GIUSEPPE IENNARELLA: "DENUNCIATE GLI USURAI"

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GIUSEPPE IENNARELLA:

Pubblicato su Alganews

L’UOMO, AUTORE DI NUMEROSE DENUNCE,  È STATO PIÙ VOLTE  DESTINATARIO DI GESTI INTIMIDATORI

Giuseppe Iennarella sarebbe solo uno dei tanti imprenditori italiani travolti dall’imperante crisi degli ultimi anni, se non fosse che ad un tratto la sua storia prenda una piega ancora più tragica. E’ ancora il titolare di un autosalone e di un’agenzia di assicurazioni quando si accorge che le sue forze da sole non bastano più, che le scadenze lo stanno soffocando ed ha bisogno urgente di liquidità. In un primo momento prova a rivolgersi alla sua banca di fiducia, la quale promette, rinvia, ma non eroga quel credito senza il quale le sue aziende rischiano di capitolare. L’idea di dover chiudere le sue attività e buttare all’aria gli anni di sacrifici lo induce a tentare ogni strada percorribile, tanto che gli usurai, in quel momento, gli sono sembrati la giusta soluzione. In fondo, deve aver pensato, un prestito di 15.000 euro non dovrebbe destare grandi preoccupazioni. Ma agli strozzini, invece, quei signori che elargiscono denaro senza pretendere garanzie ma tassi di interesse esorbitanti, basta poco per rovinare l’esistenza di un uomo. Così succede che dopo aver salvato momentaneamente le sue attività commerciali, Iennarella è costretto a fare i conti con l’ingordigia dei balordi a cui si è rivolto e, non riuscendo a risanare il debito nei tempi stabiliti, ha cominciato a subire gravi minacce, sempre più insistenti. Nel frattempo le cifre da restituire sono ammontate ad alcune centinaia di migliaia euro, cifre che ha pagato fino a quando,  in preda alla disperazione, si è rivolto alle forze dell’ordine per denunciare l’inferno che stava vivendo. Scelta saggia, che non gli ha consentito, però, di lasciarsi alle spalle quei giorni bui in cui la differenza tra vivere e morire non esiste quasi più.

Dapprima gli son stati fatti recapitare dei proiettili sul cofano dell’auto, poi qualcuno ha pensato bene di essere ancora più esplicito, lasciando in bella vista un piccione impiccato al balcone di casa sua. I segnali intimidatori, secondo gli inquirenti, più che per la vendetta, servirebbero a mettere in guardia lo scomodo testimone per il processo che vede imputati i presunti usurai, assidui frequentatori di uomini in odor di mafia. La conferma è arrivata qualche giorni fa, quando due auto dell’uomo residente a Serra San Bruno, nel Vibonese, sono andate distrutte dall’incendio che i militari hanno spiegato essere di natura dolosa per via dei numerosi detriti di plastica rinvenuti e riconducibili a taniche di benzina. Proprio alla vigilia di un’importante udienza.

Non si nasconde Giuseppe Iennarella, a chi gli chiede se ha paura risponde sì, senza esitare. Ma con quella paura, dice, ha imparato a conviverci perché altrimenti sarebbe già morto. Di morte violenta, precisa. E davanti ai microfoni dei giornalisti che sono accorsi per raccontare la sua storia, approfitta per lanciare un messaggio piuttosto eloquente: «È sempre meglio denunciare perché dal giro dell’usura non si esce».