CALABRIA. BUSTA CON PROIETTILE AL SINDACO ANTIMAFIA DI CETRARO

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Pubblicato su Alganews, di Francesca Lagatta

È doveroso che facciamo sentire la nostra voce, qui, adesso, perché una persona stimata ed estremamente onesta, il sindaco Giuseppe Aieta, ieri è stato raggiunta da un proiettile e una cartuccia caricata a pallettoni.

La busta da lettera, recapitata direttamente all’indirizzo della propria casa, conteneva anche la scritta, volgare e minatoria: “Caro Giuseppe, gli errori che hai fatto li pagherai con la vita”.

Quest’uomo, colto, gentile, con il sorriso sempre stampato in volto, è il sindaco anti cosca della cittadina alto tirrenica di Cetraro (Cs), dove ancora oggi, nonostante tutto, aleggia l’ignobile ombra della ‘ndrangheta.

Ha una lunga carriera politica alle spalle e più volte si è costituito parte civile nei processi contro la mafia. Insegnante di lettere, giovane e determinato, è un sindaco che ha puntato sulla cultura per risollevare le sorti della sua cittadina, che non ha ceduto a compromessi, che non si è mai piegato. Perché a prescindere da quello che il resto d’Italia pensa, in Calabria esistono anche persone come lui. Esiste un uomo, prima che politico, che i mafiosi li sfida battendo i pugni sul tavolo di un consiglio comunale, urlando nomi e cognomi, sbandierando fatti e misfatti. Altro che omertà.

Non è la prima volta che Giuseppe Aieta rimane vittima di vessazioni ed episodi spiacevoli, ma ciò, ne sono certa, non servirà ad arrestare la sua fame di giustizia. Ma la mafia a  volte è come il cancro, quando pensi di averlo debellato, si ripresenta più aggressivo di prima. Nel momento in cui vi sto scrivendo, i vigili del fuoco stanno estinguendo le fiamme che hanno avvolto alcune auto proprio in quel di Cetraro e solo domani sapremo se i due episodi sono strettamente correlati. Per oggi è previsto un consiglio comunale straordinario e urgente in cui si discuterà dell’accaduto.

Già lo vedo, in piedi, spalle dritte, passarsi la mano tra i capelli, guardare i presenti negli occhi, uno ad uno, battere i pugni sul tavolo ad ogni alzata di voce, farsi beffa di questo gesto spregevole, bastardo, e soprattutto dei suoi autori. Mi sembra già di sentire le sue parole. Il mondo politico, senza distinzione di colore e di appartenenza, ha fatto arrivare una valanga di messaggi di solidarietà e vicinanza, promettendo di far luce al più presto sulla triste vicenda. Il giovane sindaco, è conosciuto bene anche dagli ambienti politici regionali. Nessuno può aver dimenticato la sua tempra, la sua determinazione, le sue urla durante il consiglio comunale straordinario indetto nell’ottobre 2012, quando resosi conto che il Presidente Scopelliti e alcuni assessori avevano disertato l’incontro, dimenticò completamente di vestire i panni istituzionali e si rivolse ai suddetti con parole dure, di sfida, guardando fisso nell’obiettivo delle telecamere presenti. Quel discorso fece addirittura scalpore, tra lo stupore generale, l’imbarazzo delle istituzioni presenti e lo scroscio degli applausi della sua gente.

La mafia è vigliacca tanto quanto i suoi fautori. Si serve di minacce, di vessazioni, di soprusi. Come un bambino a cui non compri il giocattolo, perde le staffe quando non ottiene quello che vuole. Così caccia pallottole e pallettoni per infondere la paura, perché quando si scontra con l’onestà, le scarpe, è chiaro, stanno strette. Solo che i tempi sono cambiati, è sempre più sola, più misera. Quanti siete voi, duecento, cinquecento? Forse mille. Noi siamo decine di migliaia, siamo mille, diecimila volte più di voi, siamo centinaia di migliaia di persone oneste.

Siamo un esercito, ARRENDETEVI! Solidarietà al sindaco Giuseppe Aieta.