TONY SPERANDEO: “SONO IO IL MIGLIOR INTERPRETE DEI MAFIOSI”

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TONY SPERANDEO: “SONO IO IL MIGLIOR INTERPRETE DEI MAFIOSI”

Pubblicato su Alganews

E LUNEDÌ TORNA IN UNA NUOVA FICTION SU RAI UNO

Tony Sperandeo nasce a Palermo 61 anni fa. Muove i primi passi nello spettacolo dedicandosi al cabaret, poi, con sacrificio, si trasferisce a Roma, per tentare la scalata nel mondo del cinema e della televisione. Nel 1983 ottiene la sua prima parte in Kaos, dei fratelli Taviani. Da Cinecittà al successo il passo è breve: la critica lo promuove a pieni voti e l’anno dopo è già sul set de “La Piovra”, che lo consacrerà come uno degli attori più amati del Belpaese.

Poliedrico, trasformista, dallo sguardo tagliente e provocatorio, costruisce la sua carriera a suon di pellicole di successo, e non solo. Dici Tony Sperandeo e ti passa tutta la vita davanti, dai ricordi di gioventù legati a “Mery per sempre” e “Ragazzi fuori”, agli avvenimenti più importanti dell’Italia del dopoguerra, dalle stragi di Capaci al caso Enzo tortora. Perché Tony è un attore che ha prestato il volto in tutti i film entrati nella storia della cinematografia e nel cuore degli italiani: Johnny Stecchino, La Scorta, Palermo-Milano solo andata, Baarìa, Don Matteo, Distretto di Polizia, Ultimo, Come un delfino e Squadra antimafia, solo per citarne alcuni. E con il ruolo del boss Tano Badalamenti ne “I cento passi” vince meritatamente il David di Donatello.

Ma la sua vita non è sempre costellata da gioie e vittorie. Come tutti. Solo che lui ha la forza straordinaria di lasciarsi alle spalle dolori e dispiaceri e di tornare alla vita, più forte di prima. È un uomo tutto d’un pezzo Tony Sperandeo, chi lo conosce bene racconta che sui set gli attori hanno nei suoi confronti una sorta di venerazione. È sanguigno, passionale, il tono della sua voce, da solo, racconta molto più di mille parole. Difficile rimanere indifferenti davanti alla sua grinta e alla sua spontaneità, anche perché uno come lui non le manda certo a dire: «Lavorano sempre gli stessi nelle fiction italiane, Bova e Abatantuono, ‘chissi su’», “questi sono”, dice in dialetto siciliano. Poi le sue parole tradiscono orgoglio e fierezza: «In Italia mafiosi migliori di me non esistono», facendo chiaramente riferimento ai ruoli che l’hanno reso celebre.

Solo quando parla della sua nuova fiction si distende, parla piano e scandisce bene le parole, quasi a dire: ascoltatemi bene. “La strada dritta”, in onda lunedì e martedì prossimi su Rai Uno, è una mini serie che prova a raccontare i misteri e le assurdità che hanno caratterizzato la costruzione dell’autostrada del Sole. «Perché al nord i lavori sono stati ultimati in pochi anni e al sud sembrano non finire mai? L’Italia non è uguale da nord al sud?», chiede con voce sprezzante. Poi scopri che quell’espressione da uomo rude, in realtà cela un animo umano, che quasi commuove: «Sto portando avanti un progetto, un film-documentario con i disabili della Calabria. Questa gente deve vivere, non solo sopravvivere e accontentarsi solo di mangiare e dormire».

Sulla possibilità di ritirarsi dalle scene rassicura i suoi fans escludendola categoricamente, la recitazione lo entusiasma ancora come quando era un debuttante, come uno che non si è mai abituato alle luci della ribalta e che ha ancora voglia di rivincita e di successo. Poi, conclude cinico: «E comunque quando passerò a miglior vita i fans avranno sempre i miei film da poter guardare».

Ascolta l’audio dell’intervista: