IL METODO STAMINA, VERITÀ A CONFRONTO

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Pubblicato su Alganews

di Francesca Lagatta

Il compito di un addetto all’informazione è quello di riportare le notizie nella loro integrità. Che siano esse d’accusa o di difesa. Perciò è giusto dire che se da un lato c’è un un’informazione convinta che il metodo stamina sia un grande imbroglio, dall’altra parte ci sono le famiglie delle persone malate che chiedono a gran voce la sperimentazione cellulare di Davide Vannoni. Se da un lato i più grandi scienziati d’Europa respingono ogni ipotesi di efficacia, dall’altro ci sono delle mamme convinte che i loro figli subiscano evidenti miglioramenti. Una di loro afferma che, ad ogni modo, il metodo Stamina al massimo può portare dei benefici alle patologie dei loro cari che, di per sé, sono già invalidi al 100%. Ma il mondo scientifico, continua a sostenere addirittura l’insorgere di malattie ancora più gravi, quali l’Aids, il morbo della mucca pazza o tumori. Le ultime notizie poi, vogliono un Davide Vannoni che speculerebbe sulla disperazione di questa gente per costruire un impero economico.

Per ricostruire gli ultimi giorni di cronaca bisogna però risalire al 2007. È l’anno in cui Vannoni, che non è un medico ma un docente di sociologia e autore di testi di psicologia della pubblicità, viene sottoposto ad una terapia a base di cellule staminali in Ucraina. La cura è talmente efficace che il sociologo, con l’aiuto di due biologi ucraini, torna a Torino e comincia la sua attività di sperimentazione sugli effetti terapeutici delle infusioni di cellule staminali. Tra le malattie che risulterebbero reagire in modo benevolo, ci sarebbero ictus, morbo di Parkinson e addirittura la Sla.

La notizia ha una risonanza immediata e sono decine le persone disposte a fare da cavia. Vannoni dice che le cure sono gratuite ma nel 2009 c’è chi lo accusa di aver chiesto soldi alle famiglie. Si azzardano anche le cifre: da ventimila a cinquantamila euro. Questa notizia non è del tutto falsa, ma c’è un però. Lo spiega il dottor Marino Andolina, vicepresidente della Fondazione Stamina, quando gli chiedo se Vannoni abbia mai ricevuto dei soldi dalle famiglie. La risposta, contrariamente alle aspettative, è sì.

Mi dice che è una questione risalente al 2008, quando il metodo Stamina era all’inizio della sperimentazione. Le famiglie erano disposte a tutto pur verificarne l’efficacia e chi aveva le possibilità economiche, aveva inoltrato delle donazioni per aiutare la ricerca. Andolina precisa ancora che chi non aveva potuto contribuire, aveva ugualmente usufruito delle cure. Dal 2009 in poi, aveva smesso di prendere qualsiasi tipo di donazione quando aveva avuto l’appoggio delle istituzioni che gli consentivano di portare avanti il progetto senza il sostegno delle famiglie.

È  lì che il mondo della scienza avanza le prime critiche al metodo Stamina, che lo accusa di non avere nessuna convalida scientifica. Unitamente la stampa avanza l’ipotesi dell’esistenza di alcune società fittizie riconducibili alle attività della sperimentazione staminale. Così il magistrato Raffaele Guariniello avvia un’indagine col fine di chiarire l’intera vicenda. L’Italia si divide in due, ma Vannoni continua per la sua strada, sulla quale trova alcuni luminari a supportare la sua teoria.

Uno di questi è proprio il medico Marino Andolina che nel 2011 riesce ad ottenere l’autorizzazione ad impartire le cure staminali presso l’Ospedale di Brescia, classificando il metodo terapeutico come “cura compassionevole”. A dispetto del termine, compassionevole non sta ad indicare una cura eseguita per compassione, bensì è la dicitura scientifica “che si riferisce alla possibilità di anticipare una terapia già in fase di studio clinico, che benché non completa, è di ipotizzabile commercializzazione una volta appuratala sua sicurezza oltre che l’efficacia (Prof. Giorgio Dobrilla)”.

Nel 2012 l’Ufficio Brevetti degli Stati Uniti respinge la domanda di depositare il brevetto scientifico perché ritiene che la documentazione sia insufficiente. Vannoni ha la possibilità di ripresentare la domanda ma rinuncia. Poco dopo, l’indagine di Guariniello spinge la Procura a rinviarlo a giudizio insieme ad altri 11 indagati, formulando l’ipotesi di somministrazione di farmaci imperfetti e pericolosi per la salute pubblica, truffa e associazione a delinquere. Non è tutto. All’inizio del 2013 Nas e Aifa effettuano un’ispezione nell’ Ospedale di Brescia, riscontrando la mancanza di igiene e una documentazionecarente rispetto ai termini di legge. Ma la notizia vera e propria è che nei preparati cellulari, non sarebbero state trovate quantità sufficienti di cellule staminali mesenchimali.

Dicono in pratica, che la cura Stamina non contiene cellule staminali, ma una dose massiccia di inquinanti pericolosi. Ma anche qui Andolina smentisce l’illazione facendo riferimento ad un comunicato stampa del Ministero della Sanità, il 173, nel quale si evince chiaramente l’esistenza della cellule sopra citate.

È il momento in cui il caso del controverso metodo terapeutico passa all’attenzione dell’opinione pubblica. Il programma “Le Iene” si interroga sulla veridicità della vicenda e lo fa fugando i dubbi entrando direttamente nelle case dei bambini sottoposti alla cura.

