IMMIGRATI CON LE BOCCHE CUCITE, UNA VERGOGNA PER L'UMANITÀ

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IMMIGRATI CON LE BOCCHE CUCITE, UNA VERGOGNA PER L'UMANITÀ

Pubblicato su Alganews

Siamo il Paese della vergogna. Il video shock sui trattamenti che alcuni addetti avevano riservato agli immigrati sbarcati a Lampedusa, ha fatto il giro del mondo. Spogliati nonostante il gelo, disinfettati come gli appestati e lavati con le pompe dell’acqua come se quei corpi, dentro, non avessero un’anima. Un video, quello, che ci costò l’ammonizione dell’Ue e la conseguente minaccia di non ricevere più fondi. Vergognoso, all’ennesima potenza: sembrava di rivedere le scene ripugnati dei lager. Uomini trattati peggio ancora delle bestie.

Ma le istituzioni, dopo le solite noiose, immancabili parole di indignazione, hanno lasciato correre, hanno lasciato che quegli uomini, per gridare il loro dolore, arrivassero a cucirsi la bocca. Con ago e filo.

Nel giro di 15 giorni, abbiamo scritto le più riprovevoli pagine di cronaca sull’immigrazione, dopo quelle sulle centinaia di morti che non siamo stati capaci di evitare, nonostante i miliardi spesi dallo Stato per avere una delle flotte mercantili tra le più moderne. Allora la protesta durò una settimana e si concluse quando le istituzioni promisero imminenti miglioramenti delle condizioni nei centri d’accoglienza e una minore durata della permanenza. Era soltanto il 21 dicembre scorso.

Oggi, a poco più di un mese, siamo costretti ad assistere alla stessa scena. Tredici immigrati, sette dei quali già coinvolti nella manifestazione precedente, hanno ripreso ago e filo e hanno trafitto le loro carni per dire basta alle loro condizioni disumane. Da ieri sera, inoltre, hanno annunciato uno sciopero della fame che durerà ad oltranza. Sono indifese, queste persone, urlano e non le sente nessuno. Scappano dalle loro terre pensando di sfuggire alla crudeltà della guerra, ma quando arrivano in Italia si trovano a doversi difendere da vili pregiudizi e dalla sordità della politica, distratta da cose più importanti, ad esempio come rifare le porcate sulle leggi elettorali o come difendere un condannato e farne eleggere un altro.