PERCHÈ LE ARMI CHIMICHE SIRIANE A GIOIA TAURO?

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Pubblicato su Alganews

Di Francesca Lagatta

La politica, così come dichiarato alla stampa, vorrebbe far sembrare che la Calabria diventerà il simbolo della pace mondiale perché, nei fatti, sarà la protagonista indiscussa delle operazioni volte a distruggere le armi pericolose per il mondo intero. I politici, locali e non, si sono pure esaltati, perché quando si tratta di fungere da discarica, la Calabria, solitamente ribattezzata Calafrica dai connazionali che abitano un po’ più su, mette tutti d’accordo.

Le operazioni saranno così organizzate: un’imbarcazione danese, carica di 1.500 container, approderà dunque nel porto del Reggino. L’armamento tossico e chimico (chi più ne ha, ne metta), verrà traslocato successivamente in una seconda nave, la quale provvederà a raggiungere il largo, dove il famigerato arsenale verrà disintegrato. Le operazioni dovrebbero durare un paio di mesi, salvo complicazioni.

Ma c’è poco da esaltarsi, nonostante il mondo voglia riconoscerci l’effimera medaglia di pacieri, perché il rischio di contagio sarà molto elevato. E non solo quando le armi sosteranno nel porto, in barba a qualsiasi rassicurazione, ma soprattutto quando saranno fatte esplodere in mare che, benché sarà quello oltre ai confini territoriali, disperderà comunque i veleni in ogni dove. Basti pensare di quanti e quali veleni saranno portatori i prodotti ittici che finiranno sulle nostre tavole.

I Gioiesi insorgono, il sindaco Renato Bellofiore teme addirittura ritorsioni personali nel caso in cui non riuscirà ad evitare la tanto temuta “missione di pace”. Stavolta si è incavolato pure il Presidente della Calabria, Giuseppe Scopelliti, che si è detto estremamente contrario e preoccupato per l’insorgere di una guerra civile. Ora, per la guerra civile non c’è da preoccuparsi affatto, ma sulla decisione di usare il porto calabrese come deposito di armi chimiche sarebbe stato opportuno incavolarsi già quindici giorni fa, quando la notizia fu comunicata entro le mura di Palazzo Alemanni e fu taciuta. E intanto i gioiesi si interrogano sulla sventurata scelta, l’ennesimo colpo per una terra già devastata che continua a chiedersi il perché.

Una spiegazione (poco) plausibile ce la fornisce il settimanale d’inchiesta L’Espresso: “L’approdo calabrese è stato scelto per il transito degli armamenti in quanto “sorvegliato speciale” degli Stati Uniti da oltre dieci anni e per la sua posizione strategica.” Bene, ma il fatto che il porto sia sorvegliato per impedire attacchi terroristici non giustifica affatto una scelta così sciagurata, che ha il sapore della solita tragedia annunciata che nessuno vuole evitare. Non sarebbe stato più logico far saltare le armi nei pressi dei luoghi del sequestro, e cioè poco oltre le acque territoriali della Siria, evitando così un ulteriore sperpero di denaro dall’entità indecifrabile? Raccontateci la verità, qual è la reale necessità del transito obbligatorio nel porto di Gioia Tauro?