La piccola Sofia è gravemente malata ma quando subisce le infusioni di staminali riesce a muoversi, a dare segni di vita, i suoi muscoli si rilassano e riesce a deglutire meglio. O almeno, questo è quello che mostrano le telecamere e che i suoi genitori sostengono a gran voce. Sulla base di ciò che si palesa, i malati scendono in piazza e, generando il caos, chiedono alle istituzioni di potersi curare con il metodo Stamina. Dal Parlamento non possono non ascoltare.

Il 15 maggio 2013 la Camera dei Deputati approva all’unanimità la sperimentazione. Una settimana vengono stanziati 3 milioni di euro. Il 21 giugno è la data in cui Vannoni avrebbe dovuto consegnare la documentazione scientifica all’Istituto Superiore della Sanità, all’agenzia del Farmaco e al centro Nazionale dei Trapianti, ma questi rinvia nuovamente l’incontro e lo farà per ben due volte. Il Ministro Beatrice Lorenzin nomina comunque l’entourage che vaglierà l’andamento della sperimentazione per un anno, ma il 30 giugno, termine fissato per la consegna della documentazione, Vannoni rimanda ancora. Una settimana dopo la rivista scientifica Nature scrive una lettera la Governo Italiano nella quale chiede di prendere le distanze metodo Stamina che, a suo dire, non ha ragione scientifica.

A smontare l’accusa ci pensa Camillo Ricordi, esperto di trapianti, che si dichiara invece favorevole. Dopo tanto sperare, finalmente il 1° agosto 201 il protocollo del metodo Stamina viene consegnato all’Istituto Superiore della Sanità. Quattro giorni dopo il patologo Luigi Pati, a nome di tanti suoi colleghi, ne chiede la pubblicazione affinché possa essere verificato. Lorenzin risponde che il metodo è secretato e che può essere usato solo nell’ambito della sperimentazione supportata dal Ministero della Salute. Nel settembre 2013 lo stesso comitato scientifico istituito dal Ministero, stila un rapporto generale che dà ragione agli scettici. Il documento contiene accuse pesanti, dalle quali si evince che il metodo non ha nessuna consistenza scientifica.

Un mese dopo, il 10 di ottobre, le commissioni parlamentari Affari Sociali e Sanità di Camera e Senato impongono lo stop immediato alla sperimentazione. I malati mettono in atto a Montecitorio una protesta esemplare, che vede addirittura un manifestante inscenare una vera e propria crocefissione. Vannoni ricorre al Tar, il verdetto arriva il 4 dicembre: le cure staminali devono proseguire.

Da un lato le famiglie si riappropriano della speranza, dall’altro l’informazione avanza ipotesi sulla malafede di Vannoni. Un’inchiesta de L’Espresso ci parla di due società svizzere con sede a Lugano, che fanno riferimento all’imprenditore Gianfranco Merizzi, principale finanziatore e partner industriale.

Questi è il titolare dell’azienda farmaceutica della Medestea, che già nel 2008 aveva creduto nel progetto del Presidente della Fondazione Stamina, elargendo una donazione di oltre 400.000 euro. Si parla ancora di numerosi laboratori pronti alla sperimentazione delle cellule al di fuori dei confini italiani: San Marino, Messico, Honk Hong, Capo Verde. Nessun mistero, mi dicono alcune mamme. Sono state loro a voler tentare la carta della sperimentazione all’estero, per via di tanti ostacoli riscontrati in Italia. Non solo, molte di loro hanno chiesto di farne parte. Ma il giorno seguente un’altra indagine, prova nuovamente a far tremare la Fondazione Stamina. Viene rivelato il contenuto delle mail intercorse tra una biologa del team di Vannoni e il patologo Ricordi. In una di queste si legge: “Non abbiamo mai valutato l’espressione genica delle nostre cellule e non sappiamo se esprimano quei fattori che sono essenziali per mantenere il loro stato di cellule staminali”. Si torna a parlare dei fondi che Vannoni avrebbe preteso dalle famiglie e delle dichiarazioni dell’Ospedale di Brescia che afferma di non riscontra benefici nei pazienti.

Anche qui Marino Andolina risponde alle mie domande. Mi dice che le cellule alle quale quali si riferisce la biologa sono quelle embrionali, che loro non usano, perché le ritengono addirittura pericolose, a differenza di quelle eschesimali, che sono invece alla base dei loro preparati. E sul mancato riscontro dei benefici, sono pronti ad mostrare una cospicua documentazione che attesti l’esatto contrario. A questo punto gli chiedo, dando per scontato che ciò che mi dice corrisponda alla realtà dei fatti, perché mai ci sia questo intento di boicottare la sperimentazione. Le sue risposte sono forti, le accuse pesanti. Sa che le sue esternazioni diventeranno pubbliche ma forse è proprio quello che vuole. Vuole che tutti sappiano anche l’altra verità. Poco dopo è il momento della lunga conversazione con Sara Fontana.

Ha il piglio di una leonessa questa donna. È la mamma di Leo e Alessandro, nati geneticamente perfetti, che hanno subìto l’accanimento del destino, meschino, poco dopo essere venuti alla luce. Mi racconta la sua storia, le sue paure. Mi racconta di quanto dolore occorra per andare avanti. Questa mamma non vuole sapere ragioni. A lei poco importa se Davide Vannoni si costruisca un impero economico commercializzando le cure staminali, a lei interessa soltanto che il metodo Stamina riesca a restituire un po’ di dignità ai suoi figlioletti, in modo particolare a Leo, condannato a non vedere, a non sentire, a non deglutire, a non ridere, a non piegare i suoi muscoli. E neppure a piangere come tutti i bambini del mondo.