Quando ti chiami John Elkann e dai degli inetti ai giovani disoccupati italiani

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Quando ti chiami John Elkann e dai degli inetti ai giovanu disoccupati italiani

Pubblicato su Alganews 
In principio fummo invitati dal ministro a Fornero a non essere troppo choosy (schizzinosi) nella ricerca del lavoro. Poi ci fu dato dei bamboccioni dal ministro Padoa Schioppa, rei, secondo il suo pensiero, di crogiolarci troppo tra le mura di casa di mamma e papà.
Oggi, niente meno che il ricchissimo John Elkann, rampollo di casa Fiat, pardon FCA, ha risposto così ad alcuni studenti delle superiori che lo hanno incontrato: «Il lavoro c’è ma i giovani non sono così determinati a cercarlo. Se guardo a molte iniziative che ci sono, non vedo in loro la voglia di cogliere queste opportunità perché da un lato non c’è una situazione di bisogno oppure non c’è l’ambizione a fare certe cose. Nel settore alberghiero c’è tantissima domanda di lavoro ma c’è poca offerta perché i giovani stanno bene a casa».
Ma ad un ragazzo che gli chiedeva provocatoriamente se servisse una mano in azienda, ha risposto: «Diventa prima un elettricista, poi ne parliamo».
Vede John, mi verrebbe da offenderla ma in realtà tutti i torti non ce l’ha. Lei è cresciuto in quel mondo dorato del lusso e dello sfarzo che non le ha consentito di provare né fame né disperazione e quando la sua famiglia ha navigato in brutte acque (si fa per dire) non c’è stata alcuna necessità di rivolgersi ad una banca e non è incappato neppure nel circolo vizioso degli strozzini, che lo hanno vessato e minacciato di continuo. E’ bastato rivolgersi agli amici di nonno e lo Stato prontamente le ha rimpinguato le casse.
Vede John, quando lei era piccolo, il suo papà le avrà sicuramente chiesto cosa volesse diventare da grande e con ogni probabilità sapeva già da allora che sarebbe stato a capo della più grande azienda italiana.
Immagino che lei per questioni economiche non abbia mai avuto grattacapi o notti insonni, e che non sia stato mai raggiunto da lettere che le abbiano intimato pagamenti urgenti, pena l’esecuzione di atti giudiziari.
Contemporaneamente a casa sua si pagano le bollette della luce, si comprano carne, medicine e vestiti. In molte famiglie italiane, invece, quando si ha la possibilità di comprare una di queste cose, si deve necessariamente rinunciare alle altre due.
Suvvia, signor Elkann, non pensa anche lei che sarebbe stato meglio tacere? Non è certo colpa sua se è ricco sfondato ma almeno non offenda chi è lacerato da una situazione di degrado economico dalla quale non può liberarsi e della quale non responsabilità.
Cosa vuole che ne sappia che significhi cercare un lavoro? Cosa ne può sapere di quali stipendi da fame offrano nel settore alberghiero, dove lei dice ci sia un’enorme mole di lavoro?
Manderebbe mai suo figlio a lavorare per dieci ore al giorno, sottopagato, maltrattato e senza che nessuno riconosca i suoi diritti?