LAGONEGRO, 21 ANNI DOPO GIOVANNI FALCONE. MA STAVOLTA LA BOMBA NON ESPLODE

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Pubblicato su Alganews

Rinvenuti nei pressi dell’autostrada una bombola di gas e 200 grammi di tritolo

L’episodio che rimanda alla memoria della strage di Capaci e invece no, siamo a Lagonegro, in Basilicata, ventuno anni dopo l’attentato che costò la vita al giudice Falcone. È successo nella mattinata di domenica 19 maggio, all’altezza del km 119. I carabinieri della locale stazione, sezione distaccata di Sala Consilina, sono stati allertati da alcune segnalazioni e quando sono giunti sul posto hanno faticato a credere ai loro occhi. Sulla bombola di gas, adagiata sull’asfalto del cavalcavia che conduce sino all’autostrada, è stato lasciato anche un biglietto di rivendicazione. L’uomo avvistato in quei pressi e ritenuto il responsabile, è dovuto fuggire via prima che potesse innescare la bomba e provocare un disastro, disturbato forse dall’arrivo di qualche ignaro passante. Quel tratto di strada è il punto che collega la cittadina lucana al resto d’Italia, arteria imprescindibile di viabilità nella quale transitano ogni giorno, ad ogni ora, centinaia di autisti.

Chiunque si sarebbe potuto trovare su quella strada nel momento dell’esplosione e sarebbe stato fatto saltare in aria come si sente raccontare solo nelle brutte storie di criminalità organizzata.  Ma qui, non c’è neanche l’ombra, o almeno così pareva fino a qualche ora fa e ieri mattina Lagonegro si è svegliata sotto shock.

La Procura, comunque, ha avviato un’indagine, ma gli inquirenti sono in netto affanno, non hanno indizi sui quali ricostruire l’accaduto. Pertanto potrebbe trattarsi di un attentato in piena regola o semplicemente della follia di uomo frustrato.

Ciò che rimane di questa tragedia scampata, è un gran senso di vuoto. I lagonegresi oggi si sentono veramente miracolati ma temono che il gesto, fallito al primo tentativo, possa essere ripetuto, anche se credono fortemente nella giustizia e sperano che presto si arrivi alla verità, qualunque essa sia.