Rino Gaetano, la tragica scomparsa di un eroe. Fu incidente o omicidio?

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Pubblicato su Nòtia il 15 aprile 2015, di Francesca Lagatta

34 ANNI FA LA MISTERIOSA SCOMPARSA DELL’ARTISTA CALABRESE

Quando Rino Gaetano, nome d’arte di Salvatore Antonio Gaetano, muore per una tragica fatalità il 2 giugno del 1981 all’età di 30 anni, il mondo della musica è chiaramente in lutto, ma è solo dopo gli anni 2000 che il pubblico e la critica rivalutano il suo talento. I suoi pezzi, alcuni dei quali sin ad allora rimasti semi sconosciuti, tornano a scalare le vette delle classifiche e il caratteristico ‘nonsense’ delle sue canzoni d’improvviso il senso lo trova. Quello che per anni è stato considerato solo un cantautore bizzarro e disimpegnato d’un tratto diventa un genio incompreso.

libro-Rino-GaetanoAnzi, succede di più. Succede che qualcuno si accorge che lo stravagante cantautore calabrese non solo cantava a rigor di logica, ma che sapesse anche più del dovuto, che lo cantasse celatamente tra le righe dei suoi brani e che forse proprio per questo fosse stato messo a tacere, altro che tragica fatalità. A sostenere questa teoria è l’avvocato Bruno Mautone, non senza aver sollevato un vespaio di polemiche, autore del libro “Rino Gaetano, la tragica scomparsa di un eroe”, stimato professionista di origini napoletane ed ex sindaco della cittadina salernitana di Agropoli.

Per qualcuno quest’uomo è solo un novello scrittore in cerca di visibilità, uno dei tanti complottisti in circolazione, ma quanto afferma sulla morte dell’indimenticato artista crotonese, alla luce dei fatti, ha davvero qualcosa di inquietante.

Secondo la versione ufficiale, l’auto di Rino Gaetano si scontra frontalmente sulla via Nomentana, a Roma, contro un camion che percorre il senso di marcia opposto. L’impatto è violentissimo e gli uomini intervenuti per prestargli soccorso gli diagnosticano traumi al cranio e al torace.

La corsa in ambulanza verso il Policlinico Umberto I è del tutto inutile: non c’è nessun reparto adeguato che possa curarlo, mentre gli altri quattro ospedali contattati telefonicamente dallo stesso policlinico, dicono di non avere posti disponibili. Così, come in un racconto di cronaca dei giorni nostri, due ore dopo spira. La magistratura apre un’inchiesta per il mancato ricovero e nel frattempo si celebrano i funerali nella chiesa dove di lì a poco avrebbe dovuto sposare la sua Amelia.

Un colpo di sonno, si presume dall’autopsia, teoria supportata dal racconto del camionista che lo haRino_gaetano_2 investito, il quale dichiarerà di aver visto Gaetano accasciarsi sul voltante, perdere il controllo dell’auto ed aprire gli occhi solo pochi istanti prima dello scontro. Per Mautone, invece, quella fu tutta una messa in scena, un piano studiato a tavolino per non destare sospetti su quello che, secondo la sua versione, fu un omicidio vero e proprio.

D’altronde fu lo stesso cantautore che, due anni prima della morte, dichiarò durante un concerto sulla spiaggia: «C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni! Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno che cosa voglio dire questa sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale!».

Parole che sembrano dar ragione all’avvocato, soprattutto se si pensa che cinque mesi prima del tragico incidente, precisamente la sera dell’8 gennaio, un fuoristrada aveva speronato l’auto del cantante facendola finire contro il guard rail. Un impatto violentissimo nel quale Gaetano sembrava essere stato veramente miracolato. Lui ne uscì illeso ma la macchina andò completamente distrutta. Ma non è tutto. Ne “La ballata di Renzo”, scritta dieci anni prima della morte, il cantautore crotonese pare addirittura annunciare una profezia. Il brano parla appunto di Renzo, un ragazzo che muore investito da un’auto “quando la strada è buia” perché “s’andò al S. Camillo e lì non l’accettarono forse per l’orario, si pregò tutti i santi ma s’andò al S. Giovanni e lì non lo vollero per lo sciopero”. Il San Camillo e il San Giovanni, insieme all’altro citato Policlinico, sono tre dei quattro ospedali nei quali fu portato e rifiutato la notte del disastroso sinistro. Ma chi e soprattutto perché qualcuno poteva voler la morte dell’artista? Per Mautone la chiave di tutto sarebbe nel titolo del primo album “Ingresso libero”, che, a sostegno della suo teoria, indicherebbe l’ingresso, libero appunto, nella massoneria, ambiente probabilmente frequentato dal cantautore senza mai entrare a farne parte.

