2014, ANNO NERO PER LIBERTÀ DI STAMPA. L’ITALIA PRECIPITA AL 73° POSTO

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2014, ANNO NERO PER LIBERTÀ DI STAMPA. L’ITALIA PRECIPITA AL 73° POSTO

Pubblicato su Alganews

L’ITALIA DIETRO IL BURKINA FASO E IL NIGER

In Italia la libertà di stampa, o quel che ne rimane, potrebbe essere a rischio.

A far scattare l’allarme sono i risultati del nuovo studio redatto da Reporter Senza Frontiere che, su 180 Paesi, collocano l’Italia al 73° posto in classifica, in calo di 24 posizioni rispetto al 2013. L’Italia, che mai aveva ottenuto un risultato peggiore, è scalzata anche da Paesi come il Burkina Faso, 46esimo, e il Niger, 47esimo.

Il Belpaese, dunque, arretra pesantemente rimanendo il fanalino di coda dei Paesi occidentali che, a ben guardare, sono l’emblema di una situazione generale poco felice per l’informazione mondiale. Il reportage mette in risalto che i due terzi dei Paesi attenzionati si trova in una posizione peggiore rispetto all’anno precedente. Secondo i dati statistici, la notevole regressione della libertà di stampa sarebbe da imputare ai numerosi conflitti armati nel mondo, terrorismo in testa, all’intervento dei governi sugli organi di informazione e ai poteri editoriali sempre più nelle mani di pochi.

Per quanto riguarda l’Europa, l’unica a guadagnare una posizione è la Francia che raggiunge il 38° posto, mentre peggio dell’Italia fa solo l’Andorra, minuscolo Stato al confine tra Francia e Spagna, che precipita di ben 27 posizioni. Male anche gli Stati uniti, che perdono tre posti in classifica e finiscono al 49° posto. Il miglior salto, invece, è quello della Mongolia, che in dodici mesi scala ben 30 posizioni e scende fino al 54° posto.

A tenere salda la testa della classifica da ormai cinque anni è ancora la Finlandia, davanti a Norvegia e Danimarca, Nuova Zelanda, Austria e Giamaica. Nella top ten anche l’Estonia, sebbene nel dicembre scorso fosse finita nella bufera per l’arresto del giornalista italiano Giulietto Chiesa. Situazione tragica, invece, per Nigeria, (111esima), Russia (152esima), Libia (154esima), Iraq (155esimo), Siria (177esima), Turkmenistan (178esimo) e Corea del Nord (179esima). Chiude la lista l’Eritrea, pericolosamente ferma al 180° posto.

Il giornalista Michele Albanese

Per quanto riguarda i giornalisti italiani, il 2014 è stato un anno da dimenticare. A gravare sulla regressione della libertà d’informazione sarebbero state minacce e aggressioni, (43 casi di aggressione fisica e 7 casi di incendio doloso per case e auto), maggiormente registrate in quelle aree ad alta ingerenza mafiosa.

Nelle sole Calabria e Sicilia, i giornalisti finiti sotto scorta sono stati molteplici. Tra questi il reggino Michele Albanese, a cui la ndrangheta, secondo la Procura, stava preparando un attentato, e il ragusano Paolo Borrometi (leggi la storia: PARLA PAOLO BORROMETI, GIORNALISTA MINACCIATO E AGGREDITO), vittima prima di violenza fisica e poi di incendio alla porta d’ingresso della sua casa.

Ma, ancora, hanno destato scalpore l’aggressione a Paolo Orofino (leggi la storia: CALABRIA. AGGREDITO IL GIORNALISTA PAOLO OROFINO) schiaffeggiato durante un’intervista, l’incendio dell’auto a Guido Scarpino, le minacce a Michele Inserra, destinatario di parole agghiaccianti (dalle intercettazioni risultano frasi come: “Quel cronista dovrà vendere i suoi organi”) da parte di un noto politico calabrese e gli ormai noti fatti legati all’inchino della Madonna a Oppido Mamertina (leggi la storia: OPPIDO MAMERTINA, AGGREDITO LUCIO MUSOLINO)

Come se non bastasse, negli ultimi tempi, ai “tradizionali” metodi di intimidazione si sono aggiunti anche procedimenti ingiustificati per diffamazione e richieste di risarcimento con cifre che, il più delle volte, superano di gran lunga i guadagni di un’intera carriera giornalistica delle piccole realtà locali.

L’ultimo caso risale a qualche giorno fa, quando il giornalista reggino Claudio Cordova (leggi la storia: IL PM DOMINIJANNI CHIEDE MEZZO MILIONE A CORDOVA) si è visto recapitare una lettera da parte dell’avvocato di fiducia del PM catanzarese Gerardo Dominijanni, con la quale lo si invitava a “risarcire in solido” la somma di 500mila euro, entro e non oltre quindici giorni, per il contenuto di due articoli che avrebbero leso l’onorabilità del suo cliente.

Un metodo, quello dell’ingente richiesta di denaro, che si sta diffondendo a macchia d’olio e che i malcapitati giornalisti considerano oramai un vero e proprio atto intimidatorio.

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