SCARPELLI: “OSPEDALI DI CONFINE? NON ANDAVANO RICONVERTITI”

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SCARPELLI: “OSPEDALI DI CONFINE? NON ANDAVANO RICONVERTITI”

«I dati dimostravano che gli ospedali di Praia a Trebisacce dovevano rimanere aperti»

Gianfranco Scarpelli è il direttore generale dell’Asp di Cosenza. E questa non sarebbe una notizia eclatante se non fosse che qualche settimana fa la giunta regionale calabrese aveva firmato una delibera in cui lo sollevava dall’incarico, nominando un nuovo dirigente. Gli atti relativi alla sanità, però, necessitano della convalida di un Commissario ad Acta alla sanità che, ad oggi, la Calabria non ha perché il governo Renzi non ha ancora affidato nessun nuovo incarico dopo che l’ex presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti, si era dimesso in seguito alla condanna in primo grado a 6 anni di reclusione per abuso d’ufficio.

Dottor Scarpelli, lei è ancora il direttore sanitario dell’Asp di Cosenza?

«Io sono ancora il direttore generale dell’Asp in virtù di un contratto valevole per tre anni, sottoscritto il 27 novembre del 2011 e valido fino al 27 novembre 2014»

Perché qualche tempo fa si era diffusa la voce che lei non fosse più il direttore dell’Azienda sanitaria cosentina?

«Perché da una parte della giunta c’era stata una delibera di revoca della mia nomina e di nomina di un nuovo direttore generale, che però non hanno avuto efficacia perché, come cita l’articolo 7 del mio contratto, la revoca di un direttore generale può essere effettuata solo da un commissario ad Acta, in quanto questa regione è in regime di piano di rientro».

In che situazione versa l’Asp cosentina in termini economici?

«Adesso, finalmente, la situazione economi ca è buona. Abbiamo un bilancio certificato e ci è stato approvato il bilancio consuntivo del 2012. Abbiamo presentato il bilancio del 2013 con un deficit di 30 milioni di euro, dai 117 milioni del 2011, quindi vuol dire che c’è stata un’opera di risanamento e di organizzazione dell’azienda che ha dato ottimi risultati»

La sentenza del Consiglio di Stato ha annullato gli atti della riconversione dell’ospedale di Praia a Mare. A questo punto non crede che gli ospedali di confine, Praia a Mare e Trabisacce, vadano riaperti?

«Nel 2011 avevo proposto una riorganizzazione per gli ospedali di confine diversa da quella contenuta nel decreto n°18 (del 22/10/2012, ndr). Di fatto, i dati di attività ci dimostravano che sono presidi per i quali necessitava mantenere una funzione ospedaliera, in quanto comprendono un’area territoriale con una vasta popolazione, ed essendo ospedali di confine si poteva evitare la migrazione di pazienti nelle zone limitrofe. Purtroppo questa proposta non è stata accolta. Adesso Praia a Mare ha vinto questo ricorso, dobbiamo vedere nel nuovo piano 2013/15 che si sta predisponendo nella struttura commissariale al dipartimento della salute della Regione Calabria, cosa succederà».

L’anno scorso si è trovato al centro di gravi accuse da parte della stampa. C’erano state delle intercettazioni pubblicate, addirittura sembrava che l’Asp avesse effettuato delle assunzioni irregolari, parcelle d’oro…

«Il problema degli incarichi legali è un problema che è ancora oggetto di indagine, un’indagine che sta andando avanti. Ma io ho grande fiducia nella magistratura perché ritengo che le scelte siano state fatte nella massima trasparenza e regolarità, tenendo anche conto che noi, dopo il bilancio del 2013, evidenziamo una riduzione delle spese legali che nel 2010 era intorno ai 2 milioni di euro, nel 2011 è scesa a 1,2 milioni, nel 2012 a 800mila euro, mentre nel 2013 era di soli 320mila euro. Quindi c’è una riduzione, nonostante avessimo un contenzioso notevolissimo maturato durante la gestione degli anni precedenti, e quindi, avendo solo tre avvocati nell’organico, abbiamo dovuto necessariamente ricorrere a incarichi esterni. Questi incarichi ci hanno permesso di vincere delle cause, evitando che l’azienda pagasse 54 milioni di euro. Quindi questa azione ha avuto dei risultati positivi. I legali esterni, per i quali abbiamo adottato il minimo tariffario, ci sono sembrati necessari data l’enormità del contenzioso che, invece, grazie alla riorganizzazione e ad una gestione improntata sulla trasparenza, stiamo riducendo al minimo».

Ritiene che nella’attuazione del piano di rientro siano stati commessi degli errori?

«Probabilmente non si è tenuto conto di quelle che erano effettivamente le esigenze e i fabbisogni della popolazione. Purtroppo siamo stati costretti ad adeguarci ad un piano di rientro redatto a livello ministeriale e non sono state portate avanti le esigenze reali della nostra regione. Ma penso che ci sia la possibilità, adesso, con il nuovo piano operativo 2013/15, di corregge gli eventuali errori commessi precedentemente».

 Ascolta l’audio dell’intervista: