PROCESSO MARLANE, IN AULA LE PRESUNTE PRESSIONI

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Pubblicato su L’Ora Siamo Noi il 20 ottobre 2014

Di Francesca Lagatta

«Hanno fatto questa riunione con questi avvocati, l’offerta è di 30.000 euro ogni erede». Sono queste le parole che sabato 18 ottobre hanno aperto il servizio su nuove ed inquietante ipotesi della vicenda Marlane, mandato in onda nell’edizione notturna del TgR Calabria.

A pronunciarle, in un video registrato nel 2011, sono due ex operai, che, col volto oscurato e in un clima di disinvoltura, vengono ripresi mentre chiacchierano seduti ai tavolini di un bar. Mentre la telecamera continua a registrare a loro insaputa, le loro parole rivelano verità sconcertanti. Secondo quanto riferito dai due interlocutori, sarebbero state fatte pressioni sui testimoni del processo affinché scagionassero i dirigenti dalle responsabilità e dalle eventuali accuse, con cui lo scorso settembre il Pm ha rinviato a giudizio 9 imputati accusandoli a vario titolo di omicidio colposo, omicidio volontario e disastro ambientale.

Nessuna prova fin ora di quelle parole, solo indiscrezioni ancora tutte da verificare, ma l’avvocato che nel processo difende il comune di Praia a Mare, interpellato per commentare l’accaduto, getta benzina sul fuoco: “Dalle parole che si ascoltano a da come è stato contestualizzato, si palesa il clima di omertà che ha caratterizzato sempre questa vicenda. Si promettono 30.000, la stessa cifra che poi è stata data due anni dopo a titolo di risarcimento alle persone lese”. Era il novembre di un anno fa, e la famiglia Marzotto dovette sborsare in totale 7 milioni di euro alle vittime e ai loro parenti.

Qualora le illazioni venissero in qualche modo verificate, sarebbe solo l’ultimo scandalo, in ordine di tempo, legato a quella che la stampa nazionale ha già definito la “fabbrica degli orrori”.

Alla vigilia della sentenza di primo grado, dunque, l’annosa vicenda sembra tutt’altro che conclusa. Ma a giudicare dal silenzio generale mantenuto nella cittadina anche in seguito alla diffusione delle intercettazioni ambientali, pare proprio che l’imbarazzo, stavolta, abbia preso il sopravvento.