Potenza, Lagonegro scossa da un nuovo caso di cronaca: quindicenne si suicida nella propria abitazione

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Potenza, Lagonegro scossa da un nuovo caso di cronaca: quindicenne si suicida nella propria abitazione

Lagonegro (Pz) – Non c’è pace per la cittadina potentina di Lagonegro. La piccola comunità è stata nuovamente scossa da un grave lutto, dopo l’uccisione di Pasqualino Di Silvio, appena 18enne, avvenuta soltanto lo scorso febbraio.
Stavolta a perdere la vita è stato Marco Iacovino, 15 anni appena, residente nella cittadina lucana e giocatore della squadra di pallavolo “Natura Energie”.
Secondo le ipotesi degli inquirenti, il ragazzo si sarebbe provocato la morte con le proprie mani.

Da una prima ricostruzione dei fatti sembra che il gesto si sia consumato in queste circostanze: sua madre si trovava al lavoro presso una famiglia in cui svolge la mansione di badante, e dai tabulati risulta essere l’ultima persona ad averlo sentito; suo padre era uscito improvvisamente di casa per una commissione urgente; la figlia più piccola, lasciata in custodia al giovane, si sarebbe addormentata proprio tra le braccia del fratello, ignara di quanto sarebbe successo di lì a poco. A quel punto il 15enne, ritrovatosi solo, sarebbe sceso nella cantina al piano inferiore della casa e avrebbe consumato la tragedia.
Intorno alle dieci e mezza della sera di due giorni fa, poco dopo la scomparsa, sono partite le ricerche delle forze dell’ordine coadiuvate dall’intervento di numerosi cittadini, scesi in strada anche in pantofole e pigiama pur ritrovare vivo quel ragazzino che sorrideva sempre e non aveva mai destato il benché minimo sospetto.

Gli amici con i quali avrebbe dovuto passare la serata hanno provato a chiamare per ore sul suo numero di cellulare, senza mai ricevere risposta. Soltanto più tardi la madre rivelerà che nell’ultima telefonata accorsa con il figlio, questi gli aveva detto di non aver più voglia di uscire, senza specificare il motivo. Intanto la cittadinanza ha scandagliato ogni angolo, ogni via prima che gli inquirenti consigliassero di tornare a cercare non lontano dalle mura di casa. Ed è proprio lì, intorno all’una e mezza di notte del 2 giugno, nella cantina dove suo padre custodiva gli attrezzi da lavoro, che è stato ritrovato il corpo di Marco ormai senza vita.

Una comunità in ginocchio. Sconforto, sconcerto e ancora tanta rabbia per questo ennesimo suicidio di un giovane lagonegrese. Gli ultimi due si erano verificati nel periodo di Natale, appena qualche mese fa. E ancora una volta ci si interroga sulle cause, sui problemi, posto che ce ne fosse uno così grave da indurre alla morte ancora adolescenti. Ma come al solito nessuno si era accorto di niente, perché chi decide di togliersi la vita non vuole essere fermato, ha solo un peso all’anima, un fardello così pesante da sopportare che la morte diventa più forte della vita. E pazienza se hai 15 anni e tutta la vita davanti, se lasci il vuoto intorno a te e un dolore che non se ne andrà mai. «Non aveva alcun motivo per uccidersi. Era un talento nello sport, uno studente preparato a scuola ed era amato da tutti», ripetono all’unanimità le persone attorno a lui. Anche domenica pomeriggio, ad una cerimonia di un parente, era sembrato tranquillo, normale, ben lontano dall’immagine di un ragazzo disperato che poche ore dopo avrebbe compiuto un gesto così estremo e senza possibilità di appello.

Intanto questa mattina nella Chiesa Madre si sono svolti i funerali. Il pianto di amici e parenti ha fatto costantemente da sottofondo alle parole del povero Don Mario Tempone, che troppe volte già, in quella Chiesa, ha dovuto consolare credenti e non spiegando loro che nonostante tutto Dio è buono e misericordioso e che Marco, come tutti quelli volati in cielo prima di lui ancora troppo presto, adesso si trova in un posto migliore di questo.
Tutti gli altri, com’è giusto in casi come questo, farebbero bene ad osservare un doveroso silenzio.