Storie di malasanità, papà Matteo chiede giustiza per Naomi

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Storie di malasanità, papà Matteo chiede giustiza per Naomi

Pubblicato su Alganews

La piccola scompare a 12 anni per un neo di Spitz dopo un lungo e doloroso calvario

Matteo Nardo è un papà disperato ma per nulla intenzionato ad arrendersi. Quattro anni fa perde la sua ‘principessa’, dopo una lunga ed estenuante malattia. Neo di Spitz, dice la diagnosi, o melanoma, che secondo il genitore è stato diagnosticato quando è ormai troppo tardi, nonostante una prima avvisaglia risalente a otto anni prima, quando per i medici pare che non ci sia nulla di cui preoccuparsi. È una semplice cisti che asportano con successo.

La piccola Naomi

Qualche anno dopo la “semplice cisti” ricompare nel braccio destro e a questo punto intervengono gli ortopedici, che la mettono in lista d’attesa e la operano dieci mesi dopo. Decisamente troppi. Quando arriva l’esito della biopsia del materiale asportato, il referto è un pugno allo stomaco: Naomi ha un tumore maligno in stadio avanzato e 11 anni appena. Da quel momento comincia un calvario lungo e doloroso. Mamma e papà tentano il tutto per tutto, spinti soprattutto dal coraggio della loro piccola che, nonostante avesse capito quella che stava succedendo, non si è mai lamentata, non ha mai fatto domande, non ha mai neppure versato una lacrima. Mentre il male continuava a riservarle dolori atroci e a poco a poco se la stava portando via.

I suoi ultimi giorni di vita sono un inferno, Naomi riesce a riposare solo se assume la sua dose giornaliera di morfina. I suoi genitori e il suo fratellino vorrebbero riportare indietro le lancette dell’orologio, sanno che quelli sono gli ultimi istanti, ma il tempo scorre inesorabilmente. La assistono inermi fino a quel maledetto giorno di settembre in cui la stronza ha vinto, anche se non è riuscita cancellarne il ricordo.

Quando la sua piccola viene a mancare papà Matteo querela sette medici, due dei quali risultano attualmente rinviati a giudizio. Lasciata da parte, ad oggi, la causa civile, intenta subito dopo un’altra causa, la più ardua: quella della diffusione della storia di sua figlia, perché tutti sappiano, perché tutti possano essere messi in guardia. Lo deve a tutti i bambini che non ci sono più, dice, e a tutti quelli che stanno ancora lottando. Ma soprattutto vuole che non accada mai più. A nessuno. E in fondo, quello che spera, è che venga fatta giustizia al suo angelo, tragicamente strappato ai suoi 12 anni.

Ascolta l’audio dell’intervista: