LUCIANO REGOLO, DIRETTORE-CORAGGIO DE L’ORA DELLA CALABRIA

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LUCIANO REGOLO, DIRETTORE-CORAGGIO DE L’ORA DELLA CALABRIA

Pubblicato su Alganews

LUCIANO REGOLO: “C’È QUALCUNO CHE CI VUOLE VEDERE MORTI, FERITI O SILENTI”

Luciano Regolo è il giornalista balzato sulle prime pagine dei quotidiani per aver denunciato un presunto episodio di censura ai danni de L’Ora della Calabria, il giornale nel quale ricopre il prestigioso ruolo di direttore dopo le dimissioni di Piero Sansonetti. Circa tre mesi fa una telefonata dello stampatore e Presidente di Fincalabra, Umberto De Rose, intimava all’editore Alfredo Citrigno di omettere la notizia dell’indagine di Andrea Gentile, figlio del senatore Tonino, i cui titoli sarebbero apparsi il mattino seguente nella prima pagina del giornale. La decisione, però, sarebbe spettata al direttore, il quale non solo si rifiutò di omettere alcunché, ma registrò anche la conversazione dai toni velatamente intimidatori. Così, qualche ora più tardi, alle due del mattino, De Rose lo informava che un improvviso guasto alle rotative della stampante avrebbe impedito la pubblicazione delle copie in uscita il 19 febbraio 2014.

Bavaglio a L’Ora della Calabria”. Titolarono così i quotidiani di tutta Italia riportando la notizia che Regolo aveva provveduto a diffondere in una conferenza stampa il giorno stesso, supportando la teoria della censura con la pubblicazione del file audio della lunga telefonata intercorsa tra De Rose e Citrigno (leggi l’articolo: “GIORNALISMO. IL BAVAGLIO A “L’ORA DELLA CALABRIA”).

Esattamente a due giorni dall’episodio, lo stampatore chiedeva all’editore di saldare i suoi debiti pregressi in un’unica soluzione, nonostante gli accordi precedenti parlassero chiaramente della possibilità di restituire a rate la cifra insoluta. Si intuì già allora che il quotidiano calabrese, fino all’agosto scorso Calabria Ora, non avrebbe avuto vita facile. Così solo qualche tempo dopo, il tanto temuto licenziamento dei giornalisti ha preso forma con un provvedimento che, di fatto, ha decretato la sospensione di ogni attività lavorativa. Di qui, l’ostinata protesta dei ragazzi che, oltre a voler difendere i propri sacrosanti diritti, non vogliono lasciar morire una delle maggiori testate giornalistiche calabresi.

Direttore, dopo gli incontri istituzionali dei giorni scorsi, è possibile ipotizzare il ritorno del quotidiano nelle edicole?

«L’azione decisiva del Prefetto di Cosenza ha aperto almeno dei segnali di schiarita, anche se minima. In questo senso è stata preziosa anche l’azione del sindacato nella persona di Carlo Parisi. Nel corso dell’incontro si è preso l’impegno di dare il via alla rimessa in funzione del sito che non soltanto elimina un provvedimento assolutamente ingiusto,  ma consente di riprendere anche l’attività, considerato che si può dare vita anche un giornale digitale. Ma finché non ci verrà comunicato il ripristino, l’azione continuerà. Si è anche discusso della possibilità che i giornalisti rilevino la testata a fronte, però, di una valutazione che sia frutto di una perizia.»

L’episodio di censura dello scorso febbraio e la sospensione dell’attività giornalistica hanno una correlazione?

«Sono sicuramente due effetti. In un caso è stata bloccata l’uscita di un giornale per una notizia, nel secondo caso c’è stata la sospensione delle pubblicazioni, anche l’oscuramento di un sito quando una redazione è entrata in sciopero e nello stesso tempo un direttore attirava l’attenzione su una strana procedura di liquidazione che sembrava fatta unicamente per portare il giornale nelle mani della stessa persona che faceva quella telefonata, che sarebbe lo stampatore De Rose. Quindi, a quel momento, è subentrato il bavaglio totale per la redazione.»

Come ha risposto il senatore Gentile alle accuse di censura?

«C’è un’inchiesta della Procura di Cosenza per violenza privata aperta dopo quella vicenda. Come ho ripetuto più volte, il senatore Gentile avrebbe dovuto dissociarsi eventualmente dalla condotta di De Rose e non l’ha fatto, non l’ha querelato, né tanto meno mi risulta che abbia spiegato perché suo figlio ringraziava l’editore per quello che avrebbe fatto in un messaggino, e perché De Rose era a conoscenza del fatto che l’editore lo stesse rispondendo al telefono. Non ha mai spiegato questi fatti che sono decisivi.»

Sulla chiusura della sua testata giornalistica, qual è stata la reazione del senatore?

«La mattina del 25 aprile, il giorno in cui è iniziata la protesta, dopo un lungo silenzio, curiosamente Gentile è tornato sulla vicenda de L’Ora della Calabria, forse proprio perché  secondo lui il nostro giornale non poteva più parlare non essendo più neppure on line, affermando che è stato vittima di un progetto specifico, tra virgolette. Ora mi domando quale sia questo progetto.»

Direttore, esiste la volontà di far sì che L’Ora della Calabria torni ad informare?

«Io credo di sì. La volontà della gente c’è. Poi, però c’è pure qualcuno che ci vuole vedere morti, o feriti, o silenti.»

Il direttore Lucia Regolo