PROCESSO SCAZZI: GIUSTIZIA, PER ORA, È FATTA

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Pubblicato su Alganews

Dopo cinque giorni della Camera di Consiglio, la sentenza è arrivata e senza nessuna attenuante. Cosima Serrano, Sabrina e Michele Misseri sono stati condannati: ergastolo per madre e figlia, nove anni di reclusione per l’inaffidabile contadino.

Sarah Scazzi, trucidata senza pietà a soli quindici anni e senza un plausibile movente, oggi ha avuto la sua fetta di giustizia. Ed è inutile negare che anche noi spettaori di questa miserabile messa in scena, messa in piedi nel peggior dei modi, ci siamo seniti tutti un pò vendicati quando la notizia ha invaso le nostre case. Un omicidio è già osceno di per sé, tanto più se pensiamo all’efferatezza con la quale è stato commesso.

Alla luce di quanto proferito dalla Corta d’Assise, proviamo ancora più sprezzo per l’impassibilità della matrona di casa Misseri, le insopportabili lacrime di Sabrina e i siparietti tragi-comici di zio Miché. Neppure oggi, nel giorno della verità, la famigliola di Avetrana ci ha risparmiato lo scempio a cui ci hanno abituato in questi quasi tre anni. Michele Misseri, che i più attenti ricorderanno timido e rugoso ancor prima della confessione, ce lo ritroviamo davanti al Tribunale ben vestito, scortato e fotografato in stile Red Carpet.

Deve odiarlo quanto quanto me, quel signore disoccupato che voleva cogliere l’attimo di popolarità per protesta, che vedendolo scendere dall’auto, gli ha sferrato un calcio alle gambe tanto da suscitare l’intervento delle forze dell’ordine. In aula si sono viste le solite Sabrina e Cosima, che vedendosi condannate alla massima pena, una ha cominciato a piangere, l’altra è rimasta muta e gelida come una sfinge.
Sentire pronunciare una condanna all’ergastolo provoca sempre una sensazione di umana compassione.

La sentenza odierna, comunque, è solo la prima dei tre gradi di giudizio, giudizio che, come ci insegna la cronaca nera degli ultimi anni, può essere completamente opposto a quello irreversibile della Corte di Cassazione.