ALTA CALABRIA E BASILICATA: QUESTO MATRIMONIO S’HA DA FARE?

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Pubblicato su Alganews

di Francesca Lagatta

Da un po’ di giorni, tre comuni dell’alto Tirreno cosentino sono interessati ad una raccolta firme con la quale si vorrebbe chiedere, successivamente, il referendum per annettersi alla Regione Basilicata. Legalmente una cosa fattibile.

La scissione tra i calabresi e la Calabria prende vita sicuramente per la questione della chiusura dell’ospedale di confine, l’ex nosocomio civile di Praia a Mare, durante la quale è emerso il totale abbandono da parte della politica e delle istituzioni bruzie. Delusi e amareggiati, circa 15.000 cittadini hanno pensato di approdare burocraticamente nella vicina Basilicata che, oltretutto, sarebbe tra le migliori regioni d’Italia in ambito sanitario.

Il successo dell’iniziativa ha letteralmente travolto i tre comuni, tanto da far pensare che l’idea riesca prima o poi a concretizzarsi. Forse, però, prima di prendere tale decisione e lasciarsi prendere dall’entusiasmo, ci sarebbe da riflettere ed informarsi. Il che non significa che il progetto “La Grande Lucania” sia una cattiva idea, ma prima di fare i salti di gioia, meglio leggere quanto segue. Ecco una serie di affermazioni errate che pubblicizzano la forma di protesta:

• In Basilicata non si paga il ticket. Falso. Si paga, eccome. Gli esenti sono, come dappertutto, quelle persone che non raggiungono il reddito. L’unico vantaggio che si ha è quello di presentare agli uffici preposti un’autocertificazione senza dover aspettare l’iter della burocrazia.

• La Basilicata fornisce il Bonus idrocarburi. Falso. Il bonus, che varia a seconda della quantità annuale di estrazione di petrolio, è stato erogato per due anni (per un massimo di 150,00), ma non è una costante. Nel 2013, per esempio, i lucani non ne hanno usufruito.

•La Basilicata riconosce l’indennizzo per ragazze madri. Vero. Ma si tratta di poco più di 100,00 euro. Per cui se una ragazza madre non avrà il supporto di altra entrate, quali lavoro o sostegno familiare, il suddetto indennizzo serve comunque a poco o a niente.

• In Basilicata i tempi per l’erogazione degli assegni di mobilità sono brevi. Falso. Gli assegni di mobilità sono erogati dall’Inps, che è un ente nazionale, non regionale. I tempi, dunque, sono uguali per tutti. Nel caso in cui si verifichino episodi con erogazioni in tempi brevi, dipende dal ridotto numero delle domande, non certo da una migliore burocrazia.

• Annettendoci alla Basilicata usufruiremmo dell’assistenza del 118, in regime di Pronto Soccorso  dell’ospedale di Lagonegro. La notizia è sicuramente vera, ma i tempi rimangono comunque alti (20-25 minuti, in condizioni meteo normali). Non si risolverebbe di certo il problema dell’emergenza/urgenza sanitaria dei comuni di Praia a Mare, Tortora e Aieta.

• Negli ospedali della Basilicata i tempi degli esami clinici sono ridotti. Chiaramente è falsa. Ma questa non so proprio dove è stata pescata.

Sono sicuramente vantaggiose, invece, la riduzione dell’Irpef, dell’Irap, dell’Rc Auto e la collocazione del Tribunale. Ma c’è ancora un aspetto, ancora più grave, che bisogna valutare attentamente. Perché non ci sarà nessuno che ve lo venga a spiegare, non prima che farete parte della Basilicata.

Un uomo che sta seguendo da vicino la vicenda, fa notare come la Basilicata provi a richiamare a sé, di questi tempi, un bel po’ di territori, tra i quali il Vallo di Diano e il Cilento, oltre che i tre comuni della provincia cosentina. E’ vero, è una storia vecchia quella dell’annessione alla Basilicata e qualcuno adesso vuole far leva sul malcontento per l’ospedale. Qualcosa del genere si era già sentita tempi addietro, ma sembrava fosse un fatto unicamente legato a questioni politiche. Forse è un errore, forse no, forse la ragione, come spesso accade, sta nel mezzo.

L’uomo, che si scopre poi essere un addetto ai lavori, fa una rivelazione importante spiegando i reali motivi, secondo al sua versione, per i quali la Basilicata supporti tali iniziative: «Ai petrolieri interessa il Vallo di Diano e tutto il delta del Noce da molti anni. Loro già sanno. Quindi tra qualche anno vi potreste trovare le trivelle sull’alto Tirreno se facesse parte della Basilicata. Così come tutte le altre zone coinvolte. Non ci sono altri motivi, è solo per l’estrazione del petrolio. Ma se per il Vallo di Diano ci sono già i comitati che si oppongono, per il delta del Noce e tutta la valle, no. E quindi ci provano da questo versante. […] Qui esistono delle pareti rocciose a cui e stato dato il nome della zona, “rocce lagonegresi”. Dove ci sono queste rocce c’è alta probabilità che ci sia il petrolio. Un anno fa l’università della Basilicata ha finanziato la microzonazione motivando ufficialmente tale operazione come studio del fenomeno del dissesto idrogeologico».

Insomma, il trucco c’è e comincia a vedersi.