ENNIO MORRONE, FI: "CON SCOPELLITI ERA IMPOSSIBILE DIALOGARE"

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Pubblicato su L’Ora Siamo Noi

Di Francesca Lagatta

Wanda Ferro, affiancata dal capolista di Forza Italia Giuseppe Ennio Morrone, nell’incontro di ieri tenutosi a Praia a Mare in vista delle elezioni regionali del 23 novembre, parla di liste pulite, di cambiamento dalla vecchia politica, nega la presenza di Scopelliti all’interno del suo partito e riconosce il disastro sanitario che ha provocato il Piano di rientro. E alla domanda se ci fosse imbarazzo nel militare in un partito di un condannato, la candidata alla presidenza dice che piuttosto dovrebbe vergognarsi chi salta da una poltrona all’altra. Ma qualcosa nel suo discorso non torna.

Ennio Morrone, ad esempio, in realtà è un veterano della politica che non ha disdegnato poltrone né a sinistra, né destra. Al comune di Cosenza diviene vicesindaco per il Partito Socialista Italiano, nel 2000 viene eletto consigliere regionale della Calabria per i Democratici nella circoscrizione cosentina, mentre nel 2005 è con i Popolari-Udeur; successivamente viene nominato assessore regionale al personale (nella giunta regionale di centrosinistra). Nel 2006 viene eletto al parlamento ancora con la lista Popolari Udeur, poco dopo si iscrive al gruppo parlamentare misto per un periodo di un mese e mezzo circa, per poi ritornare ai Popolari-Udeur.
Dopo una serie di incarichi ricevuti a Palazzo Montecitorio, nel 2010 si candida nel Pdl a sostegno di Giuseppe Scopelliti nella circoscrizione di Cosenza, risultando il primo dei non eletti. Pertanto, il 16 gennaio del 2012 si insedierà comunque in Consiglio regionale quando la Direzione distrettuale antimafia di Milano arresta Franco Morelli con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Ma ieri nelle sue dichiarazioni prende le distanze dall’ex presidente di Regione, affermando di non averne mai condiviso le scelte e che gli sbagli della giunta sono stati compiuti quando lui non era ancora in Consiglio. Ma alla domanda sul perché non fosse comunque mai intervenuto sulla questione sanitaria, lui risponde: «Sono proprietario di alcune cliniche private. Qualcuno poteva pensare ad un conflitto di interessi». Anche perché con tutte le illazioni circolate sul connubio tra politica regionale e sanità, sarebbe stato difficile dimostrare l’innocenza.

Ci riesce invece nell’ambito dell’inchiesta Why Not, nella quale, in un primo momento, viene indagato con l’accusa di associazione per delinquere. Per il Gup di Catanzaro non ha commesso alcun reato e lo proscioglie, mentre i sostituti procuratori generali di Catanzaro in Corte di Cassazione annullano il proscioglimento e lo sottopongono al giudizio di un altro Gup di Catanzaro, il quale lo rinvia nuovamente a giudizio per associazione a delinquere. Contemporaneamente il politico cosentino viene rinviato a giudizio anche per un altro filone processuale della stessa inchiesta (presunta gestione illecita di fondi pubblici utilizzati per l’esecuzione di servizi affidati dalla Regione Calabria a società private) ma nell’estate del 2012, così come per l’altro processo, la magistratura assolve Ennio Morrone, perché “il fatto non sussiste”.