La drammatica storia di Anna e suo marito: lei aspetta un figlio, entrambi perdono il lavoro

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La drammatica storia di Anna e suo marito: lei aspetta un figlio, entrambi perdono il lavoro

Pubblicata su Alganews

ANNA E IL MARITO LANCIANO UN APPELLO: “AIUTATECI A VIVERE”

Quella che vi stiamo per raccontare è una delle tante storie che giungono in redazione . Ma non ci si abitua mai alla disperazione, e dubito che prima o poi ci si riusca.

Anna (la chiameremo così per questioni di privacy) è una futura mamma che vive in Toscana. Il suo pancione è ormai al sesto mese di gravidanza. Lei e suo marito sarebbero al settimo cielo, se non fosse che da mesi hanno perso entrambi il lavoro. Lei 25 anni, 3 lauree da traduttrice e interprete, di cui una conseguita all’estero. Con spirito di sacrificio ha terminato gli studi anzitempo e parla fluentemente quattro lingue straniere. Non è tutto, impartisce anche lezioni di matematica, fisica, storia, filosofia, italiano e informatica. Per di più realizza personalmente oggetti e idee regalo. Questa donna in altri tempi e in altri luoghi, forse, sarebbe oberata di lavoro.

Suo marito ha 36 anni, è un uomo di grande cultura. Ha iniziato dai lavoro più dignitosi fino a ricoprire posti di responsabilità presso importanti aziende italiane, ma cerca occupazione anche come operaio e impiegato, l’importante, mi dicono, è riavere indietro quella dignità che sentono di aver perso.

Questi due futuri genitori provano di tutto: mandano curriculum a destra e a manca, si affidano agli uffici preposti, affiggono annunci ovunque. Chiedono aiuto fin anche al parroco della loro cittadina, all’intera Diocesi. Non chiedono assistenza o Caritas, ma un aiuto concreto per trovare almeno un posto di lavoro, almeno per suo marito. I pochi soldi risparmiati gli avevano garantito un tetto sul capo, che ora scricchiola come le loro certezze.

Sono già due i mesi di affitto che non sono stati saldati, e prima di febbraio, dicono, non avranno più neanche i soldi per la spesa. L’umidità rende scivoloso il pavimento e le stanze sono aride e fredde, che per una donna in gravidanza, significa salute a rischio per madre e figlia. Mettete in conto anche l’insonnia, provocata da tutto questo turbamento, e poi andate a dire a questa donna che portare in grembo una creatura sia uno stato di grazia. Rischiate che vi mandi a quel paese.

La sua paura più grande è che i servizi sociali non li riterranno idonei per il ruolo di genitori. A rendere ancora più insopportabile una situazione già di per sé inaccettabile è stato il totale abbandono da parte delle famiglie. Una madre che si impossessa delle borse di studio risparmiate parsimoniosamente dalla figlia, e di un risarcimento di un incidente dove la giovane, all’età di 8 anni, aveva quasi perso la vita; un padre che li accusa di essere i responsabili della situazione nella quale versano; l’altra madre, pensionata a 4 stelle, che è troppo impegnata a godersi la propria vita. Fanno appello a chi vorrà offrire un’occupazione, a chi vorrà dare una mano per l’affitto, o a chi vorrà aiutarli per tutto ciò che occorre per un bambino in arrivo. Ma soprattutto vi chiedono preghiere, perché il Signore possa dar loro la forza di non arrendersi, mi dice. La fede di questa donna è incrollabile, nonostante tutto.

Piange Anna mentre fa appello alla mia coscienza affinché io diffonda il suo grido di dolore. «In questo modo mio marito ed io ci siamo messi la dignità sotto i piedi, ma non mi importa se questo riuscirà a dare una vita normale a mia figlia, il cui futuro è messo a dura prova ancora prima di nascere», racconta con il viso rigato dalle lacrime.

Intanto forza ragazzi, tenete duro. I nostri lettori, già in altre occasioni, hanno dimostrato una generosità esemplare.