GIORNALISMO. IL BAVAGLIO A "L’ORA DELLA CALABRIA"

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Pubblicato su Alganews

Di Francesca Lagatta

Sono le due del mattino del 19 febbraio 2014. Il direttore del quotidiano Calabria Ora, divenuto dall’agosto scorso L’ora della Calabria, riceve una telefonata. Dall’altro capo del telefono è Umberto De Rose, colui che si occupa della stampa del giornale. Dice che c’è stato un guasto alle rotative della stampante e che quindi, le copie non possono essere riprodotte. Succede.

Quando il mattino seguente ci rendiamo conto che L’ora della Calabria non è in edicola, pensiamo piuttosto ad uno sciopero, ad un assestamento del quotidiano, perché no, ad un problema alle rotative della stampante, ma il silenzio tombale non aveva fatto presagire nulla di buono. Ed in effetti a spiegare le macabre ragioni del singolare episodio, ci ha pensato Luciano Regolo, direttore del quotidiano succeduto da poco a Piero Sansonetti, in una conferenza stampa convocata d’urgenza ieri pomeriggio nella quale, senza remore, si è reso protagonista di un estremo atto di coraggio; ha confessato all’Italia intera di essere stato vittima di una vera e propria censura per evitare che la prima pagina del suo giornale riportasse la notizia dell’indagine sulla sanità dell’Asp cosentina che sta facendo tremare i muri nei palazzi delle istituzioni calabresi.

Sarò breve e concisa. Il senatore Tonino Gentile, pupillo di Alfano e in lizza per il ministero di giustizia, nonché fratello di Pino, assessore ai lavori pubblici della Regione Calabria,  avrebbe fatto pressioni su Umberto De Rose affinché il quotidiano di Regolo non pubblicasse la notizia che Andrea Gentile, il figlio del senatore, è accusato di truffa, falso, abuso d’ufficio e associazione a delinquere.

De Rose, lasciando intendere di essere il tramite con la famiglia Gentile, in due distinte telefonate con l’editore avrebbe tentato di convincerlo in ogni modo di occultare la notizia. Luciano Regolo che assisteva in viva voce, si è categoricamente rifiutato di piegarsi alle pressioni, minacciando addirittura le dimissioni.   “Quando il cinghiale viene ferito ammazza tutti” (leggi l’articolo), avrebbe intimato De Rose all’ennesimo rifiuto, ma Regolo non si è lasciato intimorire. Cosicché alle due del mattino, la telefonata annunciava il guasto alla macchina. Che Regolo, però, non s’è bevuto.

Ha riunito tutti i suoi colleghi per rendere pubblico l’accaduto e ha sporto querela contro le persone coinvolte nel fatto increscioso. “Consegnerò le registrazioni telefoniche ai magistrati”, ha detto di fronte alla decine di telecamere.

Ma cosa sta succedendo? Perché tanto nervosismo da parte della famiglia Gentile?

La magistratura da mesi sta indagando su alcune presunte irregolarità riscontrate nell’ambito della sanità calabrese e in particolare nell’Asp cosentina, guidata dal dott. Gianfranco Scarpelli, a cui,  nei giorni scorsi, il tribunale ha disposto l’interdizione dai pubblici uffici per due mesi. L’accusa parla di esorbitanti compensi, ingiustificati, a favore di un giovane legale e l’episodio sembra non essere l’unico ad insospettire la magistratura. In effetti, due giorni fa vengono pubblicate le intercettazioni telefoniche di una conversazione del settembre scorso avvenuta tra il dirigente Scarpelli e Tonino Gentile, il quale pare che telefonicamente impartisca ordini per delle assunzioni chiaramente irregolari. (leggi l’articolo)

Non solo. In questi mesi la magistratura si è fatta carico di una serie di denunce in cui molti nomi di spicco della politica calabrese vengono accusati a vario titolo di una molteplicità di reati, sempre legati alla sanità. L’autore principale di queste denunce è sicuramente il direttore sanitario dello spoke Cetraro- Paola, il dott. Vincenzo Cesareo. Nei giorni scorsi questo signore impavido e testardo oltre ogni immaginazione, si è visto però coinvolto, tramite stampa, in un’accusa per la quale in realtà non è stato neppure mai indagato, per fatti risalenti al 2008 avvenuti proprio negli ospedali di Paola e Cetraro, dove lui però ha preso le redini soltanto il 1° aprile del 2012.  (leggi l’articolo)

Un mero tentativo di screditare e gettare fango sullo scomodo “accusatore”?

Pochi giorni fa, un certo nervosismo del senatore era trapelato da un altro episodio a dir poco sconcertante. Un’assidua blogger di una pagina facebook riguardante i temi della malasanità sull’alto Tirreno, aveva espresso il proprio disappunto per le promesse non mantenute dal politico cosentino, congedandosi dal post con un liberatorio e più eloquente “vada a quel paese”. Tanto è bastato alla giovane donna perché la polizia di Stato le notificasse una denuncia a suo carico con l’accusa di violenze e minacce.

A quanto pare, dunque, l’algido Tonino, fino a settembre scorso  membro della commissione Parlamentare Antimafia, non è d’accordo sulla diffusione di notizie scomode e pare che stia tentando, con dubbi risultati, di mettere a tacere quanti se ne rendono responsabili.

Intanto che Gentile chiarisca l’episodio sulla censura a l’Ora della Calabria, noi vi mostriamo la prima pagina che qualcuno non avrebbe mai voluto farvi vedere.