Storie di ordinaria violenza sulle donne, di Chiara non ce n'è una sola

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Nella foto, uno scatto della vittima
Pubblicato su Alganews 
L’abbiamo letta tutti la storia di Chiara Insidioso, la diciannovenne che poco più di una settimana fa è stata ridotta in fin di vita dal suo compagno trentacinquenne.
Purtroppo siamo costretti ad assistere ogni giorno a racconti di violenze come queste, ma dietro questa storia c’è dell’altro. C’è un papà, quello della vittima, che ha la lucidità di affermare che nel caso in cui a sua figlia venga diagnosticata la morte cerebrale, donerà gli organi per salvare altre vite; c’è l’altro papà, quello del carnefice, che non ci pensa neppure a difendere suo figlio: «Sarebbe dovuto morire mio figlio. Ma se a morire sarà Chiara, che venga condannato all’ergastolo».
Quanta forza, quanta dignità occorrono per pronunciare queste parole; si fa persino fatica a credere che quel farabutto sia figlio di quest’uomo, ma forse è perché stavolta i geni c’entrano poco. Il giorno dell’aggressione, l’ultima in ordine cronologico, la più violenta, il compagno della donna era sotto effetto degli stupefacenti.
Una storia triste quella di Chiara, ancor prima di quel maledetto lunedì. Soffre di un leggero ritardo mentale che la rende fragile e vulnerabile, e probabilmente quando decide di andare a vivere con il suo futuro aguzzino, già condannato per droga e resistenza a pubblico ufficiale, non si rende conto che quello è il primo passo verso l’inferno. I suoi genitori, invece, erano stati contrari a quella sventurata scelta fin da principio. Volevano che la loro piccola tornasse a casa e ci hanno provato in tutti i modi. Lo scorso gennaio una denuncia aveva indotto le forze dell’ordine a scavare nella vita di quella giovane, scoprendo che i forti sospetti dei familiari erano fondati e allarmanti. Ma questo non è bastato a cambiare il corso dell’atroce destino. Il papà aveva sporto una denuncia per circonvenzione d’incapace ma la legge dice che non essendoci interessi patrimoniali, l’accusa non regge.
Ma ora che si trova inerme in un letto del San Camillo, chissà che avranno pensato i giudici, chissà se hanno pensato che forse è ora di rivedere certe leggi, chissà se qualcuno si muoverà per mettere fine a questo strazio continuo. Chissà se anche noi ci rendiamo conto che la gelosia non va confusa con i disagi mentali, che si manifestano sempre durante una relazione malata, chiari ed evidenti. E che noi a volte, facciamo finta di non vedere, ma non se ne capisce il motivo.
Questa volta a scatenare l’ira omicida sarebbero stati degli sms rinvenuti sul cellulare della ragazza da parte di un uomo che, ahimé, non era lui. Tanto è bastato per sbatterle violentemente la testa sulle pareti  di quella casa che condividevano ormai da mesi. Poi una volta caduta a terra le ha sferrato un calcio, un altro e un altro ancora. Poi pugni e schiaffi senza controllo, offuscato dalle droghe che aveva assunto qualche minuto prima, è stato capace della truce violenza di chi picchia per ucciderti, per essere certo che non sei sua, non sarai di nessun altro.
E non si pente l’orco, non si pente neppure nelle aule del tribunale. I giudici che l’hanno interrogato hanno dichiarato di aver notato una sprezzante spavalderia nel raccontare l’aggressione. Una dettaglio, questo, che rende ancora più insopportabile questa tragedia che si poteva evitare.
Quante Chiara dovranno essere ancora ridotte in fin di vita prima che lo Stato si decida di tutelare le donne dai loro carnefici?