UN DDL FAVORISCE LA MAFIA E L’ITALIA TORNA INDIETRO DI 20 ANNI

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Pubblicato su Alganews il 21 maggio 2013

Di Francesca Lagatta

Correva l’anno 1992, l’Italia perdeva Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e proprio in questi giorni ricorre il ventunesimo anniversario della strage di Capaci. Per chi lo avesse dimenticato, questi due giudici smantellarono senza remore un sistema mafioso che allargava i suoi confini fino a New York e mandarono alla sbarra centinaia di malviventi che solo nel famigerato “maxi processo” ne vide condannati oltre quattrocento. 19 ergastoli, oltre 2500 anni di pena e svariati miliardi di lire di pene pecuniarie, inflissero a Cosa Nostra una battuta d’arresto che riuscì a cambiare per sempre la più vasta e malvagia organizzazione di attività criminale. Fu opera loro la nascita del ‘pool antimafia’, che convinse Virgilio Rognoni a varare in Parlamento, cento giorni dopo l’attentato all’amico Carlo Alberto Dalla Chiesa, la Legge “Rognoni-La Torre”, ovvero il 416 bis. Da quel momento in poi per i giudici fu possibile portare avanti le indagini di mafia che fino ad allora non era possibile attuare.

Falcone e Borsellino sapevano bene che Cosa Nostra voleva ucciderli, ma loro non se ne cuvano. Piuttosto cercavano di fare più di quel che potevano perché sapevano di non avere tempo. Eppure fino all’ultimo non si erano mai sottratti al loro dovere e mai avevano fatto un passo indietro. Parlavano di mafia in tv come fosse stato un argomento da thè e biscottini alle cinque di pomeriggio. Con tanto di nomi, cognomi e cifre. E quando il loro destino compì un finale già scritto, l’Italia intera si rifiutò di accettare passivamente l’assenza di questi due giudici che ancora oggi rendono fiera la nostra Nazione.

Rita Borsellino, sorella di Paolo, in tutti questi anni è andata su e giù per il Bel Paese, nelle scuole di ogni dove a portare la testimonianza che un mondo fatto di legalità è possibile. Ogni associazione antimafia, non può e non deve non avere come simbolo i volti dei due eroici palermitani. In ultimo e non per importanza, pochi giorni fa la straordinaria manifestazione di alcuni giovani tifosi Granata che durante il minuto di silenzio ad Andreotti hanno alzato al cielo dei fogli con le effigie di Falcone e Borsellino avevano suscitato orgoglio e un profondo senso di speranza. E poi ancora film, fiction, programmi, canzoni, riconoscimenti, manifestazioni, dal giorno della loro morte si era fatto di tutto per rendere immortali le loro idee a supporto del loro immenso operato.

Fino a questa mattina, quando in senato il Pdl ha avanzato un ddl che nei fatti annulla il reato di concorso mafioso esterno. Mi spiego meglio. Chi è complice di cosche o di eventi mafiosi, non può essere arrestato e neppure intercettato, se non si dimostra che il supporto serva ad un proprio tornaconto. Da oggi, dunque, boss e picciotti potranno servirsi liberamente di tutti gli aiuti necessari, politici-economico-sociali, perché chi offre loro mutuo soccorso non è più punibile.

Di fatto, stamattina, l’Italia è tornata indietro a più di vent’anni fa.