ARMI CHIMICHE IN CALABRIA? GRAZIE SCOPELLITI

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ARMI CHIMICHE IN CALABRIA? GRAZIE SCOPELLITI

L’ARRIVO DELLE ARMI CHIMICHE PORTERÀ ALLO SFRATTO DELLE ABITAZIONI NEI PRESSI DEL PORTO

Albania e Sicilia ha detto no. Quindi, di conseguenza, contrariamente a quanto afferma il Presidente Scopelliti, qualcuno in Calabria deve aver detto sì. È quanto emerge dalle indiscrezioni trapelate nelle ultime ore sulla questione delle armi chimiche siriane che approderanno nel porto di Gioia Tauro.

Il Presidente, in una rara intervista di due giorni fa, si era detto sfavorevole all’operazione e piuttosto turbato. La colpa, dunque, era stata fatta ricadere unicamente su Palazzo Chigi, reo di aver indicato il porto del Reggino, senza aver chiesto il parere della politica regionale.

Notizia che aveva fatto immediatamente storcere il naso. Un’operazione del genere richiede autorizzazioni, documenti, studi di fattibilità che coinvolgono in modo imprescindibile gli organi istituzionali locali. Ciò trova riscontro in un articolo de Il Corriere della Calabria  che non solo conferma quanto presunto due giorni fa, e cioè che il Presidente sapesse da tempo e che il suo ruolo sia stato fondamentale per dare il via alle operazioni, ma spiega chiaramente il perché le armi siriane vengano adagiate nel porto di Gioia Tauro.

La verità sarebbe un baratto tra Scopelliti e il Governo Letta, con il quale si sancirebbe l’accordo di portare l’arsenale nell’approdo calabrese in cambio del riconoscimento della zona Zes. La Zes è una Zona Economica Speciale, alla quale vengono destinati ingenti fondi per il rilancio dell’economia, prevalentemente nel settore turistico.

L’arcano mistero, dunque, pare essere svelato, e anche questa volta a motivare una simile decisione sarebbe stata la promessa di una fiorente condizione economica. Tanto in Calabria, quale rischio si corre? Per un po’ la questione farà capolino nei titoli dei giornali, poi, ognuno continuerà a lamentarsi da casa propria. Il Presidente lo sa, lo ha imparato bene in questi quasi quattro anni, per questo impone le proprie decisioni senza batter ciglio. Senza alcuna preoccupazione.

Dal suo account Twitter bacchetta persino i sindaci del comprensorio che hanno presenziato alla riunione tenutasi a Roma nei giorni scorsi e che non sono riusciti ad ottenere gli esiti sperati: “Oggi abbiamo avuto l’ennesima testimonianza della debolezza della classe politica calabrese. A Gioia Tauro leoni, mentre a Roma…”, tuona il Presidente. Come se la colpa, adesso, fosse dei sindaci, come se lui fosse estraneo alle responsabilità di ciò che potrebbe accadere. Lui prende le decisioni per questa regione e gli altri sono i …leoni. Da quella riunione è emerso, oltretutto, anche un altro fatto grave: chi risiede nei pressi del porto gioiese nel raggio di alcuni chilometri, si vedrà sfrattato dalla propria casa, in fretta e furia, affinché le operazioni procedano in assoluta sicurezza. Dicono loro.

In realtà pare che in termini di sicurezza l’operazione violi anche le più piccole norme. Intanto tutto è già stato deciso, la “missione di pace” si farà al di là di tutte le parole che vorremo dedicare alla spinosa questione e di quelle che vorranno far credere. Neanche stavolta riusciremo a fermare il disegno politico che qualcuno ha scelto per noi. Di tutto il resto, poco importa. Ora, solo un’ultima domanda: ma perché il Presidente Obama le armi chimiche siriane non le ha fatte esplodere nelle acque del suo immenso e incantevole oceano?

Pubblicato su Alganews,  di Francesca Lagatta