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La lapide di Rino Gaetnao

E fu proprio la scoperta di una massoneria deviata, ramo marcio della massoneria autentica, a provocare nell’artista calabrese una profonda delusione. La prova? Sempre secondo la teoria dell’ex sindaco di Agropoli sarebbe nel titolo “Mio fratello è figlio unico”. Fratelli, è proprio così che si chiamano gli adepti alle logge massoniche, pur non avendo legami di sangue. Ed è per questo che pur avendo un ‘fratello’ costui potrebbe essere figlio unico, oppure essere solo nella sua solitudine nonostante la fratellanza.

Ma cosa raccontava Gaetano di così pericoloso nelle sue canzoni? A sentir parlare il signor Bruno, che ha impiegato due anni per la formulazione della sua teoria, i testi sarebbero pieni zeppi di riferimenti.

Il più clamoroso sarebbe il caso di “Berta filava”. Per il legale campano il nome Berta sarebbe un richiamo a Robert Gross, detto Bert dagli amici, fondatore della casa aerea americana Lockheed, oggi Lockheed Martin, che in quegli anni fu coinvolta da uno scandalo di corruzione di portata mondiale. I vertici dell’azienda ammisero di aver pagato delle tangenti a militari e politici degli Stati esteri per favorire la vendita dei maestosi velivoli. Per l’Italia i due Ministri della Difesa che vennero rinviati a giudizio nel 1977 furono Mario Tanassi e Gino Gui, ma mentre il primo fu condannato a due anni e quattro mesi di reclusione, il secondo venne riconosciuto innocente.

Sarebbero loro, dunque, il Mario e il Gino menzionati da Gaetano nel medesimo brano, cosa, però, che avvenne che avvenne dieci mesi prima della decisione dei Pm. Se di caso si tratta, pare proprio che il destino abbia proprio dato una mano a Bruno Mautone per la stesura del suo libro.

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L’avvocato Bruno Mautone

E ancora, le canzoni celerebbero riferimenti e informazioni circa la vita e le inquietanti vicende di Michele Sindona, banchiere mafioso e massone o la vicenda drammatica di Enrico Mattei, scomparso, come è noto, in un misterioso incidente aereo. L’artista, tra l’altro, dedica molte attenzioni allo scandalo di Capocotta, facendo riferimento alla morte di una giovane ragazza, Wilma Montesi. Le indagini sulla scomparsa della giovane videro coinvolti personaggi importantissimi, tra i quali il figlio del Ministro degli Esteri Piccioni. Alla fine furono tutti assolti e Wilma era morta per un… pediluvio. Insomma i potentati politici, per il quale era stato più volte censurato, venivano coraggiosamente messi sotto tiro dal coraggio di Rino Gaetano.

Neanche il giorno della morte sarebbe casuale: il 2 giugno, il giorno della Repubblica, il cui inno è “Il Canto degli Italiani”, ma conosciuto come “Fratelli d’Italia”, scritto da Goffredo Mameli, di chiara connotazione massonica, e musicato da Michele Novaro, anch’egli massone.

La famiglia dell’eccentrico musicista ha sempre smentito le dichiarazioni contenute nel libro, sebbene non abbiano mai intentato un’azione legale nei confronti del suo autore. L’autore, dal canto suo, certo della sua buona fede e dell’assoluta accuratezza dell’indagine, porta avanti con fermezza le sue idee, che difende a suon di esposti e documenti inviati alla Procura della Repubblica. Forse per onorare quello sguardo di tanto anni fa, che incrociò gli occhi malinconici di Rino Gaetano, con il quale scambio qualche parola poco prima di un concerto. E chissà, forse qualche segreto.