BAVAGLIO ALL’INFORMAZIONE, IL WEB SI MOBILITA PER LUCIO MUSOLINO

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BAVAGLIO ALL’INFORMAZIONE, IL WEB SI MOBILITA PER LUCIO MUSOLINO

Pubblicato su Alganews, di Francesca Lagatta

Il giornalista reggino ancora bersaglio di insulti e minacce

Lo scorso 19 febbraio l’Italia rimase sgomenta di fronte alle dichiarazioni del direttore del quotidiano L’Ora della Calabria, Luciano Regolo, il quale dichiarò che la sua redazione era stata vittima di un clamoroso episodio di censura. D’un tratto Regolo risvegliò le coscienze dei ben pensanti, di quanti erano ancora convinti che in Italia vigesse davvero la libertà di stampa. Niente affatto. Quello che è successo alla sua redazione è solo uno dei tanti episodi di bavaglio all’informazione a cui ogni giorno, in ogni angolo d’Italia, è sottoposto quell’esercito di blogger e giornalisti che lotta contro un sistema marcio sferrando colpi bassi a suon di verità altrimenti rimaste imprigionate nella trappola dell’omertà.

La Calabria e la Sicilia sono sicuramente due delle terre più ostili, e i recenti casi delle aggressioni a Paolo  Borrometi (leggi l’articolo) e a Paolo Orofino (leggi l’articolo), ne sono la prova.

Ma c’è ancora un altro caso che deve essere raccontato per la sua gravità, quello del giovane Lucio Musolino, giornalista minacciato, querelato, licenziato, e tutt’oggi accusato continuamente per essere “colpevole” di svolgere il suo lavoro.

Lucio Musolino, nonostante la giovane età, ha un curriculum di tutto rispetto. Scaltro, lucido, con uno spiccato senso della giustizia, si occupa di cronaca nera e giudiziaria, con particolare attenzione su ‘ndrangheta e sui rapporti tra cosche e politica. A Reggio Calabria. Il che, vi assicuro, non è un dettaglio trascurabile.

La notte del 1° agosto del 2010, quando ancora ricopre il ruolo di redattore a Calabria Ora, rientrando a casa scorge una bottiglia di benzina sul tavolo della veranda. Il messaggio che l’accompagna lascia poco spazio all’interpretazione: lo si invita a “smetterla” con la ‘ndrangheta e a seguire il suo ex direttore Paolo Pollichieni, il quale qualche giorno prima aveva rassegnato le dimissioni dal quotidiano di Pietro Citrigno, insieme ad altri otto colleghi. E, giusto per essere chiari, si precisa che il liquido infiammabile sarebbe servito per lui e non certo per la sua auto.

Difficile capire chi fosse l’autore o il mandante del gesto; ciò che è chiaro invece è quello di cui si occupa il giornalista nelle settimane precedenti, ovvero della pubblicazione di atti di alcune inchieste reggine, tutte indagini che hanno messo in risalto i rapporti tra ‘ndrangheta e politica. Emergono nomi più o meno noti, compreso quello dell’ex Governatore Giuseppe Scopelliti, che non è accusato di alcunché, e del quale viene fatto presente soltanto che tempo prima aveva partecipato al pranzo cerimoniale della famiglia dei fratelli Barbieri (imprenditori successivamente accusati di collusione con la criminalità organizzata). Circostanza attestata dal Ros di Reggio Calabria e confermata dal diretto interessato, pur lasciando intendere di non gradire un simile affronto.

Con il nuovo direttore Piero Sansonetti alla guida di Calabria Ora, la linea editoriale subisce qualche variazione. I pezzi sul Governatore sono spesso censurati, o tagliati di acune parti, senza preavviso all’autore. Per garantismo, gli rispondono, quando il giornalista prova a chiedere spiegazioni. A fine agosto dello stesso anno, però, cominciano i primi tentativi di allontanamento con la proposta di trasferimento a Lamezia Terme. Che Musolino rifiuta categoricamente: «È la stessa proposta della ‘ndrangheta».

In tutto questo trambusto, il giovane redattore trova il tempo di pubblicare un importante scoop su un nuovo collaboratore di giustizia, convincendo editori e direttore ad accantonare momentaneamente  l’idea di allontanarlo da Reggio. Ma pochi giorni dopo, Scopelliti, proprio dalle colonne di Calabria Ora, accusa Musolino di essere un “giustizialista”, e aggiunge: «Ci sono molte persone che conoscono mafiosi e non per questo sono mafiose. Anche qualche giornalista di Calabria Ora».

