Una società, la mia, che faccio fatica a capire

0

Pubblicato su Alganews

di Francesca Lagatta

Il mondo che mi circonda, a volte, faccio fatica a comprenderlo. Ho il pregio di meravigliarmi davanti ad ogni cosa, ma diventa un difetto quando la mia mente non vuole abituarsi affatto a certe notizie di cronaca, che imperversano prepotenti nei titoli di tg e quotidiani.

Non so se avrò mai voglia di mettere al mondo un figlio. Non so se riuscirei a sopportare di sapere il mio bimbo parte di questa società, che pare aver perso la bussola, i sentimenti ed il valore delle cose. Se, ad esempio, mio figlio mi chiedesse: “Mamma, ma perché ci sono donne che per difendere gli animali, si mostrano senza pudore a tutti, perdendo il rispetto di se stesse?”, io non saprei cosa rispondere. Non saprei educarlo nemmeno circa il significato che oggi assume il termine “razzismo”, quale sia il confine tra la l’etica e l’assurdo. Fino a che punto, oggi, è possibile discutere di temi importanti, in modo oculato, senza essere additati come omofobi se si è contro un libertinaggio che a volte sfonda il muro dell’indecenza? Il Gay Pride, ad esempio, è nato come manifestazione per la difesa dei diritti degli omosessuali, riuscendo a disintegrare uno dei tabù più ostili della penisola, fortemente radicata di moralismi cattolici. E questo è giusto. Ma cosa c’entra accettare e comprendere una condizione che vede due adulti consenzienti, dello stesso sesso, condividere lo stesso letto, con il dover accettare quella fastidiosa ostentazione del sentirsi “diverso” a tutti i costi, quell’arroganza di pretendere che siano normali quel nudismo e quella volgarità, che troppo spesso vengono associati a manifestazioni gay che, a mio parere, offendono in primis la categoria cui appartengono?

E come far capire a mio figlio, senza che io venga tacciata di razzismo, che gli extracomunitari devono abitare il nostro Paese nello stesso modo in cui lo abita il resto degli Italiani? È da razzisti pretendere che anche loro paghino le tasse, i ticket, gli affitti? E se mio figlio mi chiedesse: “Mamma, ma perché una donna augura ad un’altra donna di essere stuprata?”; “Perché quell’uomo ha bruciato la sua fidanzata?”; “Perché quell’uomo dice di essere un servo di Dio e abusa dei bambini?”, io, a tutte queste cose, non saprei rispondere.

Cosa è giusto in questa società? Qual è il confine tra il buon gusto e l’indecenza? Si può giustificare un uomo che uccide in strada un ragazzo per un motivo banale, solo perché ha visto ferire suo figlio davanti ai suoi occhi? Un uomo che si uccide perché non ha lavoro, è veramente vittima dello Stato? Cerco di capire ma non ci riesco. Questa società tende a giustificare troppe cose e finisce col dare la colpa a chi non ce l’ha. Non fa mai ammenda dei propri errori e non si pone alcun limite, l’immoralità non esiste e tutto è diventato sconfinatamente lecito.

E da bigotti dobbiamo far finta che sia tutto normale, che va bene se un bimbo debba essere allevato da due madri o padri senza porci almeno degli interrogativi, che va bene se gli Italiani vengono sfrattati e gli extracomunitari vengono sistemati nelle case popolari, che va bene se l’aborto è considerato ancora un diritto. E’ normale secondo voi una società che scatena una guerriglia per la fede calcistica e tace quando è ucciso dalla mala politica? Come quando, ad esempio, i politici chiudono gli ospedali perché non ci sono fondi, poi mandano un esercito al fronte, per anni, a combattere una guerra che, nei fatti, non c’è. E ogni tanto capita che uno di questi servi dello Stato venga ucciso dall’odio di quei nemici che possono avere anche undici anni. E succede pure che quando i rappresentanti dello Stato debbano riunirsi per capire cosa sia successo, l’aula sia vuota. Qui, puntualmente, qualcuno grida come da copione quella frase stomachevole, priva di senso, che ormai rimbalza di bocca in bocca ad ogni morte: “l’avete ucciso per la seconda volta”. No, signori, un uomo muore una volta sola, la prima, quando cade a terra e il suo cuore cessa di battere. La persona che si sta uccidendo, semmai, è la prossima che morirà, perché ne morirà un’altra e un’altra ancora, fino a quando qualcuno smetta di far finta che i problemi non esistono e prenda dei provvedimenti. Sembra che ognuno faccia quel che gli pare, il rispetto per le cose, per le persone e per gli ideali sembrano ormai una mera utopia.

Io no so se un giorno avrò mai un figlio perché questa società non mi piace affatto. Mi terrorizza persino l’idea che mio figlio mi faccia delle domande a cui, non solo io saprei dare una risposta, e dubito pure che ce ne sia una.