LA MAFIA RIALZA LA TESTA, VIA LA SCORTA A CAPITAN ULTIMO

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LA MAFIA RIALZA LA TESTA, VIA LA SCORTA A CAPITAN ULTIMO

PER UN CAVILLO BUROCRATICO CAPITAN ULTIMO NON POTRÀ ESSERE PROMOSSO A GENERALE

Era il 1993, lo Stato era ancora scosso per i delitti di mafia che qualche mese addietro avevano coinvolto Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e in quel di Palermo si respirava un’aria strana. Come se la morte dei due giudici avesse annullato un po’ quell’ombra di omertà che da anni oscurava i cieli della cittadina siciliana. Si intuiva, insomma, che l’arresto del capo dei capi sarebbe avvenuto da un momento all’altro. Così, la mattina del 15 gennaio dello stesso anno, alle ore 8:55, la storia di Cosa Nostra stava per subire la prima, vera battuta d’arresto.

Il collaboratore di giustizia Baldassarre Di Maggio, dal furgoncino dei Ros nel quale si trovava, scorse la sagoma di Salvatore Riina mentre si apprestava ad entrare nell’auto guidata dal suo autista. Soltanto cinque minuti più tardi, al primo incrocio della sua villa in via Bernini, l’ufficiale detto Capitan Ultimo, allora capo del Crimor, ammanettava dopo oltre vent’anni di latitanza il reggente della cosca più sanguinaria del dopoguerra.

Sergio De Caprio, questo il nome del carabiniere, da quel momento entrò di diritto nella storia della Repubblica Italiana. Di lui viene detto di tutto, viene coinvolto in numerosi processi e addirittura viene messo in discussione quando l’allora magistrato Antonio Ingroia lo accusò di favoreggiamento alla mafia, quando, a suo dire, si era reso colpevole di aver ritardato la cattura del boss corleonese. Per vent’anni sarà caccia alla sua identità ma, benché ne sentiremo spesso la voce, l’unico volto che conosciamo di Capitan Ultimo è quello dell’attore Raoul Bova che lo impersona nell’omonima fiction televisiva.

All’eroe antimafia, chiaro bersaglio di Cosa Nostra, sin da subito gli viene affidata la scorta, che lo segue ovunque fino all’ottobre 2009, quando per un errore, dicono, lo lasciano solo per tre mesi. Condizione che fortunatamente dura poco e nel gennaio del 2010 viene ripristinata.

Pochi giorni fa, le intercettazioni ambientali nel carcere di Opera, riconfermano Totò Riina il capo della consolidata organizzazione criminale. Le minacce che giungono da quei pochi metri quadrati della cella nella quale è rinchiuso, sono piuttosto gravi. La mafia rialza la testa e, a modo suo, rivendica giustizia. Vuole eliminare il giudice Di Matteo, com’è noto, i collaboratori di giustizia, i traditori e soprattutto chi gli ha inferto la battuta d’arresto. I motivi per allarmarsi, ci sono tutti.

Ma contemporaneamente, giunge notizia che, per un cavillo burocratico, il colonnello De Caprio non potrà essere promosso a generale; tanto più dal prossimo 24 gennaio non potrà più usufruire della scorta. Così ha deciso il Comitato per la Sicurezza presieduto dal Prefetto di Roma, secondo la rivelazione di Panorama. Sarà dunque costretto a girare per le vie di Roma in motorino, per confondersi tra la gente, per non dare nell’occhio, proprio lui che di gente nascosta ne ha arrestata tanta.

Perché dopo 21 anni si è deciso senza se e senza ma, che il Colonnello Sergio De Caprio non è più degno della protezione da parte di quello Stato per il quale ha stravolto e rischiato tutta la sua vita.

Pubblicato su Alganews, di Francesca Lagatta