CALABRIA. VOGLIAMO IL REGISTRO E LA VERITÀ SUI TUMORI

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Pubblicato su Alganews il 3 dicembre 2013

Di Francesca Lagatta

Vogliamo la verità. Vogliamo sapere sapere cosa ci sta uccidendo. Vogliamo il Registro dei tumori in Calabria, perché a differenza del resto d’Italia, qui i morti li contiamo solo a mente.

Per troppi anni il silenzio delle istituzioni, qui, ci ha ucciso più di qualsiasi altra cosa. La Piana di Gioia Tauro insorge perché i morti di cancro stanno aumentando a dismisura; Catanzaro lamenta di essere un’altra Terra dei Fuochi; Praia a Mare (Cs), dopo anni di processi, non sa ancora se dalla fabbrica della Marlane siano stati versati in mare elementi tossici oppure no. Assurdo.

Ma la questione appare molto più chiara se andiamo a Paola (Cs). Qui i morti li hanno contati eccome, in barba a qualsiasi registro. La media dei giovani morti per tumore è di quattro volte superiore alla media nazionale. Ed è così su tutto l’alto Tirreno, ma a differenza dei Paolani, altrove nessuno ha fatto la conta dei danni.

La città di San Francesco si trova geograficamente tra Cetraro e Amantea, le due cittadine cosentine balzate agli onori di cronaca per le famigerate navi dei veleni, Cunsky e Jolly Rosso. Le navi contenenti rifiuti tossici, furono abbandonate a sé stesse sui fondali dei nostri mari, ma sull’esito delle indagini vige ancora il più fitto mistero, nonostante il clamore mediatico abbia raggiunto vette internazionali.

Ma qui, signori, siamo in Calabria, quel luogo in cui se la terra trema per due anni e rade al suolo intere cittadine, lo Stato non dichiara mai l’emergenza; quella terra in cui se l’alluvione la mette in ginocchio, misteriosamente, i media non ne parlano; è quella terra piena di misteri che non devono essere svelati. La Calabria è quella terra in cui si incolpa la ‘Ndrangheta di ogni cosa, ma non ci si accorge che in realtà, l’ha uccisa molto di più la mala politica.

I Calabresi sono un popolo lasciato, ancora una volta, solo al suo triste destino.