RISSA TRA GENITORI, FIGLI ABBANDONANO CAMPO DI CALCIO

0

Pubblicato su Alganews

di Francesca Lagatta

Il problema della cattiva educazione nei giovani è senza dubbio una grossa piaga della società attuale. Soprattutto perché andrebbero rieducati certi genitori, prima ancora dei figli. Il dover essere sempre perfetti, dover stare sempre un gradino sopra agli altri: una visione distorta della vita che porta all’accanimento sui propri figli, costretti a recitare la parte degli invincibili, dei migliori (ma per spiegare il significato che assume il termine migliore nella nostra società, dovremmo aprire un capitolo a parte). Il che non li rende migliori per davvero, ma soltanto dei futuri adulti frustrati e infelici.

Ognuno deve essere libero di esprimere la propria natura, le proprie inclinazioni, con il rispetto dei tempi e delle capacità personali. Ma per certi signori, questo, è proprio un concetto difficile da comprendere.

Un esempio tangibile si è avuto durante una partita di calcio tra le squadre giovanili del Pisa e dell’Ospedalieri di qualche giorno fa. Ventidue ragazzi in campo, stanno dilettandosi in una sana competizione. Anche quando un compagno effettua un passaggio perfetto, l’attaccante sta per segnare, ma la balistica lo tradisce e il pallone non centra la rete. Nessun dramma, l’arbitro fischia e la partita ricomincia.

Un genitore, però, non gradisce che lo sforzo immane di suo figlio sia stato vanificato da un giocatore che si permette il lusso di sbagliare un tiro servitogli davanti alla porta. Urla e strepita, chiede di cacciare dal campo chi si è reso protagonista dell’errore madornale. Poi inveisce contro l’arbitro. Dal canto suo, il papà dell’altro ragazzo si innervosisce, non ci sta ad ascoltare gli insulti che piovono sul conto del figlio.

Comincia una lite che necessita l’intervento dell’allenatore del Pisa, volto noto ed ex difensore della Juventus: è il campione Alessandro Birindelli. Interrompe per qualche secondo la partita e invita i due litiganti ad usare la calma e a placare gli animi. I due sembrano dargli ascolto, ma dopo qualche minuto, dagli spalti ricomincia una bagarre verbale che degenera. A questo punto Birindelli ferma di nuovo il gioco. Stavolta però è stizzito e fa di testa sua. Raduna gli arbitri e i ragazzi, parlano fitto e sembrano essere tutti d’accordo. Con la naturalezza di chi è nel giusto, uno ad uno lasciano il campo. Tra gli applausi del pubblico, che assiste incredulo alla scena.

Lo sport è da sempre considerato strumento di aggregazione, il mezzo migliore attraverso il quale si riescono ad abbattere pregiudizi e barriere. Senza contare che tiene lontani gli adolescenti dai vizi della strada. Il compito dello sport è quello di educare ed unire, non di dividere. “La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci” campeggia spesso sugli striscioni mostrati al cielo negli stadi di tutta Italia. E Birindelli lo sa, visto l’esemplare schiaffo morale di cui è stato capace. Un gesto degno di encomio. Alla violenza non si risponde, ci si sottrae. Bisogna toglierle l’ossigeno. E quei ragazzi, stavolta, hanno seguito l’esempio giusto.

L’allenatore raggiunto dai microfoni dei giornalisti ha poi spiegato: «È un gesto educativo e formativo. Se non si comincia a educare i genitori, i bambini, che sono i giocatori del futuro, non impareranno mai».

Speriamo, dunque, che i due genitori abbiamo imparato la lezione dai propri figli.