Lettere alla redazione | La mafia è una montagna di merda, parola di ex picciotto

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LA MAFIA È UNA MONTAGNA DI MERDA. PAROLA DI UN EX PICCIOTTO

LA MAFIA È UNA MONTAGNA DI MERDA: ECCO LA TESTIMONIANZA DI UN COLLABORATORE DI GIUSTIZIA

Pubblicato su Alganews

di Francesca Lagatta

“La mafia è una montagna di merda”, tanto per dirla alla Peppino Impastato. Lo sentiamo ripetere ogni giorno dalle persone che la combattono, che la reprimono, che cercano con fatica di toglierle l’ossigeno. Ormai anche i muri le hanno imparate queste parole, tanto che queste affermazioni appaiono quasi scontate.

Ma una sera riceviamo una lettera. Un ragazzo mi chiede se posso scrivere per lui che la mafia fa schifo.

È timido, parla poco, a stento, mi chiede se io lo conosca. Ci suggerisce di cercare il suo nome nei motori di ricerca e restiamo di stucco. Quell’uomo è un collaboratore di giustizia coinvolto in uno dei casi più drammatici e noti della cronaca nera italiana, accaduti non troppo tempo fa. Davanti a noi una persona che quelle montagne le ha scalate più di una volta. Le sue parole, dunque, pesano come un macigno e sono per nulla scontate. Lo Stato gli ha inflitto 17 anni di detenzione e 5 di libertà vigilata, e lui di anni ne ha soltanto 40. È seguito dagli assistenti sociali che lo stanno riabilitando all’ingresso nella società. Ha pagato i suoi debiti con la giustizia e si descrive come un uomo nuovo.

Ecco il suo racconto:

«Ero piccolo, un ragazzino, quando ho cominciato a frequentare certi ambienti. Non so perché. All’improvviso ti ritrovi in certi giri che non sai neanche tu come ci sei entrato. O stai dentro, o ti fanno fuori. Devi accettare tutto quello che ti dicono. Diventi una pedina. Perdi la tua dignità, la situazione non la controlli più.

Ho passato i miei anni migliori dietro le sbarre, ma se oggi sono un milite di giustizia non è per quello, è perché ho perso tutto. All’inizio cominci a guadagnare qualche soldo e ti senti onnipotente, poi ho cominciato a fare la conta dei miei amici morti ammazzati. Ho perso l’affetto delle persone a me più care. Ho perso la stima della gente. A 40 anni mi ritrovo con 22 anni di vita che nessuno mi ridarà indietro, non ho un lavoro, non ho una compagna. […].

A volte pensi che quella vita sia normale, che siano gli altri a non aver abbastanza coraggio. Poi guardo i giovani come te, siete in tanti, e mi rendo conto che questa società non è del tutto perduta, che ad aver coraggio siete voi che rimanete onesti. In tutto questo tempo ho riscoperto il valore dell’onestà e ho capito che solo quella è la strada giusta. Ho saldato i miei debiti ed ora ho cominciato da zero. Non ho più niente ma è come se fossi rinato. Quella vita semina solo odio, morte e sangue. Non vince nessuno. Mai. Mandate questo messaggio da parte mia a tutti».