BEPPE GRILLO MI DEVE DELLE SCUSE

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Pubblicato su Alganews il 22 maggio 2013

Di Francesca Lagatta

Beppe Grillo mi deve delle scuse. E dovrebbe pagarmi delle sedute di psicoanalisi per la grossa delusione che mi ha provocato. Seguo la scesa in campo sin dal giorno del “vaffaday”, il giorno, a mio parere, in cui sancì un patto con gli Italiani. Irriverente, sfacciato, esageratamente schietto, dal giorno in cui ha fondato il M5S, ad ognuno di noi aveva regalato un sussulto di orgoglio. Anche chi non si era schierato dalla sua parte e chi non lo aveva votato, sapeva bene che le sue parole erano la sacrosanta verità, quelle che ognuno di noi avrebbe voluto gridare da sopra un palco a quella casta di politici che ci ha messo in ginocchio. E sfido chiunque a negare di aver pensato che qualcosa stesse veramente cambiando quando lo scorso 24 febbraio il M5S si è proclamato il primo partito in Italia.

Io personalmente credo poco ai fuochi di paglia e dal primo istante sono rimasta a guardare con un po’ di distacco quello che a mio avviso è diventato un treno vincente sul quale è salito chiunque, pur non avendo né arte, né parte, sapendo che un posticino al Parlamento, un altro in tv, se lo sarebbe assicurato. Ma la pressione crescente attorno al movimento del noto comico, l’interesse dei media e promesse plateali mi avevano fatto ben sperare. Ero trepidante di vedere i grillini al lavoro e quella foto che immortalava l’apriscatola tra i banchi parlamentari, seppur ilare, mi pareva la giusta metafora per l’imminente rivoluzione.

Niente di tutto questo. I grillini sbandierano in campagna elettorale che prenderanno solo 5.000 euro lordi al mese, circa 2500 netti. Lo riportano tv, giornali e radio. Grillo si sgola a ripeterlo. Passa qualche settimana e già qualcuno si lamenta che sono troppo pochi. Tutti d’accordo decidono che prenderanno anche la diaria, ma rendicontando tutte le spese usufruiranno solo del denaro che necessiterà loro restituendo il superfluo. No. Passa qualche altro giorno, e si rendono conto che la diaria è un loro diritto e la vogliono tutta. Intanto dalle pagine di un noto giornale, si fa presente che l’irriverente leader, che evidentemente predica bene e razzola male, ha un grosso giro d’affari all’estero ed è titolare anche di alcuni conti bancari, alcuni intestati a nomi fittizi.

Nel frattempo in Italia i grillini continuano a collezionare figuracce: si scoprono un sacco di parentele tra gli eletti, madre e figlio, marito e moglie, fratello e sorella, cugini, zii e nipoti, proprio alla vecchia maniera. Uno viene immortalato mentre riposa in Parlamento,un altro chiede il rimborso del pranzo che avrebbe dovuto pagare lui, un’altra afferma di non conoscere il numero di deputati e senatori, un’altra ancora non sa che per essere eletti Presidente della Repubblica occorre aver compiuto i cinquant’anni d’età.

In tutto questo trambusto i problemi principali dei neo eletti sono le ospitate in televisione. Sì, no, forse, forse sì o forse no. Non si è capito. Qualcuno va, qualcuno viene espulso, qualcuno può andare ma deve parlare solo di un certo argomento. Non lo sanno neanche loro. Poco male, in tutta questa confusione trovano il tempo di fare delle proposte di Legge. Bene. Coloro che hanno tra i venti punti fondamentali del loro programma problematiche quali l’articolo 18, la disoccupazione, la famiglia, la scuola, la sanità, esordiscono con un emendamento sulla parità sessuale delle coppie omosessuali. Sanno fare peggio durante l’elezione del Capo dello Stato. Sempre Grillo, dichiara il Ms5 un gruppo coeso  che voterà all’unanimità il candidato designato insieme, salvo dover cambiare versione quando si rende conto che il suo gruppo ha votato in stile random, cioè a caso, per chi non conoscesse il termine.

Nel partito si sente aria di sfascio ma il leader continua a voler convincere tutti che va tutto bene, che sono una famiglia. Peccato che non gli creda nessuno. E mentre il focoso movimento crea scompiglio e si avvia verso un chiaro e inevitabile declino, Pd, Pdl e i vecchi volponi, continuano imperterriti a emanarsi leggi ad personam e a darsi la fiducia senza il benché minimo disturbo.

A novanta giorni dalle elezioni che dovevano segnare la storia di questo Paese la situazione è la seguente: i grillini non hanno varato nessuna legge utile e guadagnano poco meno di un parlamentare qualunque. La legge elettorale non è stata cambiata, la legge anticorruzione neppure; i discorsi ruotano tutti intorno a omosessuali, immigrati e Imu. Molto bene. Ma forse sarebbe il caso di parlare anche delle leggi sugli Italiani, dei padri di famiglia e dell’articolo 18, di cui, però, non se ne vede neanche l’ombra.

Chissà dov’è finito l’apriscatola dei grillini.