QUEL CADAVERE SULLA BATTIGIA TRA SPRUZZI E RISATE

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Pubblicato su Alganews il 18 giugno 2013

Di Francesca Lagatta

I giornali e le tv da alcune ore riportano una notizia. Niente di straordinario o che non sia già successo, ma quello che è destinato a far discutere, è la foto che ritrae l’accaduto. Lo scenario è di quelli che uno sogna per nove, lunghi, mesi: mare cristallino, sole e relax. Siamo a Formia, cittadina turistica bagnata dalle acque del Mar Tirreno, dove la spiaggia e la voglia di staccare un po’ la spina sono troppo invitanti per non rischiare di bruciarsi sulla sabbia cocente pur di godere di quelle giornate di un’estate che si è fatta tanto desiderare. Ma tra le urla dei bambini in acqua e il rumore delle palline che rimbalzano sui racchettoni, irrompe nello scenario da cartolina, un telo bianco, quasi vicino alla riva. Ma non è un telo da mare, e neppure immondizia. Sotto quel telo giace il corpo esanime di una donna, russa e settantottenne, che poco prima era stata stroncata da un malore in acqua ed era stata trascinata sulla battigia. In attesa di essere trasportata nell’obitorio, era stata, dunque, coperta da quel telo bianco.

Impossibile tacere davanti all’evidenza e il paradosso di quello scatto, di quegli scatti. Che valore ha la vita, oggi? Quali sono le motivazioni che rendono la morte così scontata? Nessuna compassione e nessun dispiacere sfiorano l’animo di altri essere umani che assistono alla scena pochi centimetri più in là? Evidentemente no. E la questione è molto più profonda di quanto possa sembrare.

Una donna, probabilmente moglie, mamma o nonna, entra in acqua e si sente male. I soccorsi arrivano ma la morte sopraggiunge, senza chiedere il consenso di nessuno. I suoi cari, i suoi amici, che la sapevano in villeggiatura al mare e in perfetta salute, non la rivedranno più. Sotto gli occhi indifferenti dei presenti, la donna passa a miglior vita. Ma questo piccolo particolare, qualcuno, deve averlo dimenticato. O forse sono io che drammatizzo troppo, che do troppo valore ai sentimenti e me la prendo troppo spesso con questa società piena di lagnosi incapaci, vestiti tutti allo stesso modo, che parlano tutti uguali, che guidano tutti la stessa auto, a costo di pagarla a rate fino alla Prima Comunione del figlio.

Pensandoci bene, che sarà mai se la morte una donna è contornata dagli spruzzi d’acqua e le risate sotto l’ombrellone? Sarebbe stato molto peggio se l’I-Phone fosse caduto in acqua, quella sì, che era una tragedia.

Qualcuno, dal canto suo, avrà pensato di aver lavorato tutto l’anno per pagarsi le vacanze, non poteva mica farsele rovinare da una donna ormai deceduta, per giunta estranea. E poi con il tempo incerto di questi giorni, si correva il rischio che cominciasse a piovere da un momento all’altro e che non si avesse neppure il tempo di cogliere al volo l’occasione di mostrare a tutti di aver fatto il bagno in mare per primi in località da vip, così per darsi un tono di superiorità sul resto del creato. Del resto, se il tempo è denaro, figuriamoci in tempi di crisi, meglio utilizzarlo bene prima che sia troppo tardi. Bisogna essere veloci, come i social, forse di più, non ci si può fermare neanche davanti alla morte. Che se poi uno dovesse campare pure poco, almeno che campi come facebook comanda.