PORTO DI GENOVA, 16 MESI DOPO LO STESSO INCUBO DEL GIGLIO

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Pubblicato su Alganews 

La tragedia dell’Isola del Giglio, del naufragio della Costa Concordia del comandante Schettino, ci ha insegnato, nostro malgrado, quanto disastroso fosse un incidente in mare. Poche via d’uscita, poche possibilità di sopravvivenza e i soccorsi, per quanto tempestivi, necessitano di una fatica immane. Oggi, come sedici mesi fa, ci ritroviamo a dover vivere lo stesso incubo.

Questa volta lo scenario straziante è il porto di Genova. La nave, che si apprestava a prendere il largo, improvvisamente ha smesso di rispondere ai comandi del pilota e alla velocità di quattro nodi, con i motori in avaria, ha urtato la torre di controllo, costruita in cemento e alta cinquanta metri, che centrata in pieno, è venuta giù sgretolandosi insieme a tutto quello che c’era al suo interno, comprese le 14 persone del tutto ignare di quello che di lì a poco sarebbe accaduto.

Sul Jolly Nero, questo il nome del mercantile, alle 23 di martedì 6 maggio, hanno perso la vita sette persone e almeno tre risultano disperse. I sub continuano ininterrottamente a cercare tra le acque, con la speranza, flebile, di trovare superstiti, mentre nel vicino ospedale si cerca di salvare due passeggeri giunti in codice rosso.

La procura di Genova ha già aperto un’inchiesta formulando l’ipotesi di omicidio colposo, per ora, a carico di ignoti. I responsabili, quali l’armatore e il presidente del porto, si dicono disperati.