SANITÀ, ASSENTEISMO E DENUNCE A PRAIA A MARE

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LITTIZZETTO E BAR RAFAELI, QUANDO I NANI SEMBRANO GIGANTI

Pubblicato su Alganews

Di Francesca Lagatta

Molti di voi ricorderanno la triste storia della chiusura dell’ospedale praiese e i più attenti avranno bene in mente tutti i passaggi di una lotta serrata contro una decisione sulla sanità che aveva più il sapore di una punizione e, molto spesso, di una condanna già scritta.

Fiumi di parole affidate alla stampa, incontri, riunioni, manifestazioni, proteste, denunce, che tra qualche porta chiusa in faccia, promesse da marinai e velate minacce, a forza di insistere, a qualcosa di buono avevano portato. Come quando si riuscì a far sostituire il mammografo malfunzionante, a far arrivare una tac che esisteva solo sulle carte, a prenotare una risonanza magnetica di ultima generazione, a far arrivare un medico che garantisse il servizio di radiologia sempre e comunque, a riattivare il servizio di prenotazione Cup e far arrivare un anestesista al Ppi (Punto di Primo Intervento). Ma l’obiettivo principale era ed è la riapertura dell’ospedale a cominciare dall’attivazione del Pronto Soccorso.

Tra le infinite azioni mirate a scrollare una politica sorda, la più incisiva fu portare il problema sulle reti Rai, registrando una puntata di Presa Diretta andata in onda lo scorso 24 marzo. Da quella puntata uscì la situazione nuda e cruda nella quale versa la sanità in Italia, in generale, e nello specifico poi, Praia a Mare, le contraddizioni di un piano di rientro sanitario regionale  fuori da ogni logica e gli scontri con il Presidente Scopelliti,  che della chiusura del nosocomio praiese ne era stato l’autore e l’esecutore.

Da quella data in poi qualcosa cambia. Politica e politici sembrano voler affrontare il problema in maniera diversa, si accetta il confronto a tavolino e le proposte sembrano avere una flebile speranza. Si vocifera da giorni che il governo calabrese stia lavorando per vagliare la possibilità di riaprire il Pronto Soccorso. Le voci vengono confermate dalle dichiarazioni del Presidente rilasciate alla stampa.

L’entusiasmo esplode, quelle parole sono la giusta ricompensa a tanta caparbietà, anche se la paura dell’ennesima fregatura è talmente tanta che la notizia si fa quasi fatica a ripeterla ad alta voce. Ma il Presidente insiste, insistono anche assessori e consiglieri regionali, e a tanta insistenza non si può non associare il fatto che l’anno prossimo ci saranno le elezioni provinciali e  poi, quello successivo, le regionali. La politica va così, che ci piaccia o no i destini dei popoli, ormai, sono scanditi dai voti.

Poi una mattina mi sveglio, accendo il televisore e come ogni mattina guardo il tg prima di andare a lavoro per sapere cosa succede nel mondo. L’11 luglio però, è toccato proprio alla città di Praia a Mare. Avevo La testa china in quel momento, stavo riordinando la mia camera dallo scompiglio mattutino, ma le mie orecchie erano attente a cogliere ogni singola parola del giornalista. D’un tratto mi si è gelato il sangue: «57 indagati all’ospedale di Praia a Mare per assenteismo, era una vera e propria associazione che ha portato agli indagati l’accusa di truffa ai danni dello Stato».

Cosa? Che ha detto? Ho capito bene? Oddio, no. Ubriaca non potevo essere dalla sera prima, sono astemia. In quella struttura lavorano circa 120 persone dopo la riconversione, ciò significava che la metà di quelle persone si erano messe al pari delle persone che stavamo lottando, contribuendo consapevolmente ad affondare una struttura già con l’acqua alla gola.

«Manca il personale», avevamo sempre lamentato, «i turni sono scoperti e questi signori non ce la fanno a sostenere un ritmo così sostenuto». Bene. No male, molto male. Perché la metà di quelle persone che pretendeva di essere difesa, risultava al lavoro ma non c’era, percepiva uno stipendio per intero ma a volte arrivava molto dopo l’orario registrato dalla tessera e altri ancora, come se non bastasse, si regalavano ore e ore di straordinario.

Corro in edicola ma la notizia sui giornali non c’è e allora aspetto con ansia i tg delle 13:00 per capire meglio. Scorrono quelle immagini davanti ai miei occhi e resto attonita, professionisti che strisciano una, due, tre, quattro, qualcuno più scaltro anche dieci, tessere dei colleghi. Si guardano attorno per essere certi che nessuno li veda, sembrano bambini che rubano caramelle, mano lesta e testa che si muove a destra e a manca per tenere lontani occhi indiscreti. Ma la telecamerina puntata appena sopra di loro, registra ogni gesto e imprime sul nastro tutto lo squallore di una vicenda assai triste.

È fine agosto quando la Magistratura chiude le indagini. Gli indagati corrono negli studi legali, ognuno a fornire la propria versione dei fatti. Da indiscrezioni pare che qualcuno si difenda così: «A volte i medici erano occupati a eseguire piccole operazioni ambulatoriali, come colon e gastroscopie, così erano impediti a strisciare la propria tessera, altre volte i colleghi erano effettivamente sul posto, ma per non perdere minuti preziosi si mandava un solo collega». Dopo queste parole, quasi quasi, toccherebbe chiedergli scusa.

Ad ogni modo io non sono un Magistrato e non tocca a me formulare giudizi e condanne, ma qualora la Magistratura dovesse ritenere che di truffa si è trattato, comincerei a pensare che sull’ospedale di Praia a Mare si sia abbattuta una vera e propria maledizione: non trova pace né da aperto, né da chiuso, una cosa giusta nelle mani sbagliate, dalla Presidenza della Regione all’ultimo stanzino di quello che rimane di un ospedale 41 anni ha dettato legge sulla sanità alto tirrenica.