Con tutta probabilità, si riferisce alla parentela che lega il giornalista ad  un uomo coinvolto nel processo “Meta” e di cui lo stesso Musolino non ha mai fatto mistero, anche perché ciò non costituisce certamente una colpa.

Poche settimane più tardi gli autori del programma “Anno Zero” effettuano un collegamento durante il quale Musolino ripete ciò che ha già dichiarato pubblicamente nelle settimane precedenti riguardo alle inchieste reggine. Ma stavolta Scopelliti lo querela, e lo querela anche Sansonetti, non prima di averlo definito, l’indomani, un “forcaiolo”, e di averne disposto nuovamente il trasferimento, questa volta a Catanzaro.

In questo clima di guerra, Lucio Musolino decide di andare in ferie, così scatta immediatamente il licenziamento, via fax, mentre qualcuno, senza autorizzazione, è già entrato nella sua casella di posta personale, ne ha cambiato la password e cancellato il contenuto. Comincia a questa punto una dura battaglia legale che vede vincitore, due anni e mezzo più tardi, l’ex redattore di Calabria Ora. Il Tribunale dichiara illegittimo il suo licenziamento e condanna la redazione ad un cospicuo risarcimento, oltre al reintegro immediato del posto del lavoro. Ma Musolino rifiuta di tornare a lavorare per quella testata giornalistica, anche per via di nuovi impegni professionali, che lo vedono, tra gli altri, collaboratore per La7 e per Il Fatto Quotidiano.

Poi succede quello che non t’aspetti. Giuseppe Scopelliti viene condannato in primo grado a 6 anni di reclusione, lo scorso 27 marzo, e per effetto della legge Severino viene sospeso dall’incarico pubblico. Riesce comunque a candidarsi per la tornata elettorale europea, ma quasi 42.000 voti non bastano per andare a Bruxelles. La sconfitta brucia e se la prende con tutto e tutti. Smessi i panni istituzionali, vuole raccontare la sua personale versione dei fatti, dice che non è sua la colpa se stavolta ha perso, ma «di tanti personaggi  asserviti alle lobbies, alla borghesia mafiosa, coccolati dalla borghesia mafiosa» e «di tanti anni di aggressione e gogna mediatica». Lo ripete anche nella conferenza stampa indetta lo scorso 30 maggio, dove aggiunge: «Proprio per la diffamazione nei miei confronti i signori Pollichieni (ora direttore de Il Corriere della Calabria, ndr) e Musolino sono in Tribunale e dovranno rispondere di questi attacchi». Qualche giorno più tardi, ospite in una radio, non perde occasione per attaccare nuovamente il giornalista, che questa volta è “colpevole” di essere l’autore, insieme a Giulio Golia, del video mandato in onda durante una puntata de Le Iene in cui il degrado di Arghillà, quartiere periferico di Reggio Calabria (di cui Scopelliti è stato sindaco per 8 anni, fino al marzo 2010) viene associato alla mala politica (ascolta l’audio).

All’episodio è seguita la dura reazione di Carlo Parisi, Segretario del Sindacato dei Giornalisti della Calabria, che ha definito le affermazioni dell’ex presidente regionale «accuse infamanti», perché, dice, non è giusto colpevolizzare giornali e giornalisti per il loro lavoro (come successe anche in occasione dello scioglimento per mafia del Comune di Reggio, leggi l’articolo).

Occorre, dunque, che tutti sappiano che la libertà di stampa e il diritto di cronaca sono costantemente minacciati, così come l’incolumità dei giornalisti che ogni giorno sono alla spasmodica ricerca della verità. Ma stavolta, per il professionista 31enne, si è mobilitato il web. I messaggi di solidarietà e di sdegno da parte di amici e colleghi sono giunti numerosi, mentre un gruppo di ragazzi ha creato una pagina facebook per difendere, finalmente, Lucio Musolino e il diritto all’informazione.

Il web si mobilita per Lucio Musolino – La pagina è rintracciabile al  link: Io sto con Lucio Musolino. No al bavaglio dell’informazione