SATIRA | LA NASCITA DI GESÙ AI GIORNI NOSTRI

0

Pubblicato su Alganews

Come sarebbe la nascita di Gesù ai giorni nostri?

di Francesca Lagatta

Dio, dopo una breve consultazione in Paradiso, decide che Gesù deve rinascere. Stesso grembo, quello di Maria, stesso padre putativo, Giuseppe. Solo che l’anno, stavolta, è il 2013. Giuseppe e Maria, sono sempre due giovani palestinesi, e nonostante la modernità dei giorni nostri, continuano ad essere profondamente credenti e rispettosi della legge di Dio. Pur costituendo una coppia di fatto, non vi è stato nessun rapporto carnale tra loro. Succede, oggi e come allora, che Maria, sedicenne, si ritrova incinta senza che Giuseppe possa darsi una spiegazione e molto turbato ne discute con un amico. Amico: «Caro mio, tu sei rimasto ai tempi di Arafat. La scienza si è evoluta, oggi ogni cosa è possibile: concepire in vitro, avere un figlio con il seme di un altro, portare in grembo il figlio di un’altra donna, e così via. Ho sentito un caso analogo in Italia. Mi pare fosse una tale… Gianna Nannini, che alla veneranda età di 55 anni ha dato alla luce una bimba, senza neppure aver visto un uomo. Stai tranquillo, andremo anche noi in Italia. Lì sono all’avanguardia e la faremo partorire lì». A queste parole Giuseppe si rincuora e decide di partire insieme all’amico e alla futura sposa, anche se lo preoccupano, e non poco, i pochi soldi in tasca.  La crisi dilagante e i continui scontri con i Siriani, gli hanno fatto perdere da poco il lavoro. Amico: «Partiamo subito, facciamo in fretta o perderemo il traghetto in Libia». Giuseppe: «Ma non abbiamo nemmeno preparato una valigia, non abbiamo dei vestiti». Amico: «Non ti preoccupare, li compreremo su Zalando». Giuseppe: «Ma non abbiamo neppure dei documenti». Amico: «Non importa, per arrivare in Italia non sono necessari». Maria, Giuseppe e l’amico, ben presto si trovano sul luogo dell’imbarco e si rendono conto di trovarsi davanti un gommone vecchio e pericolante. Giuseppe: «Ma siamo sicuri di voler salire su quel coso?». Amico: «Vedrete, andrà tutto bene. Da qui, di immigrati ne partono ogni giorno e alcuni di loro si trovano così bene in Italia che non faranno mai più ritorno». Giuseppe: «Ma Maria è minorenne, rischiamo che non la facciano salire». Amico: «Non ti preoccupare. Se qualcuno si accorge che non ha ancora compiuto 18 anni, diremo che è la nipote di Arafat».

A malincuore, si imbarcano alla volta dell’Italia. Ma non appena Maria si addormenta, qualcuno le appare in sogno. Gabriele: «Ave, oh Maria, sono Gabriele». Maria: «L’Arcangelo Gabriele?». Gabriele: «Ma no Maria, sono Gabriele Parpiglia, e vengo a portarti la Novella. Sono il postino del programma “Il Grande Bambinello” e vengo ad informarti che Dio ti ha messo in nomination. Vuole che tu partorisca il Messia». Maria si sveglia di soprassalto ed entusiasta racconta il sogno. Giuseppe si sente immediatamente felice e sollevato. L’amico, orgoglioso, comunica subito la lieta notizia su facebook. Amico: «Cari amici, Giuseppe e Maria saranno presto genitori, ma non di un bambino qualunque. Ci stiamo dirigendo alla volta della Sicilia per far venire alla luce il potente dei potenti, il Salvatore». Ben presto, dovranno smentire l’equivoco dell’imminente nascita del nipote di Salvatore Riina, detto Totò, e specificare che si tratta di Gesù Bambino. Nel frattempo i tre arrivano a Lampedusa dove trovano davanti a sé il Capo dello Stato, il Premier, la Boldrini e il Sindaco. Maria: «Dicono che in Italia siano razzisti con gli stranieri. E invece guarda che accoglienza, trovi i massimi esponenti dello Stato ad aspettarti. Peccato per quella fabbrica di bare che ti trovi davanti appena arrivi, ci sono tre operai che le spostano avanti e indietro con un muletto». Amico: «Certo Maria, hai ragione. Ora, però, dobbiamo decidere dove andare, io avrei pensato alla Sardegna, lì è pieno di grotte». Giuseppe: «Ma la Sardegna è stata devastata dall’alluvione, è un posto invivibile ora». Amico: «Allora la faremo partorire Maria nella vicina Calabria». Giuseppe: «Bene, allora vada per la Sardegna».

Quindi si dirigono verso Civitavecchia per imbarcarsi nuovamente. Vogliono raggiungere la Sardegna il prima possibile e cercano informazioni sugli orari degli autobus, la strada è lunga. Qualcuno, però, fa presente loro le condizioni in cui versa la Salerno-Reggio Calabria, così preferiscono riprendere il cammino, a piedi. Dopo un po’ di km, Maria è stanca e ha fame. Vede vicino a sé un albero, pieno di mele e, pensando di non nuocere a nessuno, allunga la mano per prenderne una. Contadina: «Signora, non lo faccia! Non mangi quella mela». Maria: «Ma non volevo rubarla, aspetto un bambino». Contadina: “Infatti signora, glielo dico per la sua salute!». Giuseppe: «Mio Dio, perché mai una mela potrebbe nuocere alla salute?». Amico: «Non lo so, però Google Maps dice che siamo a Maddaloni e pare, anzi, che questa sia un’area altamente turistica, la chiamano Terra dei Fuochi. Immagino che si chiami così per via delle attrazioni pirotecniche».

