ha scelto ancora. Perché? Giacché sono lì, lo chiedo ai miei vicini: pare che lo votino perché sia il meno peggio, altri ritengono che sia l’idolo degli imprenditori, altri ancora pare che lo votino solo perché è tanto simpatico.

Ed è innegabile non riconoscergli un certo carisma. Come politico non sarà un granché ma come cabarettista è esilarante. Fatto sta, signori, che Berlusconi piace ancora tanto agli Italiani. Purtroppo.