CAPACI: STRAGE IMPUNITA

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Pubblicato su Alganews

Era il 23 maggio del 1992, quando il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti di scorta, furono fatti saltare in aria sull’autostrada, all’altezza di Capaci, nell’auto che avrebbe dovuto condurli fino a Palermo.

Nei 20 anni  a seguire, pur sembrando un eccidio di facile lettura, sono state molteplici le versioni riguardanti mandanti ed esecutori. E ogni qualvolta sembrava essere vicini alla verità, nuovi dettagli hanno costretto i giudici a riformulare una nuova teoria. Spesso si è parlato di politici, di partiti, di interessi, economici e personali, ma in questi giorni la Direzione Investigaiva pare essere arrivata al capolinea fugando ogni dubbio.

Otto provvedimenti di custodia cautelare e numerose perquisizioni, pare abbiano finalmente reso un po’ più chiaro il quadro dell’attentato della strage di Capaci. L’inchiesta ha fatto leva sulle dichiarazioni dei pentiti Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina, grazie ai quali è stato possibile collegare quelle informazioni mancanti che avevano rallentato enormemente il processo.

Tra le otto persone raggiunte dall’ordine di custodia cautelare ci sono Salvo Madonia e Cosimo D’amato, accusato, quest’ultimo, di aver fornito il tritolo usato per l’attentato.

La notizia vera e propria, però, è un’altra: contrariamente a quanto supposto sin dall’inizio, il procuratore Sergio Lari afferma con certezza che la strage di Falcone non ha avuto nessun mandante esterno. Alcune persone sospettate, pur avendo chiaramente stretto alleanze con Cosa Nostra, non hanno avuto nessun ruolo nell’uccisione del giudice Falcone. Non si esclude, invece, il mandante esterno nell’attentato al giudice Borsellino, in via D’Amelio, dove altri personaggi hanno affollato la scena.

Non si escludono, nei prossimi mesi, nuovi, inquietanti colpi di scena, in un processo di una strage che, nonostante tutto, rimane ancora impunita.