A OPPIDO LA MADONNA SI INCHINA A GIUSEPPE MAZZAGATTI

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Pubblicato su Alganews

A OPPIDO MAMERTINA I PORTATORI DI VARA SOSTANO SOTTO CASA DELL’ERGASTOLANO

Era solo il 21 giugno scorso quando dalla Piana di Sibari Papa Francesco aveva fatto tremare i cuori degli oltre 200.000 presenti pronunciando quelle parole che sono ormai entrate nella storia, quelle parole con cui mafia e mafiosi venivano disconosciuti e allontanati dalla Chiesa: «La mafia è il male, i mafiosi devono essere scomunicati». (Leggi la notizia: CALABRIA, PAPA FRANCESCO: “I MAFIOSI VANNO SCOMUNICATI ”).

E allora, ingenuamente, ci eravamo illusi che in Calabria potesse essere scritta un’altra pagina di storia, una storia che non raccontasse più di bambini sciolti nell’acido, di guerre tra faide, di morti ammazzati buttati giù come birilli, di donne e mamme al comando di cosche e traffici di droga, di boss che oltretutto, adesso, hanno intrapreso il “business” della pedofilia. E invece no, la mafia non smetterà di esistere. Almeno non nell’immediato. Perché si nutre di omertà, di connivenza e di paura, cose di cui una parte della Calabria dà vergognoso sfoggio ad ogni possibile occasione.

La statua della Madonna delle Grazie

Se da una parte ci sono preti, giornalisti, autorità civili e religiose che mettono a repentaglio la propria vita in nome dell’onestà e della giustizia, dall’altra ci sono scene ripugnanti, frutto della vigliaccheria e dell’ignoranza più becera. Quello che è successo lunedì scorso ad Oppido Marmetina (RC), è solo l’ultima dimostrazione, in ordine di tempo, che il potere della ‘ndrangheta gode di complicità e favori.

Qui, il vescovo Giuseppe Fiorini Morosini, per contrastare la malavita organizzata, soltanto una settimana fa aveva chiesto la sospensione della figura di padrini e madrine per battesimi e cresime, al fine di debellare l’usanza del cosiddetto “San Giovanni”, ovvero la pratica attraverso la quale ci si “imparenta” con i sacramenti pur non avendo legami di sangue. Eppure gli oppidesi non sembrano troppo infastiditi dalla malavita organizzata, che pure qui ha dato vita ad una delle guerre tra faide che è costata centinaia di morti, molti dei quali donne e bambini. Tutt’altro: la venerano e la riveriscono.

Durante la tradizionale processione della Madonna delle Grazie, la statua della Vergine, accompagnata dai preti e da buona parte del consiglio comunale, ha fatto una sosta di pochi secondi, il cosiddetto inchino, davanti all’abitazione di Giuseppe Mazzagatti, 82enne, condannato all’ergastolo per omicidio e associazione a delinquere di stampo mafioso, ora in regime di arresti domiciliari per motivi di salute, mentre la folla, invece, assisteva ed acconsentiva al gesto di devozione e di rispetto in assoluto silenzio. Nonostante il maresciallo dell’Arma, per evitare spiacevoli episodi, avesse vietato agli organizzatori qualsiasi tipo di onorificenza ancor prima dell’inizio della processione

Pochi metri più in là, l’impavido Andrea Marino, maresciallo dei Carabinieri, e due dei suoi uomini, dopo aver espresso a chiare lettere il proprio disappunto, hanno abbandonato la cerimonia. In solitudine, perché nessuno ha avuto il coraggio di seguirli, comprese le altre autorità presenti che, imperterrite, hanno continuato a far finta di nulla e a recitare il Rosario alzando gli occhi al cielo, e pronunciando ripetutamente il nome di Dio.

Marino e suoi, per nulla intimoriti, dopo aver registrato la scena, l’hanno inviata al comandando provinciale dei Carabinieri, alla Procura circondariale di Palmi e alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, unitamente ad un’informativa nella quale promettono l’individuazione dei responsabili che hanno ordinato la sosta davanti l’abitazione di Mazzagatti. Sotto accusa anche gli esecutori.

L’episodio, che ha visto la notorietà soltanto questa mattina, ha subito scatenato l’indignazione delle più disparate personalità. Il vescovo Francesco Milito, della diocesi di Oppido, minaccia provvedimenti energici dai microfoni di Radio Vaticana.

Nicola-Gratteri
Nella foto, Nicola Gratteri

Più dure, e dal tono decisamente più arrabbiato, tuonano dalle pagine dell’Ansa le parole del procuratore aggiunto della Dda di Reggio calabria, Nicola Gratteri: «Le parole del Papa sono state ascoltate da tutti ma poi in pratica non sono osservate. Quanto accaduto appare come una sfida a quelle parole. […] La Procura farà il suo lavoro, ma ora voglio cercare di capire cosa faranno e quali saranno le azioni dei Vescovi della Calabria, così come voglio vedere  quale sarà il comportamento di tutti i sacerdoti. Mi auguro che la chiesa non abbia tentennamenti così come accaduto per la Vara (la sacra effige della Madonna, ndr) portata a spalle da gente che si professa cristiana ma che di cristiano non ha proprio nulla». Gratteri è anche l’autore di “Acqua santissima”, il libro che spiega i rapporti dei mafiosi con la religiosità, una storia ben radicata, che sembra non avere fine. E neppure un briciolo di vergogna.

Ecco uno dei servizi che riprende la scena della sosta incriminata: