DIMENTICA IL FIGLIO IN AUTO. QUANDO SI È IL NEMICO DI SE STESSI

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Pubblicato su Alganews il 5 giugno 2013

Di Francesca Lagatta

A volte, ci sono tragedie che si consumano così, senza spiegazioni, che passano attraverso le inquietudini e le debolezze di una vita apparentemente normale. Come quando succede di dimenticare un figlio per ore in auto, sotto il sole e lasciarlo morire senza che ci si renda conto.

Sentiamo spesso di questa notizia nei titoli del tg e ieri è accaduto ancora. E’ successo alla periferia est di Piacenza, dove Andrea, padre del piccolo, come ogni mattina, prima di andare a lavoro, si recava all’asilo nido per lasciare suo figlio tra giocattoli e cose da imparare. Ma ieri mattina qualcosa è andato storto. L’uomo, che lavora in un’agenzia di servizio catering, prende il piccolo Luca, lo adagia sul sedile posteriore dell’auto e comincia il suo viaggio verso l’inferno, ma lui ancora non lo sa. Arriva nei parcheggi della sua azienda, scende e chiude a chiave il veicolo. Nell’abitacolo la temperatura arriva oltre i cinquanta gradi. Troppi per un bimbo di soli due anni che ci rimane dentro per sei ore. Eppure il papà non ha un ripensamento durante tutta la giornata, è convinto di aver fatto tutto, che il suo piccolo stia bene e che come ogni giorno, i suoi nonni lo porteranno a casa. E invece no. Il corpicino esanime del piccolo Luca giace su quel sedile fino a quando una telefonata dei nonni avverte che il bimbo, ieri mattina, in quell’asilo non ci è mai entrato. Il padre, scende giù, si precipita, apre la portiera dell’auto e si trova davanti la scena più brutta della sua vita. I soccorsi sono immediati ma non c’è più nulla da fare. Il povero Andrea, è colto da malore, così come sua moglie.

Andrea Albanese è un uomo normale, raccontano gli amici, un lavoratore, psicologicamente sano, che mai avrebbe fatto del male al suo bambino, il suo unico figlio. Allora cosa è successo ieri mattina? Quali sono i meccanismi della mente umana che ti trasformano da padre amorevole a padre scellerato nel giro di qualche ora? Quali erano i pensieri di quest’uomo, ieri mattina, tali da annientare il ricordo di un figlio per ore? Forse non avremo mai delle risposte, forse non lo sapremo mai, ma quel che è certo è che in questa storia il padre è vittima quanto il figlio. Vittima, forse, di una vita vissuta troppo di fretta, tutta d’un fiato, una vita che non ti lascia lo spazio e il tempo di pensare a nient’altro che non siano i tarli e i problemi che in quel momento ti affollano e ti attanagliano il cervello.