Finalmente i tre arrivano a Roma e l’amico, che non vi era mai stato prima, chiama immediatamente a casa per raccontare alla sua famiglia le meraviglie della città che si palesano davanti ai suoi occhi. Amico: «Sapete, qui è molto bello, è sempre festa per le strade. Ci sono uomini travestiti da poliziotti che giocano a mosca cieca con dei ragazzi. E poi si odono spari, fuochi d’artificio. È talmente commovente che a fine spettacolo piangono tutti. I media parlano di disoccupazione, ma qui invece hanno tanta voglia di lavorare: alcuni ragazzi con il volto coperto, buttano giù degli edifici con le mani, altro che gru. E anche le ragazzine si danno da fare: nonostante la giovane età, per cento euro o poco più, si offrono di fare qualsiasi lavoretto, è pieno di annunci. Questi Italiani sono impeccabili anche nell’alimentazione: molti di loro dicono di assumere erba anche più volte al giorno. Lungo le strade è pieno di gente che dorme sui marciapiedi, amano lo spazio aperto e sono ambientalisti, mangiano anche solo una volta al giorno per non inquinare». Poi mette giù.

Quando ormai è sera, Maria comincia ad avere dolori fortissimi. I tre capiscono di non poter più proseguire ed entrano in una chiesetta poco distante. Le urla di dolore della giovane allertano i passanti. È un attimo, una folla sterminata arriva fin sulla soglia del sagrato. Una ragazza, accorsa in aiuto, si accorge che la partoriente è un’immigrata e che è giunta fin lì clandestinamente. Ragazza: «Se la Polizia scopre che sei straniera, di’ che ti hanno violentato così diventi subito una cittadina italiana». Maria: «Ma il mio compagno cosa dirà?». Ragazza: «Dica che è stato lui. Gli daranno non più di quindici giorni di carcere, e quando uscirà, troverà giustizia e fama da Barbara D’Urso». Giuseppe: «Maria deve partorire qui e non ci sono riscaldamenti, né asini, né buoi». Infermiera: «Stia tranquillo, chiederemo ai ragazzi di emanare calore con le torce dell’I-phone». Giuseppe: «Ma il bambino sta per nascere e in cielo non si vede nessuna cometa». Capo ultrà della Roma: «Non temete, signore, abbiamo qui con noi i fumogeni».

La folla è trepidante. La notizia è volata di bacheca in bacheca, hanno tutti il telefonino in mano e riprendono la scena: finalmente Gesù Bambino viene alla luce e il suo vagito diventerà per molti la suoneria del cellulare. Il primo blog on line ad attivarsi è Alganews, che immediatamente linka, posta, clicca e condivide la notizia. Nel frattempo le telecamere di Mtv, che stanno registrando una nuova puntata di “16 anni e incinta”, non perdono un solo momento dell’evento. Non passa molto e arrivano i primi personaggi a rendere omaggio. Flavio Briatore porta oro, Lapo Elkan l’incenso mentre Papa Francesco, giunto di corsa con la sua utilitaria, porta con sé numerose scatoline di “Felicitina” da distribuire ai presenti. Giunge presto anche Marco Travaglio, che rende omaggio con un libro dedicato al piccolo, dal titolo eloquente: “Morto un dio, se ne fa un altro.” Passano ancora pochi minuti e viene a far visita proprio Silvio Berlusconi, fresco fresco di decadenza. Ma non porta doni, bensì viene a rivendicare la paternità del bambino. Berlusconi: «Se questo bambino è Gesù, è sicuramente figlio mio, e lei Giuseppe, è solo un comunista. La prova inconfutabile che costui è mio figlio è davanti ai vostri occhi. A pochi minuti dalla nascita, la sua pagina facebook conta già qualche milione di seguaci. E se questo non dovesse bastarvi, ho dei documenti, speditemi dall’Antartide, che provano quanto ho detto». Ma niente da fare, nessuno gli risponde. Berlusconi da poche ore non è più senatore della Repubblica Italiana, la gente si volta, non ha più voglia di ascoltare le sua parole. L’indifferenza e la rabbia lo provano a tal punto che ha un mancamento. Qualcuno del suo entourage prova a rianimarlo. Brunetta: «Bevi, è un espresso, su». Berlusconi: «Nooooo, L’Espresso, no!» Brunetta: «Ma è un caffè, Silvio, devi riprenderti, ingoia». Berlusconi: «Noooo, Ingoria no, vada via». Brunetta: “Ho capito, hai bisogno di aria, adesso ti tolgo i mocassini e…». Berlusconi: «Nooooo, ancora la Boccassini, no, lasciatemi morire». Intanto nella chiesetta si continua a fare festa. La gente è felice, non smette di ballare e di cantare. Di questo, giunge voce a Maria De Filippi che, ben presto, raggiunge il luogo sacro in cerca di nuovi talenti da assoldare per “Amici”. E mentre Alfonso Signorini riesce ad ottenere l’esclusiva su “Chi”, il parroco racimola qualche generosa offerta in nome di Dio. Marino, sindaco di Roma, davanti alle telecamere dei tg, mostra fiero la dichiarazione di nascita del piccolo appena arrivato che, sebbene abbia genitori stranieri, entra di diritto a far parte della popolo italiano e del suo debito pubblico. Un applauso scrosciante e commosso interrompe il clima festoso: ancora una volta nella storia un Messia è italiano. E stavolta il suo nome non è Silvio.