CALABRIA. TERREMOTO SANITÀ, CESAREO ACCUSA: "SISTEMA COLLUSO"

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Pubblicato su Alganews

di Francesca Lagatta

Vincenzo Cesareo: tenete ben in mente questo nome perché presto balzerà, suo malgrado, agli onori di cronaca. E ci rimarrà per molto tempo. Lui è il direttore sanitario dello spoke Cetraro-Paola (Cs) e ieri si è reso protagonista di un atto di coraggio destinato a sconvolgere l’Italia intera e non solo la Calabria.

È nel piazzale dell’ospedale cetrarese e ha di fronte a sé Lino Polimeni, giornalista del programma televisivo Articolo 21. Questi chiede al medico se è sicuro di voler raccontare alle telecamere quello che ha minacciato di rivelare. La risposta è eloquente: «Non mi piego al sistema, io non ho paura». L’argomento, vede ancora una volta protagonista la questione della sanità.

Parla Vincenzo Cesareo, parla per un buon quarto d’ora, senza filtri. Urla quello che per troppo tempo, dice, è rimasto inascoltato. Racconta di un sistema lercio, colluso, denuncia delle malefatte indicibili. Il giornalista, a un certo punto, gli ricorda che ha una famiglia, dei figli. Lui non ha un minimo di ripensamento, anzi, rincara la dose. A supporto della sua teoria dice di avere dei documenti che fornirà alla redazione, che sarà libera di pubblicare. Come invece si erano rifiutate di fare molte altre redazioni giornalistiche e capirne il perché non è difficile da immaginare. Sa che questo gesto impavido potrebbero costargli il posto di lavoro e ben altri grattacapi. Ma non se ne cura. Dice che ciò che vuole è che sia fatta giustizia.

Il giornalista stesso è sconvolto, lo incalza, cerca di frenarne l’impeto ma non ci riesce. È un fiume in piena, ne ha per tutti. Fa nomi e cognomi. Dalla politica alla magistratura, non guarda in faccia nessuno. Lo aveva detto, prima o poi lo avrebbe fatto. Questo signore cetrarese, distinto, dai modi garbati e gentili, è un uomo la cui credibilità è stata minata spesso da menzogne e da accuse infondate, che la magistratura ha puntualmente rispedito al mittente.

Questo medico, la cui unica colpa di non essersi mai omologato a nessun altro sistema all’infuori di quello sanitario, non perde occasione per denunciare quello che a parer suo non collima con il termine legalità. È uno di quelli che piuttosto si spezza, ma non si piega.

L’alto Tirreno cosentino è letteralmente sconvolto dal suo estremo atto di coraggio, un gesto che potrebbe compromettere finanche il suo osto di lavoro. Lui, invece, è tranquillo e sereno. Sentito subito dopo la messa in onda dell’intervista-denuncia, ha affermato di non aver nessuna intenzione di fare un passo indietro.

Oggi presenzierà nella puntata pomeridiana di Articolo 21, appuntamento per le 14:30, e dice che sarà stesso lui a mostrare i documenti in suo possesso. «Ma voglio la controparte – ripete – voglio vedere se qualcuno ha il coraggio di rispondere alle mie accuse». Lo sa quest’uomo che le sue denunce avranno uno strascico giudiziario senza precedenti, ma lui pensa soltanto alla sanità, alla povera gente che continua a morire, a quell’ospedale di cui è stato direttore sanitario per quasi quindici anni: «Spero che sia chiara la mia posizione in merito alla chiusura dell’ospedale di Praia a Mare».

Sì, perché nonostante la sua battaglia, fuori c’è ancora qualcuno che lo addita come maggiore responsabile della riconversione dell’ex nosocomio. Ma le parole di oggi sono state la prova inconfutabile che si trattasse di un’accusa assurda e priva di ogni fondamento.

Ma ora, che succederà? Qualora dimostrasse di aver ragione, assisteremo davvero ad una magistratura che rimetterà le cose a posto?

Ecco il video denuncia: