RINO GATTUSO DRIBBLERÀ ANCHE LE ILLAZIONI

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Pubblicato su Alganews

di Francesca Lagatta

L’ennesima saga del filone processuale sullo scandalo del calcio scommesse, rivela un altro nome che fa tremare il mondo del calcio, puntuale come un orologio svizzero ogni qualvolta l’opinione pubblica sembra dimenticarsene: è la volta di Gennaro Gattuso, detto Rino.

Il noto campione rossonero si è visto recapitare l’avviso dell’iscrizione al registro degli indagati con l’accusa di frode sportiva, in quanto, a detta dei giudici, si sarebbe reso responsabile di scommesse illecite e partite truccate.

«Io non so neppure come si scommette, se risulterò colpevole mi uccido», ha dichiarato ai microfoni subito dopo la diffusione della notizia.

Ma chi è veramente Gennaro Ivan Gattuso? Nasce a Corigliano Calabro (Cs) il 9 gennaio 1978. A dodici anni, sulle orme di papà Franco, affronta il suo primo provino importante con il Bologna, che non lo prende, al contrario del Perugia, che ci vede lungo e lo assolda immediatamente. A 17 anni è in serie B, l’anno dopo approda in serie A, sfidando per uno scherzo del destino, proprio la società della squadra che non l’aveva voluto.

Nella sua carriera vince di tutto, nel 2006 è uno di quei campioni che farà gridare nel cielo di Berlino che l’Italia è campione del mondo. Nella stagione scorsa annuncia il ritiro ma non lascia il mondo del calcio, decide di intraprendere la carriera di allenatore. È sposato con Monica Romano ed è padre di due bimbi, Gabriella e Francesco. Fama e i soldi non gli hanno mai fatto montare la testa, è un uomo semplice e cordiale. Dei vezzi da star dei suoi colleghi, non ne conosce l’esistenza. Mai una pagina di gossip a lui dedicata, mai una notte brava immortalata dai flash in cerca di scandali. È un gran lavoratore, non ha mai smesso di affiancare l’attività sportiva a quella imprenditoriale, con la quale dà lavoro a tante persone.

Nel 2003 fonda una onlus, la “Forza Ragazzi”, che raccoglie i fondi da destinare ai giovani calabresi meno fortunati. Prende il comando della squadra di calcio della sua cittadina e segue personalmente quelli che chiama i suoi ragazzi, perché vuole tenerli lontani dalla strada e dai vizi, ripete nelle sue interviste. Nell’assoluto silenzio mediatico, spende il suo tempo libero tra beneficienza e dedizione agli altri. Chiedetelo a quei bambini, tanti, a cui ha regalato Natali inaspettati e momenti di gioia, chiedete alle case-famiglia, di quanta generosità è dotato Gennaro Gattuso.

Ha rappresentato la Calabria migliore sin dal suo debutto e per i suoi conterranei è soltanto un calciatore inimitabile, un uomo nelle cui vene scorre quella grinta tipica della nostra gente che gli è valso il soprannome di Ringhio; Rino è l’altra faccia della Calabria, quella dei talentuosi, geniali, onesti, che smontano in pezzi quell’ignobile pregiudizio che li vorrebbe tutti affiliati alla ‘ndrangheta.

Eppure l’uomo appena descritto è la stessa persona indagata dal sistema giudiziario italiano per reati infamanti, finalizzati a guadagni da capogiro. Ma proprio in queste ore, dopo aver lanciato la bomba mediatica, arrivano già le prime notizie che potrebbero smentire un suo presunto coinvolgimento.

Come per l’ex laziale Cristian Brocchi (anch’egli coinvolto nell’accusa), non risultano conti o giri di soldi sospetti che possano dimostrare che Gattuso faccia parte dell’organizzazione criminale che ha esteso il suo giro d’affari sino a Singapore. A far passare quest’uomo per un manipolatore seriale di campionato, ci sarebbero tredici messaggi mandati da colui che sarebbe il capo dell’organizzazione, ovvero Francesco Bazzani, al cellulare di Gattuso, ai quali quest’ultimo non ha mai risposto. Ah sì, c’è poi un altro grave indizio di colpevolezza secondo gli inquirenti. In un dopo partita, Bazzani raggiunge un centro sportivo dove “presumibilmente e ragionevolmente si trovava il calciatore”, dice la Procura.

Questo è bastato alla stampa italiana per sbatterlo in prima pagina senza la minima tutela per un’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode. Assurdo. Come l’intero filone giudiziario che, sbandierato ai quattro venti, in tre anni non ha visto emettere neppure una sentenza.

Nel frattempo che sia fatta chiarezza e possa dimostrare la sua innocenza, rimane l’amaro in bocca per questa Italia che sempre più danneggia gli onesti e difende i colpevoli.