Ilaria, la bambina che sogna l'abbraccio di sua madre

0

Pubblicato su Alganews

La 17enne è affetta da autismo ed è in cura presso una casa famiglia

Ilaria, questo nome di fantasia, semplice, da ieri sera non riesco a togliermelo dalla testa. Tra le mani stringo una lettera di poche pagine, che racconta la sua triste storia. Questa lettera me l’ha data un signore, con le lacrime agli occhi, mentre mi pregava di poter dare una mano a questa ragazzina adolescente, con la quale la vita non è stata proprio generosa.

Ilaria ha diciassette anni ma della leggerezza di questa età lei non sa neppure l’esistenza. E’ affetta da autismo e da una grave forma di obesità. Suo padre è venuto a mancare già da molto tempo mentre sua madre è molto malata. Fino a tre mesi fa, frequentava il Liceo Classico sostenuta e seguita da un’insegnante di sostegno che, nonostante le avversità della malattia, nel corso del tempo ne registra importanti miglioramenti. Come ci terrà l’insegnante stessa a sottolineare, ciò è stato possibile grazie a soprattutto all’altruismo e all’encomiabile comportamento dei compagni di classe. Tanto è l’amore che hanno per questa splendida creatura, che nel dicembre scorso riescono in un’impresa che ha dello straordinario. Le organizzano la festa di Natale, una festa solo per lei. Vogliono farla sentire una regina, dicono. Ci riescono, eccome. Se ne rendono conto quando durante i festeggiamenti, il volto inflessibile di Ilaria, improvvisamente si illumina di un sorriso che mai le avevano visto prima. Ma per questa ragazzina, seppur abituata ad una vita piena di dolori, il peggio doveva ancora arrivare.

A marzo, il Tribunale dei minori, allertato da spiacevoli segnalazioni, è costretto ad affidarla ad una casa famiglia. Le motivazioni che hanno spinto il Giudice a tale decisione sono dovute al riscontro di inappropriate condizioni igieniche, economiche e salutari. I servizi sociali la conducono immediatamente in una casa famiglia. Il Tribunale incarica di promuovere attività di sostegno in favore della madre e di favorire la relazione tra quest’ultima e la figlia. Ma così non sarà.

Marilinda, questo il nome della donna, rimane completamente sola nel suo dolore lacerante. La donna non guida e non ci sono trasporti pubblici che arrivano direttamente al paesello della provincia di Crotone che ospita la struttura. Per due mesi non vede la sua adorata Ilaria. Urla Marilinda, ma nessuno sembra volerla ascoltare, neppure le istituzioni. Lei, però, non si arrende e continua imperterrita a chiedere aiuto. L’uomo che si rivolge a me, disperato, è una delle poche persone vicino a queste due donne legate da un terribile destino.

Tutto ciò che mi si chiede è di riuscire ad aiutarli a trovare il modo di far incontrare madre e figlia. Ma questa mamma, tanto sfortunata quanto determinata, non riesce più ad aspettare e convince finalmente un’altra donna ad accompagnarla. Lo fa pur sapendo che tante ore di viaggio la faranno stare male al ritorno, lo fa pagando il carburante con i soldi dalla sua misera pensione. Questo gesto d’amore, ne sono certa, le costerà qualche giorno di digiuno.

Mi telefona nel primo pomeriggio, è impaziente di dirmi che ha rivisto sua figlia. La voce, però, è interrotta dal pianto: «Mia figlia non voleva vedermi, all’inizio non voleva abbracciarmi. Non capiva che io ero sua madre, sto malissimo. Voglio tornare anche domani».

Inutile dirvi il senso di inutilità che ho provato in quel momento. Avrei voluta portarla in braccio da Ilaria ma in cuor mio sapevo che non era possibile. Le ho detto soltanto di non temere, che io non l’avrei abbandonata, che avrei urlato insieme a lei il suo terribile dolore. Così, tenendo fede alla mia promessa, ho cominciato a scrivere articoli, a mandare e-mail, a telefonare, con la speranza che tante persone rispondano alla mia richiesta d’aiuto.

So bene che quella di Ilaria e Marilinda è solo una delle tante storie di disperazione e di solitudine che talvolta uccidono più dei malanni, ma raccontarla a tutti è il modo migliore per non lasciarle sole, anche perché sappiamo tutti che l’abbraccio tra madre e figlia è la migliore medicina contro qualsiasi malattia.