LA CALABRIA PIEGATA DAI SISTEMI DI POTERE, I GIOVANI SCAPPANO

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LA CALABRIA PIEGATA DAI SISTEMI DI POTERE, I GIOVANI SCAPPANO

Pubblicato su Notia 

Fuga dalla Calabria per non scendere a compromessi con la ‘ndrangheta

Bella la Calabria. Bello il sole, che splende quasi tutto l’anno, belli il mare, il cibo e il calore della gente. Peccato che se sei un giovane ambizioso questo non basta, e, a dire il vero, anche se non lo sei.

La Calabria è risaputamente una terra difficile, la più difficile di tutte forse, e avere 30 anni, qui, oggi, è maledettamente invalidante. Troppo vecchi per continuare a credere che il domani sarà migliore, troppo giovani per smettere di pensarlo. Eppure è così.

Ma chi ci crede più che questa terra si libererà dalla ‘ndrangheta? Chi ci crede che i calabresi vogliano liberarsene? Così i giovani se ne vanno, se ne vanno eccome, perché non vogliono finire nelle segreterie dei potenti per portare il pane in tavola, se ne vanno perché non ne vogliono più sapere di 50 euro e una vaschetta di mozzarelle ad ogni tornata elettorale o di scendere a qualsiasi genere di compromesso. E a dire il vero non accettano neppure di dover di accantonare le proprie aspirazioni per impegnare forze ed energie in quella lotta serrata che è diventata la sopravvivenza. Così, i giovani scappano.

Questa terra si sta svuotando dei suoi ragazzi e l’emigrazione, negli ultimi tempi, ha avuto un’impennata vertiginosa. Sembra la Calabria nell’Italia del dopoguerra. Solo che oggi nessuno ha voglia di ripartire. Ma solo di andar via.

Corruzione e ‘ndrangheta, in ogni angolo di questa regione gravano le conseguenze di un sistema marcio che sta offuscando le origini di un popolo una volta centro della cultura di nuove civiltà. Eppure basterebbe poco per cambiare le cose. Non lo suggerisce la retorica, ma i fatti, i dati, i numeri. E i nomi, soprattutto.

Numerose eccellenze e menti brillanti ogni giorno provano a riscattare questa terra da quell’ignobile etichetta mafiosa che ci ha cucito addosso il mondo intero. Basterebbe che queste persone venissero messe in condizioni di poter vivere e lavorare qui per mettere a disposizione il loro sapere, basterebbe che certi altri calabresi, invece, smettessero di essere complici e conniventi e che la giustizia prendesse il posto di favori e sentenze studiate a tavolino.

Basterebbe che la Calabria diventasse una regione normale, per dirla alla Oliverio, solo che le vicende politiche che si sono susseguite negli ultimi anni in questa regione non sono state un bell’esempio. Non se vogliamo tornare a parlare di questione morale e di fiducia nelle istituzioni. Cose che i calabresi oggi non sanno più cosa sono. E vanno a cercarsele altrove. Portandosi dietro una valigia piena di sogni e speranze che hanno tirato fuori dal cassetto chiuso a chiave dalla disperazione.