SATIRA. LA STRANA PARTITA ITALIA-EUROPA

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Pubblicato su Alganews il 21 ottobre 2013

Di francesca Lagatta

Allo Stadio “Finale” in via Dalle Scatole, tra Piazza Pulita e Vicolo Cieco, si sta per disputare la partita Italia – Resto d’Europa. La tensione è alle stelle e quando ancora le formazioni non sono scese in campo, sono le tifoserie  a dare inizio allo spettacolo.

Dagli spalti italiani un gruppo di leghisti si alza in piedi e intona agli avversari  “Finché la barca va”, mentre, un poco distante, un gruppo di senzatetto intona indignato “Voglio calore”. I tifosi italiani, guardando nella direzione degli spogliatoi avversari, cantano a squarciagola “Bella stronza”. I tifosi europei non stanno a guardare e tutti in coro si sentono gridare “Si può dare di più”, ma gli Italiani replicano: “Io non credo nei miracoli”.

Ma ecco, che dagli spogliatoi i giocatori cominciano a posizionarsi sul campo. Quando arriva il capitano della nazionale italiana, Silvio Berlusconi, la platea si alza in piedi sulle gradinate e canta goliardica “O’Sarracino”. È il momento di Michele Misseri che,mentre si appresta a occupare il ruolo di difensore, canticchia  “Guido Piano”, seguito da Emilio Fede con “Dieci ragazze per me”. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, si esibisce in “Acqua Azzurra, acqua chiara”, mentre Bernardo  Provenzano, qualche metro dietro, canta “Tutta mia la città”.

È la volta di Beppe Grillo, con un classico di Mina, “Parole Parole Parole”, si posiziona in zona d’attacco, mentre Iva Zanicchi dedica a Silvio “Come te non c’è nessuno”. La interrompe Ilona Staller, in arte Cicciolina, che, guardando i compagni di squadra, reinterpreta “Baciami ancora” del noto rapper Jovanotti. Anche Nicole Minetti fa il suo ingresso trionfale sul campo da gioco, accompagnata dalle note di “Bocca di Rosa” urlata a squarciagola dai tifosi sugli spalti, i quali si sentono rispondere: “Sono una donna, non sono una santa”. Paolo Crepet canta “O ti amo o ti ammazzo” degli Articolo 31, seguito dall’ultimo giocatore della formazione italiana, Lele Mora, con “Il cielo in una stanza”.

Mentre si attende l’arrivo della formazione europea, Berlusconi si riscalda intonando “Non è Francesca”, Emilio Fede gli fa eco con “Non succedere più”.

I tifosi dell’Europa guardano attoniti la formazione avversaria e intonano disperati “Che sarà di me”. Pronta la risposta degli Italiani con “Sarà perché ti amo”, ma gli europei non demordono e controbattono con un laconico “Vattene amore”. Grillo, a questo punto, mani sui fianchi e occhi sbarrati, urla: “Se bastasse una canzone” di Ramazzotti.

Finalmente, il capitano della squadra avversaria, Angela Merkel,  esce dagli spogliatoi e si dirige al centro del campo. Non ha giocatori al seguito, tiene un foglio tra le mani e, tra lo stupore generale, comincia il suo discorso. «L’Europa non è la “Terra Promessa” che speravamo, ma “Non è l’inferno” che vogliono farci credere. “Non è il tempo di morire” ma non sarà “La partita di pallone” a toglierci dai guai. Ogni Stato dell’Unione Europea dovrebbe mandare “Lontano lontano” banche e interessi e dare più speranze ai “Figli delle stelle”, lasciarli liberi di comprare “Nu jeans e na maglietta” e impedire a tutti di pensare “Stasera mi butto”. Basterebbe un “Amore senza fine” per vivere “Notti magiche” e giorni di “Felicità”. Il “Regalo mio più grande” sarebbe trovare “La cura”». E ritorna, con fare lesto, negli spogliatoi.

In campo il silenzio è assordante. I tifosi dell’una e dell’altra squadra si guardano in volto, sono basiti. A distogliere tutti dall’imbarazzo ci pensa una riserva, Marco Masini, che con prontezza di riflessi si alza in piedi sulla panchina e dà il via all’interpretazione del suo brano più noto: “Vaffanculo”.

I cori non si contano più e mentre i tifosi del Pdl cantano “Brutta”, Grillo si lancia in uno spassoso “Ciao amore ciao”. Più eloquente il titolo dei Calabresi: “Nuntereggae più”.

La Merkel, raggiunta telefonicamente, il giorno seguente commenta così l’episodio: “Estranei a partire da ieri”.